Cronaca

Il ristoratore: "Se lavoravo meno prendevo più ristori. Chiuderò la pizzeria e me ne andrò all'estero"

Me ne andrò perché questo non è un Paese per chi vuole fare imprenditoria, qui viene premiato chi non fa. Qui se non fai nulla ti danno il reddito di cittadinanza, mentre la cassa integrazione - che spetta a chi lavora - non arriva"

"Resto aperto finché non sistemo tutti i miei dipendenti e la situazione migliora un po'. Poi chiuderò la pizzeria e me ne andrò dall'Italia. Me ne andrò perché questo non è un Paese per chi vuole fare imprenditoria, qui viene premiato chi non fa. Qui se non fai nulla ti danno il reddito di cittadinanza, mentre la cassa integrazione - che spetta a chi lavora - non arriva". A parlare così è Renam Asirelli, proprietario, insieme al padre Mauro, di "La Marì d'Otello" una pizzeria in via Isonzo a Forlì che da 7 anni lavora moltissimo. Ha 32 anni, tanti sogni e capacità ed è figlio di ristoratori. Anzi sono ristoratori da 4 generazioni. Ma la situazione che si è creata con il covid è riuscita ad abbattere anche l'entusiasmo e la professionalità che da sempre mette nella gestione del suo locale.

"Per due punti percentuali sono tagliato fuori dai ristori - spiega un po' avvilito Renam - Significa che non prendo nulla perché ho lavorato e mi sono dato da fare un po' di più di quello che avrei dovuto fare. Se chiudevo e non impazzivo per stare aperto con l'asporto e dare un servizio ai cittadini, prendevo più soldi... Pensa in che Paese vivo.... Sono molto amareggiato e, quando sarà finito tutta questa situazione assurda, sto valutando di andarmene perché qui non si può lavorare. Sono in contatto con qualche ragazzo italiano che lavora a New York e là mi sembra che si stia riattivando tutto ma soprattutto vale il fatto che se lavori tanto guadagni tanto e non come qui che meno fai e più stai tranquillo...".

Prima del Covid, Asirelli aveva 10 dipendenti, ora ha due pizzaioli part-time e una ragazza che nel fine settimana viene ad aiutarlo per prendere gli ordini. "Facciamo le pulizie noi e ci diamo da fare perché, purtroppo, a fronte di una perdita di fatturato di 208 mila euro (è il 28% del fatturato totale), e qualche briciola di ristori, gli affitti, le tasse e le bollette sono sempre quelli e ogni mese li dobbiamo pagare. In più abbiamo delle spese fisse nuove: l'igienizzante, le mascherine, tutti i dispositivi di sicurezza. E mi viene da dire che è stata una fortuna non aver pensato di installare i plexiglass o qualche altra diavoleria, perché tanto, a fronte di eventuali spese in più per una maggiore sicurezza, ci avrebbero chiusi comunque. Quindi avremmo buttato via i soldi. Purtroppo hanno deciso che il covid si prende solo nei bar e nei ristoranti perché nei supermercati possono stare uno addosso all'altro che, tanto, non succede nulla. Ora teniamo duro per un altro po' cercando di barcamenarci come possiamo e poi sarà quel che sarà. Io, però, ormai sono sicuro: ho 32 anni e in Italia non ci resto. Se sono riuscito ad avere successo qui, dove tutto è difficile, all'estero, secondo me, riuscirò anche meglio". 

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