Venerdì, 19 Luglio 2024
Speciale nevone

Nevone e cambiamenti climatici: "Paradossalmente potrebbe nevicare più di rado, ma con maggiore intensità"

L'INTERVISTA - A dieci anni di distanza dal nevone in Romagna, Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti) descrive lo scenario attuale atmosferico

Era iniziata l'ultima decade di gennaio del 2012, quando i modelli matematici cominciarono a disegnare la possibilità di un importante evento atmosferico, un'ondata di freddo molto severa su buona parte dell'Italia, figlia della suddivisione del vortice polare, con il ramo siberiano in retrogressione verso l’Europa centro-orientale dove giunsero due noccioli di aria freddissima in quota (fino a -43°C a circa 5300 metri di quota). Sulla mappa la parte settentrionale dello stivale dipinta di azzurro, quella che indica termiche al di sotto dei -10°C alla quota di circa 1400 metri, in particolar modo quella della Romagna. Col passare dei giorni quell'ipotesi si faceva sempre più concreta. E dalla sera del 31 gennaio la neve, il gelo e precipitazioni intense portate dalle ciclogenesi mediterranee. Dieci anni dopo, mentre stiamo raccontando la storia del "nevone", regna la stabilità atmosferica, con nebbie frequenti e tanta umidità.

Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti), salvo la nevicata del 9 gennaio, è un inverno piuttosto siccitoso. Quali sono le cause?
Dopo le precipitazioni di dicembre e inizio gennaio, che tutto sommato non si sono discostate molto dalle medie climatologiche, è iniziato un lungo periodo di assenza sia di pioggia che di neve. Colpa di ostinate alte pressioni di tipo sub-tropicale che hanno preso possesso dell'Europa occidentale e del bacino centro-occidentale del Mediterraneo, incluso anche il nostro territorio. L'ostacolo rappresentato dalle alte pressioni ha costretto il flusso perturbato atlantico a scorrere a latitudini molto elevate per poi piegare, con componente di moto da nord-ovest a sud-est, verso l'Europa orientale ed i Balcani. Generalmente questo tipo di regime meteorologico richiede molto tempo per essere smantellato, sottoponendo le zone interessate a periodi piuttosto lunghi con scarse precipitazioni.

Cosa possiamo aspettarci per il mese di febbraio?
Almeno nella prima parte non si notano grandi cambiamenti, anche se le alte pressioni sembra che possano piano piano indebolirsi e arretrare verso sud-ovest consentendo al flusso atlantico di penetrare meglio nel continente. Quindi, almeno nella prima decade di febbraio le precipitazioni potrebbero tornare, magari non in grande stile e non particolarmente consistenti, ma sarebbe già un traguardo. Ovviamente in scenari di tipo sub-stagionale l'incertezza è sempre elevata.

Non è che il Generale Inverno, come ormai accade da alcuni anni, presenterà il conto a primavera meteorologica avviata?
In effetti negli ultimi anni non sono mancati improvvisi e a volte consistenti ritorni di freddo nel periodo primaverile, con gravi danni all'agricoltura, amplificati da decorsi invernali alquanto miti, cosa che si sta manifestando anche quest’anno, anche se in forma più attenuata rispetto al periodo recente. In ogni caso è un'eventualità da non sottovalutare, sperando che, nel caso, non si presentino a primavera inoltrata come occorso nel 2020 e nel 2021.

Resta importante il deficit idrico, anche se tutto sommato Ridracoli non se la stia passando troppo male rispetto ad altri inverni, come proprio quello del 2012…
Nonostante una certa ripresa delle piogge tra dicembre 2021 e il 10 gennaio 2022, ci trasciniamo ancora il notevole deficit del 2021, il quale avrebbe richiesto un inverno piuttosto piovoso per recuperarlo; cosa che fino ad ora non è accaduta, anzi, le precipitazioni sono nuovamente molto calate. Ancora oggi l’ammanco di piovosità ereditata dallo scorso anno è ben evidente osservando lo stato del terreno, escluso lo strato più superficiale.

Guardando lontano dai nostri orizzonti, ha colpito l'intensità della nevicata che si è abbattuta in questi giorni in Grecia. Una conseguenza del cambiamento climatico anche quella?
Il mediterraneo orientale non è nuovo ad eventi di questo tipo, ma sta di fatto che l’evento di qualche giorno fa è di primo livello. In buona parte è imputabile all'intensità elevata delle precipitazioni e questo può dipendere dalle acque superficiali del Mediterraneo troppo calde che forniscono molto calore e maggiore quantità di vapore acqueo ai sistemi perturbati che vi si formano. Certamente il singolo evento non si può mai imputare al cambiamento climatico, ma è provato che l'intensità media delle precipitazioni è in aumento su tutta l'area mediterranea, e ciò vale anche per la neve. Paradossalmente potrebbe nevicare più di rado ma con maggiore intensità, e l'evento del 2012 in Romagna ben si inquadra in questo contesto.

I cambiamenti climatici di fatto stanno condizionato sempre di più l'inverno italiano, dal regime sempre più anticiclonico…
Dopo una parentesi nel periodo 2001-2010, con una serie di inverni piuttosto piovosi e anche nevosi, si sta tornando a stagioni invernali poco piovose con anticicloni sempre più invadenti, un po’ come accadde anche tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni ‘90. Ma in quel caso la fase fu piuttosto breve; nella condizione attuale sembra che il trend voglia durare più a lungo. Certamente ci sono cicli nei quali i regimi di circolazione cambiano in senso diametralmente opposto (ad esempio i ciclo dell’oscillazione nord-atlantica), ma è certo che il riscaldamento globale favorisce la tendenza al risalire di latitudine della fascia delle alte pressioni subtropicali, e questo vale anche per l'inverno.

Pensa che un giorno la Romagna possa vivere un altro nevone o un periodo freddo simile al 1985?
Probabilmente accadrà di nuovo, ma con tempi di ritorno sempre più dilatati; il riscaldamento globale non contempla una scomparsa degli episodi freddi, ma sono una loro minore frequenza e durata, mentre l’intensità potrebbe rimanere invariata. Quindi riaccadrà, ma probabilmente dovremo aspettare ogni volta di più.

A proposito di nevicate storiche, che ha già raccontato in un libro scritto col collega Roberto Ghiselli, è prevista un'altra sua pubblicazione a breve?
Sì. Entro metà febbraio uscirà una nuova pubblicazione, con gli stessi autori cui se ne aggiungerà un terzo, riguardante la neve in Pianura Padana. Sarà un volume molto corposo con tutto ciò che riguarda il fenomeno neve sulla Pianura Padana, dalla fisica alla previsione, dalle statistiche e trend climatici (moltissimi dati tra cui numerose serie ultra secolari) agli eventi storici. Una piccola “enciclopedia” della neve in Pianura Padana, che ha richiesto un notevole sforzo che confidiamo venga ripagato dall’apprezzamento dei lettori.

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