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Cronaca

Bancarotta della società Editrice La Voce, imputato anche un giornalista forlivese

Sul banco degli imputati oltre all'editore anche l'ex direttore del quotidiano La Voce di Romagna e il nipote dell'imprenditore accusati di intestazione fittizia di beni

Si è aperto con un colpo di scena, mercoledì mattina in Tribunale a Rimini, il processo che vede imputato, con le accuse di bancarotta fraudolenta e malversazione ai danni dello Stato, l'ex editore verucchiese Gianni Celli. I giudici, infatti, non hanno accolto la costituzione a parte civile dei creditori della Editrice La Voce, la società riconducibile all'imprenditore che editava il quotidiano La Voce di Romagna, tra cui i giornalisti e i fotografi della testata. Accolta, invece, la costituzione sempre a parte civile dei sindacati. Secondo le accuse Celli avrebbe distratto dalle casse della società poi fallita 3,4 milioni di euro, mentre sono 2,7 milioni i contributi pubblici all'editoria percepiti dalla testata e che sarebbero stati dirottati ad altre società a lui riconducibili.

Sul banco degli imputati, con accuse a vario titolo di intestazione fittizia di beni, ci sono anche l'ex direttore del quotidiano, il giornalista forlivese Raimondo Baldoni, e il nipote di Celli, Gabriele Domeniconi, che secondo le ricostruzioni degli inquirenti sarebbero gli intestatari, tramite società schermo, di immobili delle società facenti capo all'imprenditore 77enne verucchiese  distratti dai fallimenti successivi in un complesso gioco di scatole cinesi. In particolare si tratta di uffici a Rimini per un totale di 23 vani.

Gianni Celli era finito nei guai nel 2016 quando, in seguito all'inchiesta "Undertone" della Guardia di Finanza, era stato arrestato per il fallimento della società editrice del quotidiano riminese e, a cascata, delle altre società a lui riconducibili. Nel procedimento era implicato anche uno dei figli di Celli, Camillo, che però ha patteggiato lo scorso febbraio un anno e 10 mesi con la sospensione della pena. Al termine dell'udienza, la corte ha aggiornato il processo al prossimo 4 marzo.

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