menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Bersani a ruota libera davanti a oltre 800 persone

Oltre ottocento persone, secondo i dati forniti dagli organizzatori, si sono presentate alla "Taverna Verde" per assistere al comizio di Pierluigi Bersani, candidato alle primarie nazionali del centrosinistra

Oltre ottocento persone, secondo i dati forniti dagli organizzatori, si sono presentate alla "Taverna Verde" per assistere al comizio di Pierluigi Bersani, candidato alle primarie nazionali del centrosinistra. Tra il pubblico il Sindaco di Forlì Roberto Balzani e gli assessori Alberto Bellini e Patrick Leech. Il Segretario territoriale Marco Di Maio ha introdotto Bersani sottolineando come oggi il Pd abbia “una responsabilità che va oltre il partito di appartenenza, che riguarda l'Italia".

"Noi sogniamo un futuro in cui risplenda l'orgoglio di appartenere a questo Paese spazzando via, invece, l'amarezza. In cui la fiducia e la speranza riprendano quota e cancellino quel sentimento di timore, di paura che aleggia attorno a noi - ha affermato Di Maio -. Vogliamo un futuro in cui l'Europa diventa la casa di tutti noi, in cui il Lavoro sia la bussola che orienta ogni politica che viene adottata, Vogliamo un Paese che consideri l'impresa l'elemento centrale per creare occupazione, sviluppo, coesione sociale, crescita, in cui la scuola, la formazione, l'università, la ricerca e la cultura non siano solo capitoli di spesa da tagliare, in cui i diritti non siano solo una bella parola”.

La parola è andata a Bersani, che ha toccato tutti i temi più importanti del programma dei democratici: moralità e lavoro in cima alla lista. “C’è bisogno della vostra energia, quella che voi romagnoli sapete mettere in campo quando si parla di politica e di civiltà, per queste primarie, per il Paese - ha esordito Bersani -. Queste primarie ci sanno facendo bene e io ne ero sicuro, le abbiamo volute testardamente perché ero sicuro che in mezzo al mare della disaffezione si sarebbe innestato un meccanismo di partecipazione che sta facendo bene al PD. I partiti sono uno strumento, l’obiettivo è il Paese". Si sono infatti aperte le iscrizione per votare e per creare un albo che Bersani ha definito “una grande comunità di progressisti in Europa” non una strada burocratico ma un albo che ha il senso di non finire con le primarie per guardare avanti, per creare un gruppo di progressiti come non se ne è mai visti in Europa.

Sulle primarie - “Ci stanno guardando in tanti – ha aggiunto Bersani - siamo stati contagiosi in Europa e anche in italia visto che anche il Pdl vuole fare le primarie, si dovranno impegnare ma non è semplice, possiamo dargli l’expertise”. "Se vanno bene le primarie non ci ammazza più nessuno - ha continuato il segretario del Pd -. Da queste primarie nascerà una discussione vera e competitiva, però anche amichevole tra chi fa parte della stessa comunità, l’Italia ha bisogno di noi come grande comunità di progressisti che discute davanti all’italia in modo aperto e trasparente. C’è da scegliere il candidato dei progressisti alla guida del Paese, non solo una persona ma anche il modo in cui questa persona vorrà indirizzare il paese nelle secondarie".

"Non c’è bisogno di un fuoco amico perché avremo già molti altri avversari, competitori veri, tanta gente che non vuole l’autonomia di pensiero di un grande Partito progressista, un Partito amico di tutti ma parente di nessuno, che ha una sua idea dell’italia - ha continuato Bersani -. Avremo contro tutti quei pedagoghi e protestatari che cercano di mettere tutti nel mucchio. La protesta e la rabbia da soli non danno soluzioni ma anche un governo senza cambiamento non può dare soluzioni. Noi saremo all’incrocio tra questa protesta, questo disagio e questa disattenzione, abbiamo davanti dei problemi, soprattutto quello del lavoro. E avremo contro un pezzo di establishment, coloro che in questi anni ci hanno raccontato che andava tutto bene, che credevano che si bagnasse solo la terza classe e invece è andato a fondo tutto il bastimento. Coloro che quando parlano dei partiti, cercano di metterli tutti insieme perché secondo loro sono tutti uguali.”

Berlusconi - Francamente sono scuse un po' tardive perché io penso che lui abbia dato una mano a questa crisi più che all'Italia", ha detto Bersani, replicando a chi gli chiedeva un commento sulle parole di Silvio Berlusconi e sulle sue scuse al Paese per non aver attuato il suo programma. Quello della crisi "é un problema davanti a noi serissimo se comincia a scusarsi è l'inizio del cammino".

Sul Governo Monti - "Mentre noi dicevamo la verità, che la finanza pubblica stava affondando, che si facevano politiche che non guardavano all’economia reale, che ci si distraeva con i giorni e le notti dei nostri governanti senza mettere la testa sui problemi, siamo arrivati sull’orlo del precipizio a pochi giorni dalla Grecia - ha sottolineato Bersani -. Noi e non solo noi abbiamo mandato a casa Berlusconi. E oggi abbiamo deciso che come partito vinceremo ma non sulle macerie del paese. Per questo abbiamo promesso lealtà al Governo Monti ma con la clausola del dissenso quando le cose non ci vanno".

