Covid nella casa di riposo "Zangheri", i familiari degli ospiti: "Serve chiarezza. Vogliamo rivedere i nostri cari"

A lunedì, gli ospiti positivi sono 12, mentre quelli negativi sono 260, tuttavia sono tanti gli interrogativi che aleggiano attorno alla residenza di via Andrelini

“Comunicazioni non riusciamo ad averne. Serve chiarezza. Sollecitiamo risposte alle nostre richieste”. E' quanto chiedono Maria Grazia Creta, Giancarlo Giusti e Roberto Grassi a nome dei rappresentati del gruppo spontaneo di familiari degli ospiti della casa di riposo “Pietro Zangheri”, tra le strutture più colpite dalla pandemia da covid-2019 con 18 morti e 150 positivi tra ospiti e personale dipendente. A lunedì, gli ospiti positivi sono 12, mentre quelli negativi sono 260, tuttavia sono tanti gli interrogativi che aleggiano attorno alla residenza di via Andrelini.

“Non vogliamo fare polemica – puntualizza Creta, ex assessore della giunta Drei, la quale continua ad appartenere al gruppo nonostante la recente scomparsa (a quanto pare non legata al virus) della madre, ospite della struttura -, ma informare la cittadinanza sui rapporti della “Zangheri” e gli ospiti, ma anche come vengono gestiti gli ospiti. Vogliamo che venga mantenuto il loro benessere psico-fisico e che venga riconosciuta la loro dignità, anche quando versano in condizioni fisiche e psichiche non ottimali o patologiche”.

I parenti degli ospiti della struttura non hanno presentato esposti alla Procura di Forlì, che ha avviato una indagine esplorativa di sua iniziativa, né ai Nas. “Alla “Orsi Mangelli”, alla residenza “Al Parco” e “Casa Mia” non ci risultano contagi – prosegue Creta -. Per questo motivo abbiamo il dovere morale, prima ancora che giuridico, di chiederci come mai sia stato possibile che l'infezione abbia colpito soltanto una delle quattro maggiori strutture presenti in città. Ci chiediamo se sono stati commessi errori o se le altre sono state eccezionalmente fortunate. Abbiamo presentato dei suggerimenti di buon senso, inviato lettere per manifestare situazione di disagio, ma la “Zangheri” non si è mai premurata di informare i familiari degli ospiti di quanto stesse accadendo. Abbiamo ricevuto solo informative “fotocopia””.

Grassi attacca: “La direzione dello “Zangheri” ha manifestato fin da principio totale chiusura nei confronti dei familiari, i quali dal canto loro chiedevano e chiedono di avere notizie, non solo e non tanto sotto il profilo sanitario, ma anche sotto il piano personale dell'umore, dell'attenzione, della voglia di vivere e di come venivano e vengono trattati. Nonostante siano passati tre mesi e nonostante i morti, invece che rivedere i propri errori la direzione prosegue nel mantenere il proprio comportamento di indifferenza ed insofferenza”.

“Non abbiamo nessun tipo di informazione dalla direzione – tuona Giusti -. Non abbiamo ricevuto copie dei documenti richiesti e non ci sono arrivate risposte alle domande di chiarimenti. Quello che riusciamo a sapere arriva dai nostri familiari che riescono in qualche modo a telefonare con i loro cellulari. Viceversa, sia il Distretto Sanitario che il Comune hanno collaborato, fornendo senza indugio tutta la documentazione richiesta. Sono più di cento i documenti”. Altro punto riguarda il contatto umano con gli ospiti: “Nessuna risposta alla richiesta di accedere alla struttura. Siamo dal 3 giugno nella “Fase 3”, ma la “Zangheri” è ferma alla “Fase 1” - prosegue Giusti -. La cosa certa è che dopo tre mesi di isolamento e totale chiusura gli ospiti sono allo stremo, sempre più convinti di essere abbandonati dai familiari, con crolli psicologici anche dei medesimi familiari”.

“Serve un gesto di umanità – prosegue -. L'Ausl il 9 aprile ha inviato alla “Zangheri” disposizioni di “mantenere un costante rapporto con tutti i familiari sulle condizioni dell'ospite”. E ringraziamo gli operatori per quello che stanno facendo”. Abbiamo proposto di utilizzare il parco interno da 17mila metri quadrati per fare incontrare ospiti e familiari. Solo gli ospiti “più fortunati”, in grado di muoversi in maniera autonoma, stanno incontrando i familiari dalle cancellate che si affacciano su viale Salinatore, via Bonzanino e via Caterina Sforza. Una situazione che evoca una tristezza infinita. Eppure contemporaneamente entrano ed escono 150 dipendenti che fanno una vita normale, girano per strada, vivono con le famiglie ed incontrano gli amici”.

Ai familiari non è consentito l'accesso per motivi sanitari, come ha spiegato al TgR la presidente della “Zangheri”, Wilma Vernocchi: “Stiamo aspettando delle disposizioni regionali. Per il momento non è assolutamente possibile e non dipende da noi”. “Abbiamo riferito nelle sedi competenti – ha spiegato sempre al TgR la direttrice della casa di riposo, Annalisa Valgimigli -. Ho presentato una relazione scritta all'amministrazione comunale". 

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