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Mozione Melandri, dibattito infuocato in Consiglio. Il Pd: "Non c'è più una maggioranza"

Per il Pd, attraverso la voce del consigliere comunale Jacopo Zanotti, "a fronte di questa mozione non c'è una maggioranza che scricchiola, ma non c'è più una maggioranza"

La mozione di sfiducia all'assessore alla Cultura Valerio Melandri ha raccolto solo cinque voti favorevoli, quelli dei consiglieri di Fratelli d'Italia Emanuela Bassi e Marco Catalano e di quelli di Centrodestra per Forlì Davide Minutillo, Marinella Portolani e Francesco Lasaponara. Per il Pd, attraverso la voce del consigliere comunale Jacopo Zanotti, "a fronte di questa mozione non c'è una maggioranza che scricchiola, ma non c'è più una maggioranza. La mozione di sfiducia all'assessore Melandri è una mozione di sfiducia al sindaco Gian Luca Zattini". Per l'esponente dem la mozione discussa lunedì in Consiglio comunale "è solo l'appendice di una diatriba che va avanti da mesi sui giornali rispetto alle posizioni dei Gruppi di Fratelli d' Italia, che chiedono un assessore in Giunta, che Zattini promette poi retrocedere alla propria promessa del rimpasto di giunta". 

IL DISCORSO DEL SINDACO ZATTINI - "Io ci sarò sempre, con questa o un'altra maggioranza"

"Sono delle posizioni che aggravano e appesantiscono il lavoro di questaamministrazione e che debbono allarmare i cittadini, perché di fatto questa amministrazione non ha una maggioranza - ha ribadito Zanotti -. Parliamo di una mozione firmata da sei consiglieri comunali e vorrei vedere quante volte è capitato che un gruppo di maggioranza, un gruppo di sei consiglieri di maggioranza portasse la discussione del Consiglio comunale una mozione di sfiducia verso l' Assessore della Giunta che sostiene. Io penso che sia la prima volta".

Per il capogruppo di Forlì & Co, Federico Morgagni, si tratta "di un atto politico importante", e "a quanto pare, è che non c'è più una maggioranza. La questione va risolta, perchè la città non può essere lasciata in un vuoto di potere, perché in questa situazione non possiamo permetterci una maggioranza che si sta a girare i pollici tutta preda delle sue divisioni". Annunciando l'uscita dall'aula, "non prenderò parte a questa resa dei conti a questa notte dai lunghi coltelli interna, che per il momento rappresenta solo un atto di paralisi per la città di Forlì, che non si merita e non ha bisogno".

"Fin dal suo avvio la vicenda degli scontri interni alla maggioranza sulla concessione del patrocinio alla Festa delle famiglie arcobaleno ha mostrato tutti i connotati di una farsa, con assessori impegnati a dissociarsi pubblicamente da una decisione assunta da loro stessi in Giunta, un sindaco chiuso in un mutismo ostinato e forze consiliari di maggioranza pronte a presentare mozioni di sfiducia contro un solo assessore per un atto politico invece di competenza dell’intera Amministrazione - ha poi proseguito Morgagni in una nota -. Tutto questo, si badi bene, a fronte di una banale e scontata richiesta di patrocinio per una iniziativa festosa, di promozione di elementari diritti sanciti dalla Costituzione e di sostegno ai valori di una società pluralistica, fondata sul rispetto, l’accoglienza e l’apertura".

"La conclusione della vicenda è stata perfettamente coerente con questo svolgimento. Invece di discutere il merito della questione, in Consiglio si è assistito ad una durissima resa dei conti interna alle forze di maggioranza, plastica rappresentazione delle divisioni e spaccature che attraversano i partiti di governo e che da mesi hanno paralizzato ogni azione amministrativa in città - ha aggiunto -. L’epilogo ha rasentato il grottesco. Dopo che il sindaco aveva affermato che le due forze politiche proponenti della mozione di sfiducia si erano collocate fuori dalla maggioranza, la mozione è stata respinta  e la seduta si è conclusa lasciando irrisolti tutti i dubbi sulle implicazioni conseguenti ad un Primo cittadino che dichiara esaurita la formula politica sulla base del quale è stato eletto".