"Tutti i giorni mi fanno il “montimetro”, per misurare quali sono i termini di accordo tra noi e il Governo - ha aggiunto il segretario del Pd -. Certamente nelle riforme delle pensioni in uscita il meccanismo si è inceppato e finchè non sistemiamo la questione sugli esodati non ci dormiamo la notte perché siamo fati così. Problema che deve essere risolto non perché io sono quello che vuole ribaltare il sistema della Fornero ma perché noi difendiamo il concetto che una persona non può rimanere senza salario, senza pensioni, per qualche anno. Questo è egoismo sociale. Per quanto riguarda il rapporto con il sistema delle autonomie dico che non si può confondere i costi della politiche con il problema delle autonomia degli enti che invece può essere una medicina".

"Anche sulla Scuola ci siamo “messi di traverso” alle decisioni del Governo. Abbiamo bisogno più domani di ieri della scuola - ha aggiunto Bersani -.  I nostri giovani sono bersagliati da migliaia di informazioni ma l’informazione non è conoscenza, ci vogliono gli scaffali dove mettere le informazioni e può darli solo l’insegnante. Sappiamo che non ci sono i soldi ma nella prossima legislatura ci fermiamo e facciamo un ragionamento sul tema della scuola. Per noi il rigore a cui è arrivato Monti è un punto di partenza poi ci vogliono le forze civiche e progressiste".

Moralità e lavoro Due parole in cima al programma: moralità e lavoro e si parte dalla prima. "Si deve partire dalla riscossa civica, tornare a conquistare la fiducia dei cittadini - ha continuato Bersani -. Per questo sono necessarie mosse come: dimezzamento dei parlamentari, organizzazione degli enti locali, legge sui partiti, norme anticorruzione e antimafia serie più di quelle che portiamo a casa oggi dopo il braccio di ferro con il Pdl… perché in un paese civile il falso in bilancio deve essere un reato. Ricordiamoci che in questa legislatura, nel Governo Monti, la maggioranza è la stessa di un Parlamento che ha sostenuto che una ragazza era la nipote di mubarak per farla uscire di prigione".

"Siamo riusciti con questa maggioranza a fare solo due cose, l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari e i dimezzamento dei finanziamenti ai partiti. Volute combattute e portate dal Pd - ha proseguito il segretario del partito di centrosinistra -. Per recuperare la moralità ci vogliono diritti e riscossa civica. Chi è nato qui e non è nè immigrato nè italiano, deve sapere qual è la sua cittadinanza, si deve dirgli che è italiana. Un lavoratore deve avere i suoi diritti sindacali a prescindere che ci sia il sindacato o no perché si tratta di civismo. Si devono sviluppare i principi della democrazia decentrata ma ci devono essere anche i principi della partecipazione perché un lavoratore deve poter alzare la mano e esprimere il suo accordo o il suo disaccordo, come avviene in tutte le unioni civili".

"E sulla questione della democrazia paritaria, poi, siamo tremendamente indietro rispetto all’Europa. Perché non facciamo una clausola sul finanziamento ai partiti che prevede che chi ha più donne prende di più? Per cui si deve fare una terapia d’urto, sulla parità, sulla moralità pubblica e su quella privata. In questo ambito ci metto l’evasione fiscale. Adesso qualche strumento si è allestito, ma si devono predisporre delle banche dati funzionanti in modo tale da avere la certificazione delle ricchezze sia finanziarie che immobiliari", ha aggiunto.

"Recuperata la moralità e la fiducia da affrontare c’è il problema lavoro. Io intendo il lavoro come lo vedeva mio padre: “Lavoro” è l’imprenditore che investe per creare lavoro, è l’artigiano, l’agricoltore, l’attività economica fatta con delle regole civili - ha chiosato Bersani -. Ci vuole prima di tutto una politica europea. Nella piattaforma europea creata con i socialisti francesi, i progressisti tedeschi e altri partiti condividiamo dei concettti precisi. E’ arrivato il momento di intervenire sulla questione lavoro cominciando con la tassa sulle transazioni finanziarie. Perché la finanza deve pagare qualcosa per quel che ha provocato. Quindi regolazione dei mercati finanziari che non è stata ancora farra nonostante la botta della crisi creata da loro".

"Drammatico e stringente che non ci sia ancora una regolazione - ha puntualizzato il leader del Pd -. Poi la lotta ai paradisi fiscali, perché la ricchezza scappa e qui rimane la povertà. Ci deve essere un vincolo di solidarietà da rispettare, tu non puoi spostare i capitali, devi dare una mano al paese dove ti sei arricchito. Per quanto riguarda la dimensione nazionale, il lavoro deve essere al centro di tutto attraverso politiche fiscali e industriali. Subito avere linee d’intervento che incoraggino fiscalmente il lavoro e chi investe per dare lavoro, in futuro strategicamente porsi il problema della prospettiva produttiva, animare l’economia ma dargli una direzione di marcia.”

