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Martedì, 21 Maggio 2024
Il personaggio

Il comandante Bacchi a "Salotto Blu": "In mare si crea il miracolo della comunità e dell'armonia tra persone diverse"

"Oggi faccio consulenze e conferenze nel mondo, spiego che non esiste un solo modo per guidare le persone verso un obiettivo", ha raccontato

Il forlivese Gianfranco Bacchi ha comandato per tre anni la nave più prestigiosa al mondo, orgoglio della Marina Militare italiana, la "Amerigo Vespucci". Simpatico, autoironico, brillante, figlio di un camionista e di una camiciaia, Bacchi ha dialogato con Mario Russomanno per la trasmissione televisiva "Salotto Blu" che andrà in onda stasera, giovedì, alle 23 sul canale 99, offendo aneddoti e riflessioni riferiti alla sua straordinaria esperienza umana e professionale.

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"Frequentavo il Liceo Scientifico a Forlì, poi mi resi conto di voler essere marinaio, ho avuto la possibilità di farlo - ha raccontato -. Ogni giorno penso di essere privilegiato. In mare cambia la concezione del tempo, ci si deve abituare ai distacchi, come quello con mia moglie, con la quale sto benissimo fin dai tempi forlivesi, ma navigare è meraviglioso".

"Da bambino ho imparato forse prima la musica che a leggere e a scrivere - ha proseguito -. Ogni sapere torna utile. Quando, sulla Vespucci, a causa del Covid, fummo obbligati a fermarci a lungo di fronte a La Spezia, a interrompere il giro del mondo e a limitarci all'addestramento, utilizzai il pianoforte per suonare le canzoni della vita di tutti. Dal mare mandavamo segnali di armonia e vicinanza, nei momenti di crisi alle persone servono i simboli".

"Oggi faccio consulenze e conferenze nel mondo, spiego che non esiste un solo modo per guidare le persone verso un obiettivo - ha aggiunto -. Sono stato ufficiale e poi comandante in tempi diversi e su navi diverse, so che ogni uomo al comando ha idee e metodi che lo caratterizzano. La "Vespucci" nella sua lunga storia ha avuto più di cento comandanti, ciascuno ha lasciato una sua impronta. Avviene in qualsiasi luogo di lavoro".

"Dai tempi delle caravelle fino ai tempi nostri, in cui disponiamo di conoscenze e di eccezionali tecnologie, stare in mare ha tratti comuni. Si è sempre affrontato il mare per desiderio di conoscenza, avventura, e perché in mare di sta bene - ha concluso -. Si crea una straordinaria comunità di intenti, una convivenza basata su fiducia reciproca e affetto che è difficile da pensare a terra. Il mare fa emergere al meglio l'umanità".

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