"E’ chiaro che la città non può accettare ambiguità su affermazioni di questa portata, e mancanza di chiarezza sulle conseguenze che tali dichiarazioni portano con sé. La maggioranza ha il dovere di dire ai forlivesi se chi governa la città da tre anni a questa parte è in grado di farlo ancora oggi. Il sindaco Zattini, in particolare, ha il dovere e la responsabilità politica di tornare quanto prima a riferire in Consiglio se ci sia ancora una maggioranza, da chi sia composta e su quali basi programmatiche - ha concluso -. Diversamente, se ne traggano le inevitabili conseguenze e si rimetta la decisione sul proprio governo in mano ai forlivesi. In questo tempo di crisi e di emergenza (economica, sociale, energetica) l’unica cosa che non possiamo permetterci è uno stallo senza fine per i problemi interni e di potere della destra".

La maggioranza

Per il capogruppo di Forlì Cambia, Elio Dogheria, si trattava di una mozione "sproporzionata rispetto all'obiettivo che voleva ottenere e che bisognava fare altri ragionamenti", mentre per l'esponente di Forza Italia, Lauro Biondi, ha parlato di "libero esercizio della democrazia". "Non ho visto che nessuno si sia dimesso o che abbia chiesto le dimissioni del proprio collega, quindi questa forzatura da dove deriva? - ha continuato -. Io non chiedo negli armistizi, m abbiamo un obbligo verso la città, che è quello di essere uomini. E non possiamo passare alla storia per coloro che, pur non condividendo alcuni atteggiamenti, hanno messo in discussione e a rischio appunto i principi di libertà e di civiltà. Quindi bisogna che decidiamo cosa fare e che ciascuno si assuma la propria responsabilità. Io sono disponibilissimo a considerare questo un incidente di percorso". 

Ha parlato di "grave mancanza di rispetto" Davide Minutillo di Centrodestra per Forlì, e "gli elettori pretendo la coerenza del programma elettorale che hanno votato". Rivolgendosi alla Giunta, "ci vuole più coraggio nel difendere le proprie idee e di difendere i propri valori". Centrodestra per Forlì, ha aggiunto, è "un pilastro tecnicamente di questa maggioranza, siamo un gruppo importante, e perlomeno avremmo dovuto essere stati convocati in un dibattito di maggioranza e noi in quella sede avremmo detto no e probabilmente si sarebbero accodati anche altri gruppi. L'errore è di chi siede nei banchi della Giunta".

E la riflessione finale: "Se vogliamo governare serenamente fino alla fine del mandato cambiamo registro, vediamoci, confrontiamoci e rispettiamo il programma, perché prima di piacere agli altri, dobbiamo piacere agli elettori di centrodestra che in questo Comune, quando hanno espresso un voto nel 2019, hanno chiesto un cambio di passo e di discontinuità. E' una mozione che vuole dare un segnale, ma è chiaro, ma è chiaro che all'interno della maggioranza si apre un dibattito che non finisce qui e che deve andare a fondo, perchè i problemi ci sono".

Il capogruppo della Lega, Massimiliano Pompignoli, ha punzecchiato Minutillo, che "ha sempre dato un appoggio esterno alla maggioranza, come se non fosse neanche in una squadra di maggioranza, dove si condividono gioie e dolori e che riguardano ovviamente anche temi etici, che ciascuno interpreta a modo suo. Melandri ha detto di non condividere la famiglia arcobaleno, ma di essere un amministratore, e amministrare significa condividere e non togliere dei diritti. Ma è evidente che non entriamo nella discussione di un tema etico. Ho sentito il consigliere Minutillo ripetere almeno 36 volte nel suo intervento "non siamo in Giunta". Il tema è se rappresenta il grimaldello per chiedere un assessorato oppure no".

"Non ho mai dichiarato di essere fuori dalla maggioranza - ha replicato Minutillo -. Se poi al sindaco non fa più piacere averci in maggioranza lo può dire tranquillamente. Ma noi abbiamo firmato una mozione programmatica assieme a Fratelli d'Italia, perché secondo noi, su determinate cose, non c'è stato rispetto nei nostri confronti. Ma nessuno ha mai detto di essere fuori da questa maggioranza. Noi stiamo dove ci hanno messo i cittadini e stiamo nel centrodestra". 

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