Compra 20mila uova e cerca di rivenderle truffando sull'origine: allevatore nei guai

Nell'ambito dei controlli finalizzati a garantire il rispetto delle norme contro la diffusione del covid-2019, gli uomini dell'Arma hanno fermato un allevatore

Maxi sequestro di uova a seguito di un controllo dei Carabinieri della stazione Forestale di Santa Sofia. Nell'ambito dei controlli finalizzati a garantire il rispetto delle norme contro la diffusione del covid-2019, gli uomini dell'Arma hanno fermato un allevatore della provincia di Firenze mentre stava trasportando quasi 20mila uova acquistate da una società agricola con sede nel riminese. La palla è passata ai Carabinieri della stazione Forestale di Borgo San Lorenzo (Firenze), che ha provveduto ad effettuare i controlli del caso nell'azienda (un allevamento all'aperto) dalla quale proveniva l'uomo, nel territorio del Mugello, per verificare la tracciabilità e rintracciabilità delle uova oggetto del trasporto.

Dalla analisi dei documenti giustificativi, è emerso che l’allevatore aveva già consegnato quantitativi di uova ad attività commerciali sul territorio, come uova prodotte dalla sua azienda agricola, ma nulla faceva rilevare la reale provenienza delle uova. I militari hanno appurato poi che il centro di imballaggio dell’azienda era autorizzato per la marchiatura delle uova prodotte esclusivamente dal proprio allevamento e non per uova provenienti da altri allevamenti: le uova acquistate a Rimini erano però prodotte da un allevamento in gabbie, mentre quelle commercializzate ordinariamente dal soggetto erano uova da allevamento all’aperto.

Il titolare dunque aveva marchiato ogni singolo uovo con il proprio codice aziendale, attribuendogli in modo fraudolento il codice 1 ovvero uova provenienti da allevamento all’aperto. I militari hanno controllato alcuni punti vendita indicati nei documenti di trasporto emessi dall’azienda agricola: tali uova erano effettivamente presenti in confezioni la cui etichettatura riportava che  erano provenienti da allevamento all’aperto prodotte dall’azienda agricola e che erano marchiate con il codice aziendale che faceva riferimento ad allevamento all’aperto.

Alla luce di quanto accertato, l'uomo è stato denunciato per frode in commercio per aver commercializzato quasi ventimila uova come prodotte dal proprio allevamento (allevamento all’aperto), mentre le stesse erano prodotte in provincia di Rimini (allevamento in gabbie) quindi consegnando agli acquirenti (attività commerciali) un prodotto per origine, provenienza e qualità diverso da quella pattuita. "Tale comportamento criminoso comporta l’inganno sia del commerciante che del consumatore finale, ottenendo un illecito profitto dall’attività illecita - viene spiegato dall'Arma -. Le uova provenienti da allevamento in gabbie vengono vendute indicativamente a circa 10 centesimi l’una mentre le uova provenienti da allevamento all’aperto vengono vendute indicativamente a circa 25 centesimi l’una". I militari hanno provveduto a sequestrare documenti di trasporto, registri e quasi 800 uova risultate presenti presso gli esercizi commerciali.

Come avviene l'etichettatura

In merito all’etichettatura delle uova, tutte le specifiche non si trovano sulla confezione, bensì, dal 2004, sul guscio di ogni singolo uovo viene impresso un codice che funge da vera e propria “carta d’identità”. La classificazione delle uova tiene conto di un gran numero di fattori: modalità di allevamento, qualità o categoria, dimensioni, tracciabilità. La classificazione delle uova sulla base della tipologia di allevamento vede la distinzione tra uova provenienti da allevamento biologico, da allevamento all’aperto, da allevamento a terra e da allevamento in gabbia. Sulla confezione è riportata la taglia dell’uovo mentre sul guscio vi è una sigla che indica il tipo di allevamento e altri codici per la tracciabilità: nazione di provenienza, codice Istat del Comune in cui si trova l’allevamento, sigla della provincia in cui si trova l’allevamento fino ad arrivare al codice identificativo dell’allevatore.

Il primo numero che appare sulla sigla del codice alfanumerico indica appunto il tipo di allevamento. Il numero 1 indentifica l’Allevamento di galline all’aperto: in questo caso le galline per alcune ore al giorno possono razzolare in un ambiente esterno, solitamente protetto e controllato per ragioni sanitarie e le uova vengono deposte sul terreno o nei nidi. Le galline hanno a disposizione un ricovero coperto e un’area di pascolo. Per ogni ettaro a cielo aperto possono essere tenuti un massimo di 2.500 polli: si ha cioè una superficie per singolo animale che tocca i 4 metri quadrati. Non vi sono vincoli circa la tipologia di mangimi, pertanto queste galline possono essere alimentate con sostante chimiche per favorire la deposizione delle uova, farine di pesce e altro.

Il numero 3 indentifica invece l'allevamento nelle gabbie: le galline vengono allevate in un ambiente confinato, depongono le uova direttamente in una macchina preposta alla raccolta. Un allevamento intensivo deve comunque garantire le condizioni minime di benessere di un animale avicolo. Le gabbie o batterie, sono realizzate con fili di ferro, sono alte 40 centimetri e dispongono di una superficie di 750 centimetri quadrati. Le galline sono chiuse in gabbia, in grossi capanni dove viene usata luce artificiale per stimolare la deposizione delle uova. Le sigle appena indicate sono obbligatorie su ciascun uovo, mentre nelle confezioni va apposta obbligatoriamente la dicitura per intero.

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