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"La prima priorità del nuovo anno pastorale è ripartire dal Vangelo"

L’ultimo dei quattro “Lunedì di Coriano”, tenutosi il 26 ottobre scorso sulle pagine youtube e facebook della Diocesi, ha visto l’intervento dello stesso vescovo mons. Livio Corazza

Si è conclusa come era iniziata, in modalità streaming, l’edizione 2020 dei “Lunedì di Coriano”, gli incontri di catechesi promossi dalla Diocesi di Forlì-Bertinoro sul tema “Ripartire o Rinascere?”. L’ultimo dei quattro collegamenti, tenutosi il 26 ottobre scorso sulle pagine youtube e facebook diocesane, ha visto l’intervento dello stesso vescovo mons. Livio Corazza. A partire dal Vangelo, le priorità pastorali sono comunione fraterna, formazione, famiglia, giovani, carità, missione, comunicazione e  riorganizzazione. “In questo tempo difficile - esordisce il presule - mettiamo insieme responsabilità e attenzione, ma non lasciamoci abbattere da angoscia e paura, piuttosto fiducia e speranza”.

La prima lettera di S. Paolo ai Corinzi - «Tutto mi è lecito!» Ma non tutto mi è utile. «Tutto mi è lecito!» Ma non tutto edifica - porta ad interrogarci su cosa conti davvero nella vita. “Ce lo chiediamo anche noi: cosa non deve mancare alla nostra vita e alla nostra fede? Io ho ricevuto un compito: «Andate in tutto il mondo e annunciate il mio vangelo». Ma non si tratta solo di me, perché sono vescovo, riguarda tutti. Ecco allora la prima priorità: annunciare il Vangelo”. Il Papa sente come urgente che sia promossa una formazione estesa a tutti i cristiani, perché ciascuno diventi capace di aprire il libro sacro e di trarne i frutti inestimabili di sapienza, di speranza e di vita. “Nel vangelo troviamo senso alla nostra vita. Lo abbiamo toccato con mano in questi tempi, durante i quali siamo stati messi di fronte alle nostre fragilità. Al pensiero della nostra morte. Dove e chi ci ha aiutato a dare senso a questa eventualità? Anche se non ci pensiamo o cerchiamo di scacciare questo pensiero, sappiamo che la morte è la cosa più certa della vita. Eppure la nostra fede è fondata dalla risurrezione di Cristo. Quante volte parliamo sul senso della sofferenza e della morte. Le parole e l’esperienza di rinascita e di speranza, ci sono! Parole di vita eterna. Dio si è fatto uomo per poterci donare la vita. I medici possono darci cure e medicine, possono guarire, constatare la guarigione o la morte, ma non hanno parole di salvezza”.

La seconda priorità pastorale enunciata dal vescovo, è la Fraternità: “Possiamo esistere solo dentro reti di relazioni. Quindi partecipare alla vita di comunità, andare alla messa, contribuisce a costruire un mondo meno individualista, più fraterno”. Poi c’è la Missione. Il vangelo, la fraternità non sono doni che possiamo tenere per noi, ma ci sono stati dati perché a nostra volta ne facciamo dono, a partire da dentro la famiglia, che è la nostra sfida: “Genitori, seminate la musica del vangelo. Rendete vivo e presente Gesù in famiglia e nel cammino della vostra vita. Poi i figli faranno le loro scelte. Ma il segno di croce che gli avete impresso il giorno del battesimo, continuate a farlo ogni giorno. E quando i figli diventano grandi, ogni mattina, dategli una benedizione”. In questo tempo di coronavirus, abbiamo visto quanto sia importante la famiglia: “Una famiglia che prega è una famiglia che vive la carità”. Altri luoghi di missione sono il lavoro, la scuola e i giovani: “I cristiani che ascoltano il vangelo, lo meditano insieme, lo vivono in comunità e in famiglia, vanno sul posto di lavoro, vanno a scuola, con la gioia di avere scoperto un senso alla loro vita”.

La quarta priorità è la Carità. “Se c’è una cosa di cui siamo fieri – dichiara mons. Corazza - anche durante questa pandemia, è stata la testimonianza della carità che la nostra comunità ha saputo dare con costanza e con cura”. Nella carità la chiesa ha continuato ad essere viva e continua ad esserlo, anche attraverso i giovani. Mettiamo davanti l’esempio di Annalena, di Carlo Acutis, di Benedetta, di Clelia: la loro vocazione è nata da giovani. “Mentre dobbiamo affrontare la manutenzione delle chiese, non dimentichiamo che le nostre risorse dovremmo destinarle sul fronte della formazione. “È una conseguenza del calo delle vocazioni: un tempo si sosteneva la formazione dei preti, erano loro i formatori dei formatori. Ora dovremmo pensare a preparare laici formatori. Teologi e teologhe laici e laiche sono una presenza da tanti anni. Dovrebbe essere così anche nella nostra diocesi”.

L’ambito ecclesiale di Forlì-Bertinoro annovera 76 preti diocesani, 17 presbiteri di altre diocesi e continenti, 15 preti religiosi; 15 diaconi; 500 catechisti, 60 insegnanti di religione, 120 religiose, una sessantina di ministri, lettori, accoliti e altrettanti di ministri straordinari della comunione. E poi i capi scout, gli animatori dell’azione cattolica, i movimenti, migliaia di persone. Chi forma tutte queste persone? Mons. Livio Corazza, vescovo ma anche comunicatore iscritto all’Ordine dei giornalisti, continua parlando dei mezzi di comunicazione come luogo e strumento di missione. “Mentre chiedo di ricostruire la fraternità dal vivo, non dimentichiamo la risorsa dei mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi (…) I social sono sempre più importanti, sia per la formazione che per la preghiera, sia per i collegamenti che per le comunicazioni”. Infine una parola sulla riorganizzazione, “che non si compie se non approfondiamo i motivi della nostra fede e del nostro stare insieme”.

Emerge sempre di più il ruolo dei laici, della corresponsabilità laicale: “Non siamo un’azienda né un’impresa – conclude il vescovo - siamo il Popolo di Dio, famiglia di Dio! E se custodiamo e alimentiamo l’amore di Dio e dei fratelli, troveremo anche le modalità per stare insieme, camminando spediti e liberi, abbandonando quello che c’è da abbandonare, cambiando quello che c’è da cambiare, ma non lasciando quello che veramente conta”. 

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