Un veliero con 500 chili di cocaina: arrestato anche un forlivese

Tra il 16 e il 17 marzo, la Dda ha eseguito gli arresti di tutti gli altri componenti della banda e una serie di perquisizioni, tra cui un'abitazione di Riccione, ritenute le sedi logistiche del gruppo

C'è anche il nome di un forlivese di 44 anni in una maxi operazione antidroga della Direzione distrettuale antimafia e Direzione nazionale antimafia e dell’Arma di Bologna, che si è conclusa con diversi arresti. L'operazione "Mi Vida" ha visto il sequestro di un ingente quantitivo di cocaina nei pressi di Capo Verde, trasportati attraverso l’oceano Atlantico con un veliero. Una imbarcazione che, negli ultimi mesi, aveva fatto varie volte la rotta oceanica partendo dal Brasile per poi approdare in Spagna e trasbordare lo stupefacente destinato a rifornire il mercato dell'Emilia-Romagna e della Riviera Romagnola. Sul veliero viaggiavano un esperto skipper spagnolo e un cittadino brasiliano che, nel tentativo di distruggere la merce ed evitare l’arresto, al momento dell’abbordaggio, hanno appiccato il fuoco allo scafo. Due agenti sono rimasti feriti, ma ad avere la peggio è stato lo skipper: ricoverato con ustioni nel trenta per cento del corpo.

Le indagini erano partite nel 2014 sulla scia di una precedente inchiesta che aveva visto finire nel mirino dei crabinieri una banda specializzata nell'assalto ai bancomat. Secondo quanto emerso, i proventi delle esplosioni degli sportelli automatici venivano poi reinvestiti per acquistare la cocaina in Sudamerica e importarla in Italia attraverso la rotta oceanica e, successivamente, dalla Spagna all'Italia. Nel corso del 2015, gli inquirenti avevano poi collegato elementi della criminalità felsinea con altri soggetti italiani e stranieri attivi nel traffico internazionale di stupefacenti che andavano ad alimentare il consumo in regione. 

A finire nella rete sono stati un bolognese 40enne, un 48enne bolognese ma residente a Riccione e un forlivese 44enne. Il trio lavorava sotto la supervisione di un milanese 48enne in continuo viaggio tra Spagna, Italia e Martinica il quale, a sua volta, vantava i contatti con un narcotrafficante brasiliano ed uno skipper di 49 anni. La prima svolta nelle indagini arriva nell'agosto del 2015 quando, in un magazzino milanese intestato a una società riconducibile al milanese, erano stati intercettati 74 chili di hashish nascosti in un computer. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l'attività parallela del 48enne nel traffico di "fumo" serviva semplicemente per arrotondare gli introiti da reinvestire nella più redditizia importazione di cocaina.

Alcuni dissidi interni all'organizzazione criminale, tuttavia, tra il giugno e il settembre del 2015 avevano portato alla perdita di una partita di cocaina in arrivo dal Brasile. Di conseguenza, si erano dovuti organizzare in autonomia per poter effetturare un nuovo viaggio per approvigionarsi dello stupefacente grazie all'intraprendenza dei tre indagati, che si erano relazionati direttamente con i cartelli brasiliani della droga. L'importanza dei tre è stata evidente agli investigatori quando, nel luglio del 2015, il brasiliano che vendeva la cocaina era arrivato a Bologna e Rimini per prendere accordi.

Il viaggio di andata era stato effettuato dallo skipper spagnolo nel novembre del 2015 e, il 4 febbraio di quest'anno, era poi ripartito dal Sudamerica con il veliero carico di droga per arrivare in Europa. E' stato così che, il 29 febbraio, il natante è stato intercettato da una motovedetta spagnola al largo delle isole di Capo Verde con i militari che hanno abbrodato "La Musa" ma, lo skipper spagnolo, ha dato fuoco all'imbarcazione nel tentativo di distruggere il carico. Un'operazione che lo ha visto finire gravemente ustionato sul 30% del corpo. Al momento dell'abbordaggio, il 48enne bolognese si trovava a Barcellona dove aspettava il 40enne, per organizzare il successivo trasferimento della cocaina, con quest'ultimo che era poi ripartito alla volta dell'Italia. Il giorno successivo il 48enne è stato però arrestato dalla polizia spagnola insieme allo skipper. Tra il 16 e il 17 marzo, la Dda ha eseguito gli arresti di tutti gli altri componenti della banda e una serie di perquisizioni, tra cui un'abitazione di Riccione, ritenute le sedi logistiche del gruppo.

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