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Il parroco di Regina Pacis don Roberto tra i profughi del Kurdistan

Al suo ritorno don Roberto illustrerà il più aggiornato reportage fotografico e offrirà la sua testimonianza del viaggio

Dal 2 al 7 novembre don Roberto Rossi, parroco di Regina Pacis, si recherà di nuovo in Kurdistan per vivere alcuni giorni con i profughi e i loro sacerdoti, specialmente padre Majeed. Il sacerdote forlivese era già stato un anno e mezzo fa in Kurdistan ed allora era riuscito a rintracciare Myriam, la bimba che aveva commosso il popolo del web con la sua incredibile testimonianza cristiana dalla guerra. Nel viaggio che intraprende ora don Rossi porterà conforto alla popolazione stremata dalla situazione, contribuendo con le offerte dei parrocchiani all’acquisto del necessario per la vita quotidiana dei profughi.

"Il mio breve viaggio è una visita per esprimere la vicinanza e la solidarietà della parrocchia e della nostra città verso questi nostri fratelli cristiani, così forti nella fede, ma così provati, vittime di giochi internazioni assurdi e di terribili fondamentalismi - afferma -. Già abbiamo avuto varie visite e molti incontri a Forlì in questi anni con padre Majeed e il suo vescovo Johanna Muche, che ci hanno testimoniato la situazione di questi fratelli cristiani e il grande impegno della Chiesa per  l'allestimento, la cura e l’organizzazione umana e religiosa dei campi profughi".

Dopo il suo servizio a Regina Pacis alcuni anni fa padre Majeed Attalla ha mantenuto i contatti con la diocesi di Forlì-Bertinoro attraverso don Roberto Rossi ed altri parroci. Così padre Majeed ha periodicamente raggiunto l’Italia insieme al suo vescovo per informare della grave situazione dei cristiani in Iraq. Poche settimane fa padre Majeed ha incontrato la comunità di Melodola che ha voluto offrire per i profughi di Mosul parte delle offerte avute in onore della Madonna del Popolo. "Seguo soprattutto in questi giorni lo sforzo che viene fatto per scacciare l’Isis – racconta don Rossi - e la speranza per questi profughi di poter un giorno tornare ai loro paesi, ora completamente distrutti, e di poter ricostruire e tornare a vivere un po’ in pace".

Padre Majeed è riuscito ad andare a Qaraqosh, la città cristiana, ora bruciata e deserta, in parte liberata e in parte ancora sotto gli spari della guerriglia. Ha raccontato a don Roberto al telefono in anteprima, quanto poi ha espresso ai giornalisti del Corriere della Sera, la sua commozione, nel riuscire ad andare con la sua auto, scortato dall’esercito. "Volevo che la mia macchina fosse la prima a ritornare nella nostra città, a buttarmi a terra per baciare quella terra martoriata per la fede cristiana,  a entrare nella grande cattedrale in parte distrutta e tutta bruciata, ma che è il segno della forza della nostra fede. Siamo saliti sul tetto e abbiamo alzato una grande Croce improvvisata, là dove tutte le nostre croci erano state distrutte: ancora il segno dell’amore di Cristo e della nostra fede. Ci siamo raccolti davanti ai resti dell’altare, abbiamo acceso candele e abbiamo cantato l’alleluia e i salmi della liberazione. Soprattutto, siamo riusciti a prendere e a portare in salvo tutti i manoscritti antichi e i documenti della nostra chiesa: li avevo nascosti in un angolo e avevo messo davanti un armadio. Non li hanno trovati, altrimenti li avrebbero bruciati come tutti i libri della chiesa.  Ovunque i segni della distruzione, ma ringraziamo Dio, perché siamo tornati", conclude padre Majeed. Al suo ritorno don Roberto illustrerà il più aggiornato reportage fotografico e offrirà la sua testimonianza del viaggio.

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