Messa al Cimitero Monumentale per i bimbi morti prima di nascere. Striscione di protesta all'esterno

Lo stesso don Oreste Benzi, fondatore della Comunità, teneva molto a questo appuntamento e proprio il primo novembre del 2007

Domenica mattina il vescovo Livio Corazza ha celebrato la messa per i defunti al Cimitero Monumentale presiedendo la liturgia per i bimbi morti prima di nascere, proposta dalla “Comunità Papa Giovanni XXIII”, in ricordo "di quelli vittime dell’aborto volontario, delle tecniche di fecondazione artificiale, dei contraccettivi abortivi, delle pillole del giorno dopo e del mese dopo". Un momento di preghiera e riflessione in diverse città: lo stesso don Oreste Benzi, fondatore della Comunità, teneva molto a questo appuntamento e proprio il primo novembre del 2007 era atteso per la celebrazione quando gli fu impedito di partecipare dai motivi di salute che ne causarono poi la salita al cielo", viene ricordato.

All'esterno è comparso uno striscione di protesta. Commentano dal Potere al Popolo e Comitato Mille Papaveri Rossi: "La "morale" che vanno propagandando non è altro che una gabbia soprattutto per le donne, per far sì che non si discostino dal ruolo in cui vogliono rinchiuderle, per far sì che non si prendano i propri spazi e che non siano libere. Noi questo non lo possiamo accettare. Fuori il Vaticano dallo Stato, fuori la Papa Giovanni XXIII dal consultorio".

Striscioni anche all'esterno del Comune di Forlì: "Abbiamo deciso di lasciare un segno per ribadire la nostra contrarietà e il nostro sdegno rispetto a quanto accaduto stamattina al cimitero monumentale. Dopo 42 anni, ci ritroviamo oggi nel 2020 a dover difendere il diritto all'aborto anche dagli attacchi delle istituzioni pubbliche che si ergono a rappresentare la collettività.  Abbiamo voluto ricordare a Zattini che la 194 è legge, che non può essere messo in discussione il diritto delle donne a decidere sul proprio corpo e che non sono ammissibili le ingerenze cattoliche all'interno dei consultori".

Attraverso una nota il opolo della Famiglia di Forlì esprime "solidarietà al sindaco Zattini e alla Comunità Papa Giovanni XXIII per l'ingiusto attacco subito a causa della celebrazione di una messa a ricordo dei bimbi non nati, presieduta dal Vescovo Corazza. Sarebbe bastato ascoltare le parole tutt'altro che bellicose di Monsignor Livio per cogliere lo spirito dell'iniziativa: la preghiera non è mai contro qualcuno ma per qualcuno, il cristiano non esprime alcun giudizio sulle persone e si attiene al rispetto di quella legge che "riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana fin dal suo inizio". Come può dunque una messa in cui si ricordano i bimbi non nati suscitare così tanta paura da scatenare slogans scomposti contro la Comunità Papa Giovanni e contro il Sindaco, per ricordargli quella legge 194 che lui peraltro ha dichiarato di voler applicare? Sembra incredibile che la legge 194/78 continui ad essere sbandierata senza che se ne conoscano i contenuti. Gli articoli 2 e 5 della legge prevedono l'esistenza legittima dei consultori per il superamento delle cosiddette cause socioeconomiche dell'aborto; perché questo dovere istituzionale esplicitamente previsto dalla legge deve essere ritenuto un'intollerabile prevaricazione della «libertà delle donne»? Quale considerazione delle donne hanno coloro che dicono di volerne difendere la libertà di scelta mentre pretendono di decidere a senso unico al posto loro? Informare le donne sulle possibili alternative all'aborto e offrire loro una possibilità in più è un gesto di stima verso la loro capacità di scelta,  l'esatto contrario dell'atteggiamento di chi pretende di sostituirsi alla loro libertà. A quarant'anni da una legge che prevedeva l'aborto come extrema ratio e che negli anni lo ha visto banalizzarsi in una pratica moralmente indifferente, al netto di sei milioni di figli che mancano all'appello stringendoci nella morsa della denatalità, gli slogans non servono a nulla; di fronte a quello che rimane un dramma per le donne è necessaria da parte di tutti una riflessione seria e non ideologica. Sarebbe ora di aprire un confronto a trecentosessanta gradi con chiunque voglia affrontare la questione con misura e responsabilità. Per questa operazione di verità, che metta al centro le donne e non l'idea che si ha di loro, il Popolo della Famiglia c'è"

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