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Martedì, 16 Agosto 2022
Cronaca

Chiesa del Carmine gremita per l'addio ai Carmelitani, presenti a Forlì da 668 anni

Il lungo applauso finale tributato dai presenti a padre Mauri, che è già nella storia come l'ultimo frate carmelitano residente a Forlì, la dice lunga sull'affetto dei forlivesi per questo piccolo grande religioso, giunto al termine del suo servizio pastorale in città

Chiesa del Carmine gremita, domenica scorsa, per il commiato ufficiale dei Carmelitani dalla città dopo ben 668 anni di presenza operosa. L’arrivo dei religiosi dello scapolare a Forlì è documentato intorno al 1347. Il rettore padre Nazareno Maria Mauri alle 18 ha presieduto la messa solenne, affiancato dal superiore provinciale dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (è il nome completo dell’ordine dello Scapolare) padre Roberto Toni, dal Servo di Maria padre Johnas Murallon, priore della basilica forlivese di San Pellegrino, e dai sacerdoti diocesani don Enrico Casadio e don Sergio Sala, entrambi titolari di parrocchia nel centro storico cittadino.

Forlì dice addio ai frati carmelitani (Foto Frasca)



Il lungo applauso finale tributato dai presenti a padre Mauri, che è già nella storia come l’ultimo frate carmelitano residente a Forlì, la dice lunga sull’affetto dei forlivesi per questo piccolo grande religioso, giunto al termine del suo servizio pastorale nella città che fu del protovescovo San Mercuriale. Esperite le ultime formalità, entro il 15 giugno padre Nazareno si trasferirà a Roma, nella parrocchia di Santa Maria Regina Mundi. “Andate a trovarlo – è l’invito del superiore padre Toni ai presenti – basta prendere il bus numero 105 dalla Stazione Termini”. Al termine della Messa, subito dopo la processione finale all’immagine della Vergine del Carmelo venerata nell’antica chiesa di corso Mazzini, l’anziano frate, 95 anni compiuti l’8 aprile scorso, ha voluto salutare uno ad uno i tanti amici e fedeli forlivesi accorsi per lo storico evento.

Dal 7 giugno prossimo lo splendido centro di culto mariano, che rimarrà in proprietà dell’Ordine dello Scapolare, sarà condotta da don Enrico Casadio, parroco dell’unità pastorale San Mercuriale-Santa Lucia e vicario episcopale per il centro storico, il quale si avvarrà del Terz’Ordine carmelitano, il gruppo di laici sorto attorno alla figura di padre Nazareno. Il giovane sacerdote ha già assicurato che sarà regolarmente celebrata la festa della Madonna del Carmine, in programma il prossimo 16 luglio. Sarà la prima solennità della Beata Vergine del Carmelo da sei secoli a questa parte senza più i Carmelitani a Forlì.

LA STORIA - L’Ordine dei Carmelitani è uno dei più antichi nella storia della chiesa. Il suo nome trae origine dall’omonima collina sopra la città di Haifa, in Israele, su cui, secondo i libri storici e il Vecchio Testamento, si rifugiò in preghiera intorno all’anno 860 a. C. il profeta Elia. Alcuni Crociati occidentali, tra il 1192 e il 1209, vollero seguire il suo esempio consacrandosi al servizio della Madonna: nacquero così gli "Eremiti di Nostra Signora del Monte Carmelo". La prima ‘Regola di vita’ dell’Ordine risale al periodo di Sant’Alberto, patriarca di Gerusalemme. L’arrivo dei carmelitani in Europa risale al 1235, anno in cui due religiosi ottennero il permesso di fondare una casa a Valencienne, in Francia. Intanto la Terra Santa veniva progressivamente rioccupata dai Musulmani, e l’esodo dei Carmelitani verso l’Europa fu quasi totale. Dal primitivo ramo nacquero i Carmelitani Scalzi riformati nel 1568 da Santa Teresa d'Avila e da San Giovanni della Croce. L’arrivo dei frati a Forlì risale invece al 27 agosto 1347, data di fondazione della chiesa dell’Annunziata e del convento. Tal Peppo di Orebono, anche a nome della moglie Caterina, fece dono ai Carmelitani di un terreno con casa “in vinea abbatis”, la vigna dell’abate di San Mercuriale. Il nucleo originario di 12 frati elesse come primo superiore il bolognese fra Cambio. La chiesa attuale, il più antico luogo di culto carmelitano di Romagna e Marche, è stata radicalmente rifatta nel 1735 su disegno di fra Giuseppe Merenda.

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