Cronaca Forlimpopoli

All'Artusi gli studenti partono già in 'Didattica a distanza', la protesta: "Applicazione scorretta del decreto legge"

Dura presa di posizione contro la dirigenza dell'istituto alberghiero Pellegrino Artusi di Forlimpopoli e contro la Provincia di Forlì-Cesena da parte della 'Rete nazionale della scuola in presenza'

Dura presa di posizione contro la dirigenza dell'istituto alberghiero Pellegrino Artusi di Forlimpopoli e contro la Provincia di Forlì-Cesena da parte della 'Rete nazionale della scuola in presenza' rappresentata dal gruppo locale 'Ragazzi a scuola – Cesena'. La doccia fredda è arrivata ad appena due giorni dal suono della prima campanella per quello che doveva essere l'avvio di un anno scolastico promesso tutto in presenza e senza le limitazioni della Didattica a distanza. La beffa è arrivata a Forlimpopoli dove invece fin dal primo giorno - e nonostante l'Emilia-Romagna sia in zona bianca – parte dei ragazzi dovrà frequentare l'attività scolastica da casa. Una scelta non comunicata né dalla Provincia, né dalla scuola se non agli stretti interessati. Il problema sono gli annosi problemi di ristrutturazione dell'edificio scolastico, che si protraggono da anni. Ad aggravare la situazione anche il fatto che l'Artusi è una scuola professionale alberghiera, dove l'apporto dei laboratori, tra cucine e sala da pranzo, è fondamentale per formare i futuri operatori della ristorazione e del turismo.

Protestano le famiglie che già lo scorso anno sostenevano la necessità che la scuola non ripiegasse sulla Dad: “È con sconcerto che abbiamo letto nei giorni scorsi dell’esultanza proveniente dalla Regione Emilia Romagna che si dice pronta al via per la totalità degli studenti e dell’impegno del Ministro Bianchi a tenere tutti  gli studenti italiani in presenta al 100%. La maggior parte degli alunni dell’Artusi di Forlimpopoli invece è già fuori dalle aule dal primo giorno con didattica a distanza disposta fino a tre giorni a settimana ma comunicata alle famiglie solo 2 giorni prima del suono della prima campanella. Tutto questo è inaccettabile visto che al termine dei lavori di ristrutturazione più importanti, iniziati ben due anni fa e ad oggi conclusi, qualcuno ha deciso di aggiungere altre migliorie proprio quando finalmente a scuola si poteva tornare”.

Resta il quesito principale: la Dad viene prevista come strumento per arginare la diffusione del contagio a scuola, quindi per motivi sanitari. Come è possibile applicarla per altri scopi, quali per esempio la non disponibilità di spazi? In futuro sarà quindi sufficiente che un istituto scolastico non abbia abbastanza aule per i più diversi motivi per mandare gli studenti in Dad? Scrive il gruppo 'Ragazzi a scuola – Cesena': “Abbiamo quindi sottolineato tramite lettera inviata alla Dirigente Pieri che in questo caso si sta applicando in modo non corretto il decreto legge 111 del  6 agosto che prevede all’art.1, comma 4, l’unica possibilità di deroga alla scuola in presenza affidata ai Presidenti di Regione e ai Sindaci, in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovute all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus o di sue varianti nella popolazione scolastica”.

Ed ancora: “Al Presidente della Provincia invece abbiamo sollecitato l’attenzione che è venuta a mancare verso gli studenti dell’Artusi. Attenzione che non può essere soddisfatta solo con le risorse finanziarie per le migliorie, ma primariamente per portarli sui banchi tutti i giorni dopo un anno e mezzo in cui nella nostra regione sono andati a scuola per soli 72 giorni. 
La Didattica a distanza di cui non si conoscevano gli effetti durante la prima ondata ora è chiaro quanto sia inefficace, come dimostrato dal crollo degli apprendimenti,  svilente e lesiva per i ragazzi come si può tristemente rilevare dall’aumento di casi di tentati suicidi e dei ricoveri nelle neuropsichiatrie per pazienti in giovane età ai quali è stata tolta la frequenza scolastica nei mesi scorsi. Il pieno ritorno in presenza è stato ritenuto necessario per il benessere psico-fisico degli studenti anche dal CTS come si evince dal verbale 34 del 12 luglio in risposta ai quesiti del Ministero dell’Istruzione. Ora basta, il tempo della scuola vera è arrivato e chi ha ruolo e responsabilità trovi le soluzioni”.

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