Svuotavano le case e ricettavano i preziosi all'orefice: 33 colpi, scovata banda di "falchi"

Mentre le famiglie si trovavano tranquille al piano terra, quattro "falchi" si arrampicavano per svaligiare i piani superiori, per poi rivendere la refurtiva in cambio di denaro contante

Mentre le famiglie si trovavano tranquille al piano terra, quattro "falchi" si arrampicavano per svaligiare i piani superiori, per poi rivendere la refurtiva in cambio di denaro contante. I Carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Faenza, al comando del Capitano Cristiano Marella e coordinati dalla Procura della Repubblica di Ravenna, hanno brillantemente portato a termine un'indagine iniziata a fine 2017, che ha portato a individuare e indagare quattro albanesi - un 24enne, due 29enni e un 44enne, tutti già noti alle forze dell'ordine per risse, lesioni personali e minacce di morte - ritenuti responsabili a vario titolo di far parte di un'organizzazione volta alla commissione di furti in abitazione, oltre a tre presunti ricettatori - un 61enne italiano, un 53enne albanese e una 24enne rumena - tra i quali un orefice ravennate, destinatari della refurtiva proveniente dai furti. In aggiunta è stato indagato anche un 37enne albanese, ritenuto complice occasionale dei quattro. Diversi furti sono stati compiuti anche nel territorio Forlivese.

Operazione "Skifterat"

Sarebbero almeno 33 i furti, commessi in un periodo di due mesi, che hanno riguardato diverse abitazioni di Ravenna e provincia, Savarna, San Bartolo, Bagnacavallo, Fusignano e Alfonsine, ma anche alcune fuori provincia, come Forlimpopoli, Bertinoro e Montano (nel bolognese). Tutto è partito da un elemento, individuato dai Carabinieri faentini, dimenticato sulla scena del crimine: un cellulare in uso a uno dei quattro. Da questo telefono i militari sono riusciti a risalire alla banda, tre di loro stanziati a Faenza e uno a Ravenna (dei quali sono uno regolare sul territorio italiano). L'operazione è stata denominata "Skifterat", che in albanese significa "falco": secondo i Carabinieri, infatti, i quattro si "vantavano" di questo appellativo e prima dei furti, in auto, si "caricavano" ascoltando una canzone di un gruppo albanese che porta proprio il nome "Skifterat".

Una tecnica collaudata

I ladri, secondo quanto emerso dalle indagini degli inquirenti, erano molto metodici: durante il giorno perlustravano le abitazioni che avrebbero colpito nella notte; poi, intorno alle 18.30, il più anziano trasportava gli altri tre a circa 3 o 4 chilometri dalla casa prescelta, e da lì i tre si avviavano a piedi verso i loro obiettivi. Poi, mentre gli abitanti si trovavano ancora nelle loro case, i malviventi si arrampicavano ai piani superiori dove riuscivano con degli enormi cacciaviti, secondo quanto "vantato" da loro stessi ed effettivamente riscontrato dai Carabinieri, a scassinare una finestra in 15 secondi e a penetrare nell'appartamento. Una volta dentro arruffavano e nascondevano nelle federe dei cuscini oggetti preziosi, monili, anelli d'oro, collane, bracciali, ma anche borse di Armani e Louis Vuitton, profumi Chanel, cinture griffate, denaro contante e addirittura armi da fuoco. Poi passavano a un'altra casa, fino a colpirne anche 4 o 5 ogni giorno, per poi fare rientro alle 23.30. Spesso, poi, approfittavano degli eventi - come la Notte d'oro di aprile a Ravenna o le sagre nel faentino - per agire indisturbati. E quando capitava, invece, che qualche abitante li sorprendesse, i tre si indispettivano: in un'intercettazione telefonica uno dei tre avrebbe raccontato alla fidanzata che un'anziana lo aveva scoperto in camera da letto e aveva iniziato a chiamare allarmata il marito. "Mi veniva da ammazzarla - si sentirebbe nella registrazione - però ce ne siamo andati senza fare casino".

Una volta fuori, la banda ricettava la refurtiva in tre modi diversi: uno di questi canali sarebbe stato un orafo italiano di Ravenna, la cui attività è stata posta sotto sequestro, dove i ladri si sarebbero recati la mattina dopo ogni furto portando la merce rubata la notte precedente, in cambio di somme di denaro. A un secondo ricettatore, loro connazionale, la merce veniva invece consegnata in casa nottetempo, mentre la terza sarebbe la fidanzata di uno dei quattro, alla quale il compagno "regalava" gioielli e borsette rubate dalle abitazioni. Il Pubblico ministero titolare dell'indagine, Lucrezia Ciriello, ha firmato a carico dei quattro un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, eseguito dai militari lunedì, insieme a svariati decreti di perquisizione funzionali al recupero degli oggetti rubati. Le perquisizioni effettuate hanno permesso di rinvenire monili in oro e argento, orologi, oggetti di lusso, accessori firmati, nonchè la somma contante di 2600 euro ritenuta provento di furto. Il tutto è stato sequestrato, insieme all'esercizio commerciale dell'orefice ravennate.

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