Qui Bersani ha introdotto il tema dello sviluppo sostenibile, tema della giornata organizzata da Comitati per Bersani. “Io credo fortemente nell’economia verde- ha affermato il Segretario - avevo consigliato a Monti di creare il Ministero per lo Sviluppo sostenibile. Con un forte impianto di normative, le politiche industriali si devono portare avanti con quelle verdi. Quindi innovazione e internazionalizzazione sulle nuove frontiere che sono: il basso consumo energetico, la sostenibilità ambientale, la distintività e la qualità del prodotto, la personalizzazione. Dobbiamo spingere quel che sappiamo fare nelle politiche industriali verso una visione integralmente orientata alle politiche ambientali come abbiamo specificato nella carta d’intenti”. Tra gli strumenti Bersani ha parlato di investimento anche fiscalmente nella politica del riuso delle aree industriali dismesse “invece di mangiare il territorio per fare gli insediamenti”. Inoltre mettere in campo meccanismi finanziari e normativi per il riuso".

Sull’agricoltura per Bersani è una risorsa ma si deve accorciare la filiera e sulla Fiat il Segretario ha affermato: “siamo gli unici in Europa ad avere la monomarca, noi dovremo parlare di settore automobilistico, di componentistica, di distribuzione e dovremmo essere in grado di chiedere alla Fiat se è in grado di reggere la capacità produttiva italiana (anche riducendo un po’). Perché se non è così l’Italia deve potersi guardare attorno. Perché da una parte c’è la Fiat ma dall’altra c’è il Paese. Questo significa fare politica industriale: trovare delle linee innovative. Mettiamo i riflettori sul tema lavoro e misuriamo tutte le politiche sul metro della loro capacità di produrre o meno lavoro. Mettiamo delle misure per rafforzare le imprese e cerchiamo di favorire la ricerca e l’innovazione".

Parole moderne sono per Bersani oggi: equità e uguaglianza. "L’economia non gira perché la ricchezza è troppo concentrata, per colpa della grande bolla della finanza e per la pericolosità di parole come opportunità: opportunità solo per alcuni è l’accezione negativa di questo bel termine. Oggi abbiamo un calo delle iscrizioni alle Università e questo è indice di classismo. Sanità e scuola sono presidi di welfare da difendere, non possono gravare sulle spalle di chi già combatte contro la crisi con una forte diminuzione dei suoi guadagni e redditi".

Conclusioni
Il Segretario nazionale del Pd ha concluso dicendo: “per noi prima c’è l’Italia poi il progetto del Pd sull’Italia”. Sulla questione giovani/vecchi ha poi aggiunto “Il problema è generale, la ruota deve girare e i giovani devono andare avanti ma non si può prendere a calci l’esperienza. Personalmente pensando ai giovani ho fatto delle cose: la ricarica dei telefonini, l’assicurazione auto, le parafarmacie, ecc, ma avevo 50 anni, a 30 non mi sono venute in mente. Noi non chiediamo agli itialiani il voto per il pd ma per il paese e per un altro sistema rispetto a quello che abbiamo avuto negli ultimi vent’anni".

"La critica non può non basarsi sulla denuncia del grado di personalizzazione, di demagogia, del nome sul simbolo, dell’imperatore che ha il feudatario, il vassallo il valvassore, il valvassino… Ci siamo tenuti Berlusconi oltre il lecito anche dopo che era già fallito, perché inmovibile, perché insostuibile e senza un partito vero alle spalle. Quando in Inghilterra è caduto Blair hanno messo su Gordon Brown con una riunione di uno strumento che si chiama partito. I movimenti nuovi portano beneficio a tutti, ma non un’edella peggiore protesta generica. Allora noi del Pd vogliamo dopo vent’anni via il nome sul simbolo, vogliamo una democrazia rappresentativa che funzioni e vogliamo uscire dalla demagogia e dal personalismo. Allora propongo che davanti agli italiani il Pd vada con un altro linguaggio che non è quello favolistico ma è quello della verità: a me non interessa di piacerti, mi interessa che mi crediate perché vi dirò le cose come sono. Fiducia senza effetti speciali".

Infine Bersani ha aggiunto: “le foglie nuove tagliando le radici non possono crescere, se ci sono foglie nuove sull’albero con le radici tagliate vuol dire che sono di qualcun altro. Sto parlando delle radici antichissime che qui in Romagna conoscete bene: solidarietà e l’idea di un destino comune, le uniche radici che producono crescita. Di Pietro vuol fare una lista che si chiama “Basta”, io dico “Basta rompere”. E’ arrivato il momento di riprendere la strada, insieme".

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Forlì è al centro del Nonprofit: il 23 aprile si terrà l'open day

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

ForlìToday è in caricamento