Anche Cgil, Anpi e Libera fanno fronte comune: "La tomba non diventi un mausoleo"

No a trasformare la tomba di Mussolini in un mausoleo. La presa di posizione, dopo l'Anpi, è della Cgil e delle associazioni Libera di Forlì-Cesena e Arci di Forlì

No a trasformare la tomba di Mussolini in un mausoleo. La presa di posizione, dopo l'Anpi, è della Cgil e delle associazioni Libera di Forlì-Cesena e Arci di Forlì. Spiega una nota: “Da sempre siamo vicini all’Anpi e lo saremo sempre, nel tenere alto il valore dell’antifascismo e nell’evitare che il nostro territorio, in particolare Predappio, si trasformi nella terra del negazionismo fascista. Abbiamo più volte espresso preoccupazione per le crescenti presenze alle ricorrenze di nostalgici in camicia nera e più volte abbiamo denunciato l’apologia del fascismo che veniva da quelle piazze. In diverse occasioni le nostre sedi, i nostri funzionari, sono stati oggetto di attenzioni anche violente da parte di chi non si riconosce nella Costituzione e nell’Antifascismo. Diciamo con tutta la nostra forza, basta!”

La nota firmata da Maria Giorgini, Paolo Liverani e Franco Ronconi entra nel merito della richiesta di porre a carico della collettività le spese di gestione della cripta, che dovrebbe secondo i discendenti del Duce essere trasformata in monumento di interesse comunale e la richiesta di concessione perpetua alla famiglia, spiegano, “sono proposte inaccettabili e irricevibili, ma anche di cattivo gusto in un momento in cui i nostri Comuni, di qualsiasi colore politico siano, stanno lottando contro la più grave pandemia mondiale dell’epoca moderna e contro una feroce crisi economica. Se si pensa dunque che le risorse che arriveranno dal Governo, dalla regione e dall’Europa possano essere utilizzate per rinverdire l’azione dei nostalgici, in una idea di ricordo della storia recente tutta volta alla celebrazione del fascismo e al negazionismo dei fatti avvenuti, ci diciamo con forza contrari”.
 
Ed infine: “Ci opporremo dunque con tutte le nostre forze a una deriva nostalgica, certi che l’amministrazione predappiese su questo non avrà cedimenti, vigileremo perché le risorse pubbliche siano utilizzate a favore della collettività in particolare di quella più bisognosa. Lo abbiamo già ricordato, Predappio ha bisogno di ben altro! Di più servizi pubblici e privati per evitare lo spopolamento, devono essere valorizzate le risorse del territorio a partire dal  turismo enogastronomico e le bellezze paesaggistiche; vanno valorizzare le imprese che offrono qualità del prodotto e del lavoro e infine, se di storia vogliamo parlare, partiamo dal 28 ottobre del 1944 quando Predappio fu liberata dal Fascismo, ricordiamo i nostri martiri partigiani, ricordiamo gli orrori della guerra, forse solo così si potrà evitare di dover continuare dopo oltre 75 anni dalla liberazione a ricordare un uomo che nulla di buono ha fatto per Predappio, per Forlì e per il Paese”.

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Si aggiunge anche il pensiero di Marco Dori, portavoce di “Tutto a sinistra. La sottile linea rossa”: 
Mai più ci dovrà essere in Italia anche una sola lapide che promuova il fascismo, in qualsiasi forma e dimensione. Anzi, mai più ci dovrà essere al cimitero di Predappio, il “presidio” di nostalgici (chissà poi di cosa!) e le visite di qualche ignorante all’oscuro della storia italiana, che fa scattare il braccio di fronte alla tomba del dittatore, intonando patetici inni del ventennio. E che dire dei negozi di paccotiglia fascista e nostalgica che ornano il viale centrale di Predappio? Solo una cosa: vanno chiusi una volta per tutte (sprangati, avrebbero detto all’epoca) in funzione delle leggi di cui l’Italia si è dotata. Qualcuno perderà gli introiti derivanti da quel commercio immondo? Meglio così, visto che vendendo quella robaccia, si sono indegnamente arricchiti per decenni (purtroppo ci sono ancora tanti decerebrati che li vanno a comprare)”.

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