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A Forlì si festeggia San Giuseppe fra veglie, liturgie ed altari a lui dedicati

L’umile artigiano palestinese, cui quest’anno papa Francesco ha dedicato la lettera apostolica “Patris corde”, sarà festeggiato anche in Duomo venerdì

Sarà don Enrico Casadei Garofani a presiedere giovedì, alle 20, nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe Artigiano, la veglia di “San Giuseppe, sposo e padre”. Il vicario generale diocesano presiederà la liturgia eucaristica, che sarà solo in diretta streaming sul canale youtube della Diocesi. Sempre nella chiesa parrocchiale posta in viale Spazzoli 181, che dall’ottobre scorso è condotta da don Germano Pagliarani, domenica, alle 11, in diretta su Teleromagna, santa messa presieduta dal vescovo mons. Livio Corazza.

In onore di San Giuseppe, sposo di Maria e padre terreno di Gesù, l’artista forlivese Franco Vignazia ha recentemente realizzato un dipinto, esposto e venerato nella chiesa di Coriano. Il quadro è stato presentato il 26 febbraio scorso in occasione della messa in suffragio di don Luigi Giussani, fondatore del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione. L'umile artigiano palestinese, cui quest’anno papa Francesco ha dedicato la lettera apostolica “Patris corde”, venerdì sarà festeggiato anche in Duomo con le messe in programma alle 8.30 e alle 10, e a S. Lucia alle 17.30, tutte presiedute da don Enrico Casadio. Nella chiesa madre dei forlivesi c’è un altare dedicato a San Giuseppe, posto nella seconda cappella a destra.

“La collocazione attuale – precisa Andrea Donori, sacrestano della Cattedrale - risale alla seconda metà dell’Ottocento, allorché, dopo la ricostruzione della chiesa, iniziata nel 1841 su progetto dell’architetto forlivese Giulio Zambianchi, i canonici del Capitolo acquistarono dal demanio i quattro altari che, sino alla soppressione napoleonica, hanno ornato le rispettive cappelle poste all’interno di San Giacomo in San Domenico. Nella sua precedente collocazione nella chiesa di piazza Guido da Montefeltro, l’altare di San Giuseppe era dedicato al santo fondatore dell’ordine dei Padri Predicatori, appunto San Domenico di Guzman”.

Realizzato da anonimi lapicidi romagnoli mediante l’utilizzo di preziosi marmi policromi, racchiudeva in origine una tela di Giuseppe Marchetti rappresentante il Santo che brucia i libri degli eretici, ora dispersa. Giunge in Cattedrale verso il 1870/80, e sostituisce il precedente altare in marmoridea opera dei fratelli Achille e Paolo Lega, gli artigiani forlivesi che hanno realizzato anche le straordinarie opere in scagliola (colonne, capitelli e pareti) presenti in Duomo.

“L’altare di San Giuseppe del Duomo – continua Donori - in origine conteneva una tela dipinta dal conte Giovanni Orsi, forlivese (ora in una chiesa di Cesenatico), sostituita nel 1921 dall’attuale statua del Santo scolpita in legno da Emilio Righetti di Brescia. La scultura raffigura il Santo seduto in trono, mentre tiene fra le braccia il Bambino Gesù seduto sulle sue ginocchia. Una particolarità della statua è l’aureola ornata di stelle, che generalmente è propria delle statue della Madonna (forse un richiamo alla sua Sposa, la B.V.M.). Dentro l’altare si trovano un’urna con le ceneri e un vaso col sangue di Sant’Innocenzo martire, e le reliquie di molti altri santi.

Le decorazioni della volta della cappella sono state dipinte da Alessandro Magistri di Roma; ai lati, sono due affreschi anch’essi del Magistri, con rispettivamente il transito di San Giuseppe e lo Sposalizio della Vergine, riportati su tela da Enrico Piazza di Ravenna”. Dal 2007 ornano le pareti della Cappella due tele seicentesche, lasciate in eredità da mons. Ettore Sozzi, rettore della Cattedrale dal 1941 al 2007, raffiguranti la Crocifissione e la Gloria della B. V. Addolorata con i santi Giuseppe e Antonio di Padova.

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