Martedì, 23 Luglio 2024
Cronaca

Omicidio Molducci, l'intelligenza artificiale per "ritrovare" 3 milioni di euro. E quella insolita richiesta di autopsia

L'intelligenza artificiale per fare chiarezza su sospetti ammanchi dai conti correnti di Danilo Molducci, il medico di Campiano deceduto a 67 anni. Era questa l'intenzione dell'avvocato Carlo Zauli

L'intelligenza artificiale per fare chiarezza su sospetti ammanchi dai conti correnti di Danilo Molducci, il medico di Campiano deceduto a 67 anni il 28 maggio del 2021. Era questa l'intenzione dell'avvocato Carlo Zauli, assunto dal medico pochi mesi prima della morte dello stesso. Il legale, in questo caso seduto al banco dei testimoni, lo ha detto questa mattina nel corso della quarta udienza del processo a carico del figlio del medico, il 40enne Stefano Molducci (difeso dall'avvocatessa Claudia Battaglia), e della badante 52enne romena Elena Vasi Susma (difesa dall'avvocato Antonio Giacomini), entrambi imputati con l'accusa di omicidio pluriaggravato.

Il medico legale e quella insolita richiesta per l'autopsia

Prima, però, sul banco si sono seduti alcuni medici. In primis Lubiana Gerveshi, in carico alla medicina di emergenza territoriale di Ravenna. Fu lei quel tragico 28 maggio a recarsi nell'abitazione di Campiano, a bordo dell'auto medica chiamata con un codice rosso avanzato per lo stato in cui si trovava Molducci. "Quando sono arrivata, il medico era già deceduto - spiega la dottoressa del 118 - Non era ancora rigido però, quindi sicuramente era morto da meno di un'ora. Era ben curato, ma gli avrei dato almeno dieci anni in più di quelli che aveva. Poco dopo arrivò anche il figlio, sia lui che la badante mi dissero che già il giorno prima avevano tentato di farlo ricoverare in pronto soccorso, ma lui non aveva voluto".

Dopo il decesso, il medico legale Gabriele Armuzzi - ai tempi in servizio presso la medicina legale di Ravenna - ricevette dal medico di base di Molducci (Daniela Lorenzi) la certificazione sulle cause di morte. "Era una certificazione molto ampia - spiega Armuzzi in aula davanti alla Corte presieduta da Michele Leoni (giudice a latere Antonella Guidomei) -, erano segnate diverse patologie che giustificavano il decesso naturale, seppur Molducci non fosse particolarmente anziano". Nonostante questo, la dottoressa Lorenzi fece una richiesta di autopsia per sospetta overdose di benzodiazepine. "Eppure c'erano cause di morte certificate, per cui quella richiesta non mi sembrò appropriata, tanto che la chiamai e glielo dissi - continua il medico legale - Ma lei mi disse che era stata richiesta dal figlio Stefano, il quale poi mi spiegò che voleva escludere che qualcuno potesse avere dei sospetti sul fatto che quella morte fosse stata causata da terzi. Citò anche un'amante del padre che avrebbe potuto ipotizzare la responsabilità della badante".

La terza a parlare in aula è Barbara Casadio, fisioterapista che a fine 2020 ebbe in cura Molducci. "Era una persona in condizioni normali, anzi, era lucido e acculturato, una persona con la quale si parlava bene - racconta - Durante le terapie parlava spesso del figlio Stefano, in maniera amorevole, anche se era dispiaciuto del fatto che ancora non si fosse laureato. Diceva che sosteneva economicamente il figlio, la moglie e i nipoti. Poi però prese il Covid e smise di venire. Quando a marzo lo chiamai aveva la voce impastata, si lamentava del fatto che stava male e con il Covid era peggiorato. Aveva dolori articolari e un problema al polso destro". Quest'ultimo problema forse gli impediva di scrivere?, domanda il presidente della Corte Leoni facendo riferimento alle ricette per le quali la badante era già indagata prima del decesso di Molducci. "No assolutamente - risponde la fisioterapista - Anzi, quando veniva per le terapie faceva spesso le parole crociate".

L'avvocato: "Molducci assunse un investigatore perché disse che il figlio gli aveva sottratto tre milioni di euro"

Infine è il turno dell'avvocato Carlo Zauli. "Molducci mi chiamò a fine gennaio dicendomi che aveva un contenzioso grave con il figlio Stefano che, a suo dire, gli aveva sottratto circa tre milioni di euro contro la sua volontà utilizzando l'home banking e facendo delle operazioni di investimento. Pensava che la cosa andasse avanti da anni, lui lo aveva scoperto solo di recente parlando con le banche, perché non aveva grosse conoscenze informatiche e non usava l'home banking. Notammo in effetti che queste operazioni erano sempre in perdita". Quindi si rivolsero a un investigatore privato di Trento, Samuel Suelotto (che verrà sentito durante la prossima udienza), "per capire che dietro a queste perdite magari si nascondesse altro".

L'investigatore, secondo Zauli, "voleva consigliare a Molducci di rivolgersi a una società che usasse l'intelligenza artificiale per capire meglio cosa celassero queste operazioni e quali fossero le destinazioni del denaro". Ma non riuscì a farlo, perché il giorno in cui avrebbe dovuto incontrarsi con Molducci, lui era già morto. "Comunque l'investigatore parlò con il figlio, che gli disse che il padre era deceduto e che sapeva chi era lui, in quanto poteva accedere alla posta elettronica del padre ed era al corrente di tutte le iniziative che lo stesso padre voleva intraprendere contro di lui", conclude Zauli.

LA CRONACA DEL PROCESSO

Prima udienza - Partito il processo per la morte del medico: alla sbarra il figlio e la badante

Seconda udienza - I farmacisti: "Troppe ricette sospette per farmaci pesanti". I medici: "Lui si autogestiva"

Terza udienza - Ricette "a 4 mani", il ruolo degli psicofarmaci e i 2 milioni e mezzo di euro "spostati"

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