Famiglia in quarantena, Di Maio rientra a casa dopo 10 giorni: "Il parlamento non si deve fermare"

Era l'11 ottobre quando è stato comunicato alla famiglia del parlamentare Marco Di Maio un caso di positività al covid-19 nell'asilo frequentato dal figlioletto Pietro

Il Covid-19 è ancora più che mai attivo e presente e la sua convivenza comporta preoccupazioni e disagi per moltissime famiglie. E' successo anche a quella del deputato Marco Di Maio, rimasto per una decina giorni separato dalla propria famiglia - come prevedono i protocolli - per via della positività di una compagna d'asilo del figlio. "Questi sacrifici non sono nulla di fronte a quello che hanno vissuto e stanno vivendo altre famiglie", commenta nel giorno in cui è rientrato a casa: "Sono tornato con il cuore pieno di gioia e gratitudine per mia moglie Chiara, rimasta chiusa in casa con Pietro senza mollarlo un secondo per tutti questi giorni". Una prova "brillantemente superata", come ha evidenziato sui social lo stesso deputato.

Di Maio, lei ha vissuto da vicino il covid-19 avendo avuto il figlio in quarantena per due settimane. Qual è stata la sua reazione quando le hanno comunicato il caso di positività nell'asilo frequentato da suo figlio?
Preoccupazione, ma anche fiducia nel nostro sistema sanitario, che pur essendo fortemente stressato ha reagito bene anche in questo caso. La prima cosa che abbiamo fatto è stata telefonare al nostro pediatra, Gabriele Belosi, che con la consueta disponibilità e competenza ci ha fornito tutte le indicazioni. Che poi sono state puntualmente confermate dal servizio di Igiene pubblica. 

Suo figlio non è risultato positivo. Come avete proceduto quindi?
Quarantena preventiva in attesa dell'esito del primo tampone, poi estesa per 14 giorni calcolati a partire dalla data di ultima esposizione verso la compagna di asilo contagiata; un genitore in isolamento assieme al figlio e l'altro  separato dal resto della famiglia. In questo caso io sono stato "l'altro": per 10 giorni ho vissuto fuori casa, tra il mio alloggio a Roma (in un istituto di suore) e la casa dei miei genitori a Forlì.

Avete avuto problemi nella gestione degli spazi?
No, ma il mio primo pensiero è stato proprio per chi uno spazio non ce l'ha. Quando diciamo che si deve potenziare l'investimento in sanità per prevenire la diffusione del Covid, è anche perchè devono essere assolutamente predisposte strutture nelle quali che è positivo possa vivere in isolamento senza rischiare di contagiare il resto della famiglia. Un problema di cui si parla poco, ma che è molto più diffuso di quanto si pensi. 

Come ha vissuto il distacco?
I primi giorni come sempre, vivo la gran parte della settimana fuori casa per lavoro; poi si è fatta sentire maggiormente, soprattutto quando mi sono presentato a casa per salutare - a distanza - mia moglie e mio figlio e il piccolo Pietro lamentava di non potersi avvicinare. Nulla di insopportabile comunque, i veri sacrifici sono ben altri: pensiamo alle famiglie che hanno perso i propri cari o a chi è in terapia intensiva. O a chi sta subendo gli effetti indiretti del virus, quelli della crisi economica: piccoli commercianti e artigiani che stanno soffrendo, lavoratori autonomi, dipendenti rimasti senza lavoro. Vivo la necessità di dare risposte a queste categorie di persone come un'ossessione. 

Lei ha fatto il tampone?
L'ho fatto la mattina successiva alla notizia della positività della compagno d'asilo di mio figlio, dopo aver dormito separatamente dalla mia famiglia. E comunque era già programmato perchè nello stesso giorno avevo appreso della positività al Covid di un collega deputato del mio gruppo parlamentare. 

Lei ha aggiornato la situazione sui social e c'è qualcuno sui social che le ha augurato il covid. Come si reagisce davanti a queste cattiverie?
Ognuno ha la propria sensibilità, non c'è un modo univoco di reagire. La mia strategia contro gli odiatori di professione è sempre la stessa: "sanzione sociale" denunciando a quante più persone la bruttura di cui è reso protagonista, poi denuncia alle autorità competente se ve ne sono le condizioni. Non bisogna mai piegare la testa di fronte a questa gente e non è affatto vero che denunciare non serve.

Anche alla Camera ci sono casi di positività. Ritiene opportuno chiudere il parlamento e proseguire i lavori in "smart working"?
No, il parlamento non deve chiudere. Deve attrezzarsi per assicurare anche a chi si trova costretto in quarantena la possibilità di seguire i lavori parlamentari, questo sì; ma il lavoro parlamentare è fatto di contatti personali, rapporti, colloqui, riunioni, confronti diretti: almeno per me è così. Trovo umiliante che venga ridotto alla sola necessità di schiacciare un bottone per votare, come se fosse un quiz televisivo che si può giocare anche da salotto di casa: mi meraviglio che a proporlo siano proprio dei colleghi deputati. Se fabbriche e uffici riescono a lavorare in sicurezza, può farlo anche il parlamento della Repubblica italiana. Semmai bisognerebbe interrogarsi se la Camera ha fatto tutto il possibile per evitarlo. 

Cosa significa? Che a Montecitorio non sono stati adottati adeguati dispositivi di sicurezza?
Forse si poteva fare di più. Ad esempio in molti uffici interni non ci sono i vetri in plexiglass; ci sono superfici usate da migliaia di persone ogni giorno (le maniglie di alcune porte, ad esempio) scarsamente sanificate; non è stata fatta una campagna di controllo efficace su tutti coloro che lavorano alla Camera: deputati, collaboratori, dipendenti; poco o nulla si sa dello stato di salute degli oltre mille dipendenti della Camera e dei gruppi parlamentari. La mia percezione è che dopo un inizio molto meticoloso, ci sia stato un allentamento dell'attenzione. 

Ma torniamo alle cose positive. Cosa ha fatto non appena hanno comunicato il secondo esito negativo al tampone di suo figlio?
Sono rientrato subito, come penso avrebbe fatto ogni padre che non vede la famiglia da una decina di giorni. Abbiamo saputo della negatività al secondo tampone (che era facoltativo, ma a nostro giudizio indispensabile per essre tranquilli) attraverso una notifica sul telefonino dell'app del fascicolo sanitario elettronico, arrivata in tempo reale alle 2 di notte.

Si parla molto di casi covid-19 nelle scuole. La macchina dell'Ausl, che giornalmente svolge attività di contact tracing, si sta rilevando efficiente.
Voglio ringraziare le persone che stanno lavorando in questi servizi. So che a volte da parte dei cittadini c'è qualche recriminazione sui tempi e sulle modalità; ma posso assicurare che tutto il personale medico, dentro e fuori dagli ospedali, sta facendo un lavoro enorme rispondendo a centinaia e centinaia di richieste ogni giorno. Così come gli amministratori pubblici, di ogni colore politico: su questa barca ci siamo tutti e chi ha delle responsabilità in questo momento pensa prima di tutto a far bene il proprio lavoro. La politica, quella dei partiti, qui non c'entra.

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