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La capanna di Betlemme è un container per i clochard

Il prefetto non ha dubbi: "Quel container 12 metri per 3 è un bel segno di coesione sociale". Volti soddisfatti in Comune per il buon andamento dell'operazione "Capanna di Betlemme", il modulo abitativo per i senza tetto

Il prefetto non ha dubbi: “Quel container 12 metri per 3 è un bel segno di coesione sociale”. Volti soddisfatti in Comune per il buon andamento dell’operazione “Capanna di Betlemme”, il modulo abitativo allestito in via Servadei per dare una sistemazione dignitosa a 6 senza tetto a rischio di congelamento.

Il “pool” di istituzioni, associazioni e privato sociale costituito da Prefettura di Forlì-Cesena, Comune di Forlì, Provincia di Forlì-Cesena, Diocesi di Forlì-Bertinoro, Caritas Diocesana, Associazione Industriali e Associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII”, che si è preso a cuore il problema, ha fatto il punto in Municipio, presenti il prefetto Angelo Trovato, l’assessore comunale al welfare Davide Drei, il vice presidente provinciale Guglielmo Russo, il responsabile di zona della Papa Giovanni Daniele Severi, il direttore della Caritas diocesana Sauro Bandi, la dirigente comunale Rossella Ibba, il vescovo monsignor Lino Pizzi, l’abate di San Mercuriale don Enrico Casadio, l’imprenditore Mario Capacci (che ha trasportato da Dovadola a Forlì il carico eccezionale costituito dal container) e il direttore di Confindustria Marcello Balzani.

“Il container è una buona risposta all’emergenza – ribadisce il prefetto Trovato, coordinatore dell’intera operazione – ma è anche la dimostrazione che le istituzioni forlivesi hanno cura del territorio che amministrano. Forlì non è un bronx”. “Il modulo abitativo per i senza tetto – precisa l’assessore Drei – è solo l’ultimo tassello dell’impegno complessivo del Comune di Forlì per dare una risposta al bisogno abitativo”. Alcuni numeri: 1.500 nuclei familiari residenti in case popolari, 67 in regime di affitto calmierato, interventi di edilizia agevolata pronti per la consegna a Carpinello, Pieveacquedotto e Fornò, 300 nuclei assistiti con contributo comunale per l’affitto e 50 nuovi contratti concertati. Senza dimenticare la prima e seconda accoglienza gestita dalla Caritas al Buon Pastore e a Santa Maria del Fiore, più il Centro Diurno di San Mercuriale.

Il progetto denominato “Capanna di Betlemme” sta andando bene grazie al lavoro della Papa Giovanni, che opera quotidianamente con 3 volontari, sia nel monitoraggio del territorio alla ricerca di persone in stato di bisogno, che nell’assistenza specifica dei senza tetto accolti nel modulo abitativo installato in una piazzola comunale di via Servadei, in località Pieveacquedotto, a poche centinaia di metri dal casello autostradale. All’interno ci sono 8 letti con tanto di lenzuola e coperte (6 per gli assistiti e 2 per i volontari) ma anche un comodino ogni due brande. “E’ un servizio - interviene Daniele Severi – che la nostra Associazione conduce da anni in altre città italiane, anche vicine a noi, come Bologna e Rimini”.

I volontari faranno due giri ogni sera tra le 20.30 e le 21 e verso le 22.30. Prima tappa del servizio targato “Papagio” è il Centro Diurno Caritas di San Mercuriale, per poi dirigersi verso la stazione ferroviaria e le sue adiacenze. Gli utenti sono tutti ‘borderline’, sia italiani che stranieri, quasi sempre schiavi dell’alcol. “Come tali occorre informarli dell’opportunità della Capanna di Betlemme, una volta accertato il loro disagio”. Trattandosi di un rifugio per la notte, alla mattina il container chiude e gli ospiti vengono trasportati nel chiostro di San Mercuriale, destinazione Centro Diurno. Il tutto andrà avanti finché perdureranno le rigide temperature notturne di questi giorni. “E’ un’attenzione – conclude Rossella Ibba – che non si esaurirà con la buona stagione: i “borderline” forlivesi accolti in questi giorni in via Servadei, sono già tutti coinvolti in un progetto di recupero alla vita sociale”.

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