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Svelati i primi segreti della pagnotta di duemila anni fa: "Era lievitata e si poteva mangiare"

Gli scavi effettuati nel 2017 da Hera, per la realizzazione della rete di teleriscaldamento hanno permesso di recuperare reperti archeologici di grande interesse

Sono stati presentati al Campus universitario i risultati delle indagini condotte sulla pagnotta millenaria forlivese, rinvenuta in occasione degli scavi effettuati nel 2017 da Hera, per la realizzazione della rete di teleriscaldamento nell'area di Piazzale della Vittoria. Sono intervenuti all'appuntamento che si è svolto venerdì pomeriggio il professor Luca Mazzara, presidente del Consiglio del Campus di Forlì, e Valerio Melandri, assessore per la Promozione settore culturale, museale e dell'Alta Formazione universitaria. Hanno poi preso la parola il Sovrintendente Giorgio Cozzolino, la dottoressa Romina Pirraglia della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, e il dottor Mirko Traversari, antropologo fisico e paleopatologo. Ha condotto l'incontro la dottoressa Tiziana Rambelli, coordinatrice della comunicazione della Ausl Romagna Cultura. 

Gli scavi

Gli scavi effettuati nel 2017 da Hera, per la realizzazione della rete di teleriscaldamento hanno permesso di recuperare reperti archeologici di grande interesse: l’antica via Emilia e una necropoli romana che ha restituito 23 sepolture e arredi funebri. Le sepolture individuate sono state 23, di cui 21 cremazioni (14 dirette e 7 indirette) caratterizzate da varie tipologie tombali (fossa semplice, a pozzetto, in cassetta laterizia o copertura alla “capuccina”) e due inumazioni (una in fossa semplice e una a “cappuccina”). Una prima analisi del materiale di corredo delle sepolture scavate, ha permesso di collocare la frequentazione dell’area funeraria fra il I sec. a.C. e l’inizio del II sec. d.C.

La pagnotta

“Si tratta di una tipologia di rinvenimento molto raro - commenta riferendosi alla pagnotta il funzionario archeologo Pirraglia, che ha supervisionato le operazioni - per questo è stato necessario acquisire più informazioni possibili, anche sulla struttura interna della forma di pane, per meglio orientare le future operazioni di restauro e consolidamento. Le immagini digitali potranno inoltre servire per produrre modelli tridimensionali del prezioso ritrovamento".

"In accordo con la Soprintendenza, abbiamo effettuati alcuni microprelievi - chiosa il coordinatore delle operazioni, Traversari - che saranno destinati a future indagini chimico fisiche per meglio comprendere la composizione interna della pagnotta. Il reperto si è conservato grazie alla retrogradazione dell'amido e la pagnotta era lievitata e poteva essere tranquillamente mangiata. La presenza di composti del silicio ha permesso di formulare tre ipotesi: impiego di un cerale con un alto contenuto di questo elemento, come il sorgo, il miglio o l'orzo; la presenza di argilla penetrata nel pane a causa della permanenza nella tomba; l'aggiunta di argilla all'impasto". "Lo studio sulla pagnotta è solo una tappa del progetto di studio e ricerca sulla necropoli forlivese e l' ipotesi della futura realizzazione di in museo forlivese con questi reperti", conclude Pirraglia.

Pane 2000 anni ad Unibò-2

(rdt) DSC_8346 Pane 2000 anni ad Unibò-2

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