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La cultura che rinasce dagli spazi chiusi: la sala San Luigi diventa "la casa degli artisti"

Per affrontare la chiusura di cinema e teatri, la sala forlivese ha aperto le proprie porte a musicisti e attori romagnoli con un progetto di residenze artistiche

Ormai è dal 25 ottobre 2020 che cinema e teatri sono chiusi al pubblico a causa della pandemia e durante questo periodo di inattività lo staff della Sala San Luigi di Forlì si è impegnato per mantenere viva l’animazione culturale della città e coltivare la relazione sia con gli artisti del territorio che con il suo pubblico. Da questa esigenza sono infatti partiti i progetti “Prove Tecniche” (interviste in diretta sui canali social della Sala San Luigi ad attori, musicisti e registi emergenti del territorio locale) e la collaborazione con Sedicicorto Internatonal Film Festival per la realizzazione di due rassegne online di cortometraggi: “Amorevolissimevolmente” e “Sbellicati”. 

Oltre alle iniziative online, la Sala San Luigi ha avviato negli ultimi mesi un progetto di residenze artistiche, dando la possibilità a compagnie teatrali e gruppi musicali di poter utilizzare i propri spazi per provare, e talvolta registrare, spettacoli e concerti. Tra i primi ad aderire a questo progetto è stato Alessandro Ciacci, volto noto della Stand Up Comedy italiana, che collabora da anni con la Sala. Il comico riminese, che ha utilizzato gli spazi della sala per registrare alcuni spettacoli online, ha dichiarato: “Parlare della Sala San Luigi, per quanto mi riguarda, significa parlare della sala che, prima in Romagna, ha avuto il coraggio di proporre all'interno del suo cartellone non tanto un singolo spettacolo, bensì una vera e propria rassegna di spettacoli di stand up comedy, dando così la possibilità al pubblico di incuriosirsi ed educarsi circa un nuovo modo di intendere l'intrattenimento, più audace e di sapore internazionale”.

Ad utilizzare gli spazi della Sala San Luigi c’è anche l’attrice forlivese Mariasole Brusa della Compagnia “Coppelia Theatre”, che su questa opportunità si è espressa così: “in questo periodo di chiusure e silenzi, abbiamo avuto la fortuna di trovare la disponibilità di uno dei luoghi di Forlì più significativi per quanto riguarda condivisione e cultura: la Sala San Luigi, che ci ha permesso di continuare il lavoro nonostante le limitazioni e ha contribuito a rendere questo tempo di stasi occasione di ricerca e produzione. Sul Palco della Sala stiamo provando, di fronte alla platea vuota, alcune nuove scene dello spettacolo Born Ghost, spettacolo ispirato alla leggenda del fantasma di Azzurrina di Montebello. In scena ci sono l’attrice forlivese Mariasole Brusa, il puppet in legno scolpito da Jlenia Biffi, le musiche di Stefano Bechini e le immagini del videoartist Cosimo Miorelli e altri puppets, realizzati attraverso l’uso di una stampante 3D, con l’obiettivo di coniugare arte e tecnologia, motto della compagnia”.

La Sala San Luigi, inoltre, sta concedendo i propri spazi a gruppi musicali, tra questi i Sudestrada, giovane ed emergente band forlivese . Il frontman del gruppo, Lorenzo Ghetti, si è espresso così del suo ritorno sul palco: “Sentire di nuovo quell’odore, appena entrati, è stato incredibile. Odore di palcoscenico, di poltrone, di locandine di film d’autore. Dovendo prepararci per le audizioni di “Musicultura” è stata un’esperienza non solo piacevole, ma fondamentale. Provare in un vero teatro ci ha permesso di riprendere confidenza con certi luoghi e con certi spazi, dimenticandoci - anche solo per un attimo - l’assurda situazione che stanno vivendo i luoghi della cultura”. 

Anche il collettivo artistico “Olvidados” aderisce al progetto delle residenze artistiche della Sala San Luigi. Olvidados è un collettivo artistico e un’associazione culturale, attiva nell’ambito delle produzioni multimediali, mostre, street-art, e della divulgazione culturale. Tra i collaboratori del collettivo c’è Luca Di Chiara, musicista polistrumentista forlivese, che ha parlato così delle suo ritorno in sala: “tornare sul palco dopo tanti mesi di inattività è stato allo stesso tempo emozionante e da un certo punto di vista anche strano. L'entusiasmo di poter di nuovo “rivivere” quei luoghi che per un musicista sono come una seconda casa ha convissuto in realtà con la sensazione di “routine” che un lavoratore dello spettacolo di solito ha nel suo abituale e bellissimo lavoro”.

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