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Erano arrivati a Forlì per saccheggiare nelle case: arriva la condanna del giudice

Erano arrivati a Forlì con l'intenzione di metter a segno il maggior numero possibile di furti nelle abitazioni dei forlivesi. E avevano prenotato una stanza da albergo, dove avrebbero alloggiato per almeno cinque giorni. Ma hanno dovuto fare i conti con la Polizia

Si è tenuto lunedì il processo a carico di due cittadini albanesi che alla fine di agosto erano stati arrestati dalle volanti dell’Ufficio Prevenzione Genertale della Polizia di Stato di Forlì, diretti dal commissario Stefano Santandrea, in un albergo cittadino, dove era stata trovata refurtiva risalente a furti in abitazione avvenuti in città. Uno dei due, inoltre, era ricercato a livello europeo poiché la Germania ne aveva richiesto l’arresto, per analoghi reati avvenuti in quel territorio. I due sono stati condannati a due anni di reclusione e una volta scarcerati verranno espulsi dal territorio nazionale. 

Gli accertamenti

Erano arrivati a Forlì con l'intenzione di metter a segno il maggior numero possibile di furti nelle abitazioni dei forlivesi. E avevano prenotato una stanza da albergo, dove avrebbero alloggiato per almeno cinque giorni. Ma hanno dovuto fare i conti con la Polizia che, al termine di un'attività ordinaria di controllo nei locali della città mercuriale, li ha assicurati alla giustizia. I due albanesi furono sottoposti a fermo di indiziato di delitto. Uno di essi venne arrestato a seguito di mandato di cattura europeo, avendone richiesto l’estradizione la Germania. Quando il nominativo del 29enne venne analizzato al terminale delle forze di polizia è emerso un "alert" diramato in ambito europeo, in quanto ricercato in Germania con l’accusa di avere commesso alcuni furti in abitazione. In particolare, si tratta di tre episodi avvenuti nell’autunno del 2018 a Durbach e Walzbachtal, due piccoli comuni tedeschi situati nel land del Baden-Württemberg. L’altro individuo risultà invece del tutto sconosciuto agli archivi di polizia e, come l’amico, in posizione irregolare sul territorio nazionale. Questo precedente significativo riferibile alla Germania, e la mancanza di una stabile dimora e lavoro in Italia, hanno indotto gli agenti ad approfondire la loro posizione, individuando un albergo cittadino dove aveano appena preso una stanza col proposito di restare in città per cinque giorni, con prenotazione che avevano già saldato all’albergatore.

La perquisizione

Quando i poliziotti entrarono ella camera, hanno notato, sopra un tavolino, un telefono cellulare "Samsung" colore blu; poco prima di questo intervento, ad inizio turno, gli stessi agenti avevano effettuato un sopralluogo a richiesta di una cittadina forlivese che nella notte era stata vittima di un furto in abitazione; la donna aveva denunciato la sparizione, tra le altre cose, di un telefono dello stesso tipo e modello. Con un veloce accertamento i poliziotti riuscirono ad appurare che si trattava del telefono rubato qualche ora prima. Da qui seguì una perquisizione più approfondita dalla quale spuntarono numerosi altri oggetti di provenienza sospetta (anelli, braccialetti, ciondoli, catene, occhiali, orologi e borse), del tutto incompatibili per tipologia e quantità rispetto alle condizioni di vita di quei due personaggi. Peraltro, alcuni ciondoli e oggetti riportavano indicazioni evidenti che rinviavano a Forlì (ad esempio, un portachiavi di una nota concessionaria forlivese), città dove i due erano appena arrivati e che quindi rendeva assai improbabile che ne fossero giunti in possesso legittimamente in un così breve lasso di tempo.

Altri furti

Analizzando le cose rubate, si arrivò ad identificare un’ulteriore vittima di furto in abitazione. Il denunciante, al momento della convocazione, si trovava all’interno di una caserma dei carabinieri dove stava riferendo quanto accaduto. La riconducibilità di parte della refurtiva in loro possesso a due reati appena commessi in città, ha quindi permesso di adottare nei loro confronti il fermo di indiziato di delitto, in relazione al quale il pubblico ministero di turno, Filippo Santangelo, dispose il trasferimento in carcere per il successivo passaggio della convalida.

Il giudice per le indagini preliminari Giorgio di Giorgio, applicò nei loro confronti la misura cautelare della custodia in carcere. Parallelamente, nel confronti del 29enne si è diede notifica del mandato di cattura europeo, inviando gli atti alla Corte d’Appello di Bologna per i passaggi successivi inerenti la richiesta di estradizione tedesca

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