I "Ghostbusters del Covid", medici casa per casa contro il virus: rinforzi in arrivo per l'esercito dell'Usca

Dal punto di vista operativo sono il braccio destro dei medici di base, che non possono visitare a casa i propri pazienti per rispetto delle norme anti contagio

C'è chi li ha simpaticamente definiti i "Ghostbusters del Covid", perché, tuta integrale "d'ordinanza" addosso, vanno a stanare il virus nelle case delle persone positive o che presentano sintomi sospetti. Dal punto di vista operativo sono il braccio destro dei medici di base, che non possono visitare a casa i propri pazienti per rispetto delle norme anti contagio. Nata a marzo, in piena emergenza Covid, l’Unità speciale di continuità assistenziale, l’Usca, prosegue la sua attività su tutto il territorio Forlivese e Cesenate, oggi più che mai visto l’incremento generale nel numero di contagi.

"A livello provinciale operiamo con 27 medici, tra neo laureati tra i 28 ed i 35 anni, soprattutto nell'ambito di Forlì, ed un medico di medicina generale in pensione, molto stimato, che opera nell'ambito di Cesena - spiega Riccardo Varliero, capo dipartimento cure primarie per Forlì e Cesena - Ma a breve avremo un potenziamento di altri cinque dottori, tre nel Forlivese e due nel Cesenate".

Dottor Varliero, come viene organizzata una giornata tipo di un medico Usca?
Si entra in servizio alle 8. La squadra è di due medici. Ogni equipe ha un telefonino per ricevere le chiamate del medico di medicina generale che, dopo aver parlato con il proprio assistito, decide se è il caso di allertare l’unità speciale. A quel punto partiamo. Prima di entrare a casa del paziente si provvede alla vestizione, indossando i dovuti dispositivi di protezione (mascherina, tuta integrale, occhiali di protezione e guanti monouso, ndr). Dopodichè si verifica se ha o meno la febbre, poi con un saturimetro indaghiamo sulla situazione polmonare. Si misura quindi la frequenza respiratoria. Nel caso si visita un sospetto caso covid si procede anche al tampone. Nei casi in cui la saturazione è bassa e riscontriamo difficoltà respiratorie procediamo anche ad un'ecografia di tipo toracica-polmonare.

Com'è la situazione?
Rispetto alla scorsa settimana abbiamo registrato un aumento considerevole di visite.

Quante approssimativamente?
In ambito provinciale oltre 300 al giorno.

Sono davvero tante. L'età media dei pazienti?
Al di sotto dei cinquant'anni. Ma in quest'ultimo periodo si sta alzando.

Avete riscontrato delle particolarità?
Si molti ambiti familiari.

Quali medicinali vengono utilizzati per le cure?
Per la febbre la tachipirina. Poi ci sono dei protocolli che indicano l'uso del cortisone, ma non per tutti i pazienti e soprattutto non da subito, ma dopo circa una settimana. Poi ad alcune persone viene prescitta la calciparina a basse dosi molecolari o antibiotici.

Come venite accolti nelle case?
Le persone sono contente e ci vedono come una sorta di salvatori. Tutto nasce da un rapporto molto intenso, sia con i medici di medicina generale che con i pediatri, che ci illustrano il quadro clinico dei pazienti. C'è una grande collaborazione.

Non siete solo medici, ma anche psicologi...
E' vero. Noi dobbiamo dare conforto a chi assistiamo. Soprattutto agli anziani.

Siete operativi da fine marzo. Rispetto alla prima ondata, che differenze ci sono?
Le visite sono notevolmente cresciute, perchè ci sono più positivi, e questo determina un aumento del numero di squadre in azione. E per questo motivo ci sarà un rinforzo nei prossimi giorni. Nella prima ondata ci sono stati più casi nelle strutture per anziani, ora il virus è diffuso a macchina di leopardo.

Che consigli si sente di dare ai cittadini?
Bisogna essere tutti molto responsabili. Le famiglie devono educare i figli a rispettare se stessi e gli altri.

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