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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Cronaca

Il "piccolo Pavarotti" di Forlì debutta all'Opera di Parigi: "La mia città è la mia base"

Il forlivese Daniel Giulianini è l'unico italiano ed il più giovane a prendere parte del cast stellare che porterà in scena l’opera Don Carlos di Giuseppe Verdi

Ha 29 anni e debutta martedì sera nel ruolo di un Deputato Fiammingo assieme ad uno dei più grandi tenori di oggi nel mondo, Jonas Kaufmann. Il forlivese Daniel Giulianini è l'unico italiano ed il più giovane a prendere parte del cast stellare che porterà in scena l’opera Don Carlos di Giuseppe Verdi all'Opera Nazionale di Parigi. Vocalità Basso baritono, è stato già presente in nove volte nei maggiori teatri operisti. "Forlì la porto nel cuore, è la città che mi ha visto crescere e mi ha dato la possibilità di studiare - racconta Giulianini a Forlitoday -. L’istituto “Angelo Masini” e il conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena sono luoghi che porto dentro e proprio da qui ho spiccato il volo".

Che effetto fa essere il più giovane in un cast di grande livello come quello che di cui fai parte?
"Debuttare all’Opera di Parigi è difficilissimo perché un teatro che ha la sua importanza e sai che lì sopra passano solo i migliori. Mi sento un pulcino piccolissimo in mezzo a delle stelle, però mi sento protetto; un pulcino protetto perché i veri grandi artisti non giudicano, ma aiutano i ragazzi più piccoli".

Com’è nata la sua passione per la musica?
"Ho sempre cantato e voluto cantare. Ero soprannominato “il piccolo Pavarotti” fin da piccolo, quando facevo parte del coro dell’istituto in Bulgaria in cui vivevo prima che venissi adottato. Amavo cantare e una volta arrivato a Forlì i miei genitori, Loris e Caterina, non hanno messo fine a questa mia dote e passione. Anzi mi hanno sempre sostenuto come ancora oggi fanno e vi assicuro che non è stato un percorso facile. Mi hanno dato la forza di affrontare tutti i sacrifici che mi hanno permesso di arrivare dove sono ora".

Ora l’Opera Nazionale di Parigi, ma ha calcato tanti altri teatri nel mondo. Forlì è ormai un puntino lontano nella carta geografica?
"Io vivo a Forlì e questo è il mio punto di arrivo e partenza, dove mi aspettano mia moglie e mio figlio e un secondo in arrivo. Ovunque vada, che sia il teatro la Scala di Milano o il Bolshoi di Mosca porto con orgoglio la mia città e tutto ciò che mi ha insegnato. Ho avuto la possibilità di studiare con la grande Wilma Vernocchi a cui sono molto grato. L’unica cosa che mi rammarica è che una città di cultura come la nostra non ha un teatro dell’Opera”.

Progetti futuri?
“Prenderò parte alla Boheme di Puccini che porteremo in scena in Cina e poi sarò al lavoro con il Don Giovanni di Mozart in Israele ma ci saranno presto anche programmi in Italia”.

Anche a Forlì, come in molte altre città italiane, i ragazzi del liceo musicale hanno fatto un flashmob “noivelesuoniamo” per protestare ai tagli alle ore di strumento. Cosa ne pensa?
"Credo che abbiano fatto bene ad usare la musica come mezzo di comunicazione, è bello vedere dei giovani che usano un mezzo così potente per protestare in modo pacifico e forte. I tagli alle ore di strumento sono un grande danno per tutti, dentro ognuno di quei ragazzi si potrebbe celare il prossimo Beethoven e questo non aiuta a tirar fuori al meglio le loro capacità".

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