Casi dubbi di affidi, i sindacati: "Media e commissione di indagine cercano nemici da criminalizzare?"

Sull'istituzione della commissione di indagine sugli affidi di minori scatta la difesa d'ufficio dei sindacati della funzione pubblica.

Sull'istituzione della commissione di indagine sugli affidi di minori scatta la difesa d'ufficio dei sindacati della funzione pubblica. Sullo strumento individuato dal Consiglio comunale per fare luce su alcuni casi dubbi approdati all'attenzione della politica e dei media, anche a Forlì, dopo i recenti casi di Bibbiano,  Daniela Avantaggiato, Martina Castagnoli e Massimo Monti di Cgil, Cisl e Uil commentano: “Se la commissione di indagine servirà a far emergere che servono risorse per il welfare, formazione per i professionisti, stabilità dei rapporti di lavoro per dare continuità nei rapporti tra istituzione e cittadino in difficoltà, in situazioni delicatissime, avrà compiuto egregiamente il suo lavoro. Se la commissione troverà irregolarità, queste dovranno essere sanate. Non vorremmo che la commissione sia stata costituita più per individuare nemici politici, ma anche professionisti da additare, piuttosto che cercare soluzioni o prevenire drammi e dolori”.

Per i sindacati la colpa, come spesso avviene, è dei media che svolgono il loro ruolo di informazione che all'occorrenza, quando non conviene a sé, diventa guarda caso sensazionalismo e falsità. Colpisce la contraddizione di una nota dei sindacati che per difendere una categoria di lavoratori ne aggrediscono un'altra con la medesima sommarietà che loro per primi lamentano. Per Cgil, Cisl e Uil, infatti, è stato “scatenato da una parte dei media e dei social in una criminalizzazione della professione, composta da 44mila iscritti, che ogni giorno lavora cercando di alleviare i disagi dei più deboli, ed anche nella nostra città, sull’onda della ricerca della “verità”, ha portato alla creazione di una commissione d’indagine. Alcuni media, alla caccia del nemico quotidiano e del sensazionalismo, e non dell’informazione e della chiarezza, hanno preferito puntare il dito, presentare senza contraddittorio testimonianze ed accuse, invece di aspettare il lavoro della magistratura. Ci vuole invece buon senso e tanta, tanta attenzione quando si parla di un Servizio pubblico che non rilascia certificati o licenze, ma che si occupa della parte più fragile e debole della società”. 

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Nei casi dubbi di Forlì, tuttavia, a presentare i casi – sempre proposti come incerti e da accertare - sono sempre state fonti autorevoli come il Consiglio comunale, assessori e avvocati. E proprio i legali, a prescindere dai casi specifici, indicano forti difficoltà di rapporti professionali con i servizi sociali, arrivando a casi di incontri negati per mesi ad avvocati difensori. Quindi infine: “Vogliamo ribadire una ferma condanna, una volta che la Magistratura avrà verificato tutte le eventuali responsabilità, per chi a Bibbiano avesse commesso errori. Vorremmo però anche riportare le riflessioni e le preoccupazioni degli operatori dei servizi sociali della nostra città riguardo le conseguenze di questo clima di sfiducia e delegittimazione del loro operato esprimendo la nostra solidarietà a tutti coloro che svolgono il proprio lavoro nel rispetto dei principi deontologici e per il bene prioritario delle famiglie che incontrano. Non vorremmo che venisse infangato il lavoro di tanti che ogni giorno cercano di tutelare i più piccoli e le fasce più deboli e fragili della società. È un lavoro delicatissimo con poche risorse economiche ed un costo emotivo assai alto per chi lo svolge”.

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