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A Castrocaro ritorna la tradizionale festa patronale della Madonna dei Fiori. Ma non ci sarà la processione

La grande devozione tutta castrocarese per la Madre celeste nasce nel 1632

Castrocaro può tornare a festeggiare la Madonna dei Fiori. Dopo l’esperienza dello scorso anno “senza popolo”, a causa del “lockdown” imposto dal Governo per fronteggiare la pandemia, i fedeli della cittadina termale potranno venerare in presenza la patrona celeste, seppur nel rispetto delle norme anticovid. Il programma dell’evento, organizzato per la prima volta dal nuovo parroco don Urbano Tedaldi, prevede per le 16 di sabato, giorno della vigilia, la fiorita e l’atto di affidamento dei bambini alla Madonna dei Fiori. Seguirà la celebrazione della liturgia prefestiva, alle 18.

La solennità patronale vivrà il culmine domenica: alle messe delle 8 e delle 11, quest’ultima presieduta dal vescovo di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza, seguiranno alle 16,30 la recita del rosario, il canto delle litanie, l’atto di affidamento e la benedizione alla comunità locale con l’immagine della Madonna. Non potendo avere luogo, a causa del covid, la processione con la Madonna dei Fiori portata lungo viale Marconi, contornata da enormi mazzi di garofani e accompagnata dai tradizionali “ceri”, la giornata terminerà alle 18 con la messa vespertina.

Lunedì, alle 11, messa per gli iscritti alla Compagnia della Beata Vergine, vivi e defunti, seguita alle 20 dalla recita del rosario e dalla messa di chiusura, con la reposizione dell’immagine venerata all’interno della chiesa parrocchiale. Nei giorni della festa, all’ingresso del centro di culto dedicato ai Santi Nicolò e Francesco sarà esposta copia dell’immagine della Patrona, con la distribuzione dei tradizionali garofani e la possibilità di rinnovare l’iscrizione alla Compagnia della Madonna dei Fiori.

La tradizione

La grande devozione tutta castrocarese per la Madre celeste nasce nel 1632. La popolazione locale, preservata dalla terribile peste dei due anni precedenti, fece solenne voto di organizzare ogni anno, nella domenica “in albis”, la prima dopo Pasqua, la festa della Madonna che sarà poi detta “dei Fiori”. L’effige della Beata Vergine è uno stucco a bassorilievo ricavato da un calco dell’opera dello scultore fiorentino Donato di Niccolò di Betto de Bardi, detto Donatello, oggi conservato nel Museo Federico di Berlino. “Il ritrovamento di tale pregevole stucco e l’attuale denominazione di Beata Vergine dei Fiori – scrive Giuseppe Mengozzi nel suo libro ‘Castrocaro storia e tradizioni’ – sono legati a leggende antichissime”. C’è chi afferma che l’immagine, portata a Castrocaro da qualche autorità o famiglia fiorentina (fino al 1923 la località termale ha fatto parte della Toscana), sia stata rinvenuta in un giardino, infissa ad un pilastro, in mezzo a folti cespugli fioriti di prugnoli e circondata da un’intrecciata ghirlanda di bellissime ciocche di alti fiori freschi. L’ipotesi più verosimile parla di Madonna dei Fiori semplicemente perché l’evento si tiene in primavera.

E’ invece accertato storicamente che Castrocaro non sia stata toccata dalla “morte nera” portata in Italia nel 1630 dalle truppe tedesche, scese in Lombardia per combattere a fianco del Duca di Mantova. La peste fece strage un po’ ovunque in Romagna e Toscana, eccetto che a Castrocaro e Terra del Sole. La gente del posto, che si era rivolta preventivamente alla protettrice celeste, ascrisse alla Madonna la miracolosa esenzione dal contagio. Fino alla fine degli anni 80 del XX secolo, l'inizio dei festeggiamenti patronali avveniva con l'accoglienza solenne del vescovo diocesano, che rimaneva ospite in paese per tutta la durata delle celebrazioni. Anche la devozione mariana della vicina Terra del Sole (la festa si celebra la terza domenica di maggio) prende spunto dalla tragedia della peste e dal relativo voto: nella città di fondazione medicea la madre di Cristo è però venerata come Madonna delle Grazie.

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