Ex Casa del Fascio, il punto sui lavori: "Fondi per 3,5 milioni confermati. Abbiamo tolto il progetto da un binario morto"

“Il progetto di 'Centro di documentazione della storia del Novecento', col recupero della Casa del Fascio di Predappio, va avanti, i fondi sono stati confermati dalla Regione ed anzi abbiamo tolto il progetto da un binario morto "

“Il progetto di 'Centro di documentazione della storia del Novecento', col recupero della Casa del Fascio di Predappio, va avanti. I fondi sono stati confermati dalla Regione ed anzi abbiamo tolto il progetto da un binario morto su cui era stato messo e lo abbiamo riportato su un binario dritto, prevenendo un potenziale rifiuto del progetto da parte della Soprintendenza. Politicamente sarebbe stato più facile lasciare che la Soprintendenza avesse formalizzato le sue osservazioni per poi dire 'Ora ripartiamo noi', ma avremmo solo perso ancora più tempo”: è il messaggio che lancia il sindaco di Predappio Roberto Canali, dopo un sopralluogo coi tecnici e i progettisti dell'intervento, che dovranno seguire la progettazione definitiva, la successiva direzione dei lavori fino al collaudo e l'apertura al pubblico dell'edificio, che ha un peso storico notevole, essendo la sede del Partito Fascista nella città natale e di fondazione del duce.

conferenza-stampa-progetto-ex-casa-fascio-2L'edificio fu completato alla fine degli anni Trenta, venne accatastato il 31 dicembre 1939, svolse quindi solo per pochissimi anni le sue funzioni iniziali, di propaganda e celebrazione del regime fascista, per poi diventare un edificio destinato a vari usi nel Dopoguerra: perfino abitazioni, un tacchificio, la sede dell'Arte (storica azienda di produzione di arredi per navi), un circolo-bar, depositi, la sede del Partito Socialista e del Partito Comunista. Da circa trent'anni è vuoto e in disuso ed è stato vincolato per decreto del Soprintendente alle Belle Arti dal novembre 2010. “La sua caratteristica è che è giunto a noi  sostanzialmente intonso, come era stato costruito all'epoca, senza intervento successivi rilevanti, perfino porte, finestre, balaustre sono dell'epoca”, spiega Stefano Fabbri dell’ufficio tecnico del Comune di Predappio. “In sostanza la Soprintendenza ci dice che l'ex Casa del Fascio deve essere 'Museo di sé stessa', mantenendo anche i serramenti, i cancelli d'ingresso a scomparsa, il sistema di oscuramento con tende per le quali ci sono ancora i cassonetti”, aggiunge l'architetto Giancarlo Gatta.

“Dalla Regione ci è arrivata la conferma che i fondi Por-Fesr per lavori che in teoria dovevano essere eseguiti entro la fine del 2019 sono prorogati di due anni”, spiega il sindaco Canali. Si tratta di un milione di euro, a cui si aggiungono 500mila euro del Comune di Predappio (proprietario dell'edificio dopo il passaggio dal Demanio statale), 500mila euro della Fondazione Cassa dei Risparmi (“Anche la Fondazione ci ha confermato la proroga e il mantenimento della disponibilità dei fondi”, precisa il sindaco) ed infine 1,5 milioni dello Stato, per un totale di 3 milioni e mezzo finanziati per un intervento che costerà, si stima, 5 milioni di euro, a cui ci sono da aggiungere 1,5-2 milioni per i futuri allestimenti.

Qual è stata la battuta d'arresto di cui si è parlato nelle ultime settimane, confutata dalla precedente amministrazione di centro-sinistra? “La Soprintendenza nel 2015 aveva dato un parere positivo ad un progetto preliminare dissimile da quello attuale”, argomenta Canali. Nel 2016, infatti, sarebbe arrivato un altro progetto, frutto di una convenzione con l'Istituto Parri e pagato 84mila euro (“Speri male”, commenta il primo cittadino), mai inoltrato formalmente alle Belle Arti, nonostante il vincolo. “Quest'ultimo progetto è stato quello alla base di gara vinta da noi”, spiega Cesare Valle, a capo del team di architetti che hanno vinto la progettazione dell'intervento (Studio Valle Progettazioni di Roma, mandatario, assieme all'ingegner Giuseppe Gasparo Amaro, Soc. SQS Ingegneria, l'architetto Giancarlo Gatta, e all'ingegner Alberto Gentili).

“In tale progetto – prosegue l'architetto Gatta – prevede un recupero, ma anche delle opere architettoniche, ed è qui che è intervenuta la Soprintendenza, dicendoci che queste non sarebbero state permesse e che la struttura doveva essere 'Museo di sé stessa', con il contenuto adattato al contenitore e non il contrario, rimarcando la rarità del fatto che ci è di fatto giunta come è stata originariamente costruita, porte, infissi delle finestre, marmi, pavimenti compresi”. Le obiezioni hanno riguardato i vani scala, gli ascensori, un soppalco del salone delle feste, la conservazione dei pavimenti, limitazioni per gli impianti. “Il recupero deve essere senza modifiche alle parti strutturali e architettoniche”, sintetizza Fabbri.

“Ed ora si partirà con i sondaggi strutturali e sismici, assieme ai rilievi architettonici, finalizzati alla verifica dello stato dell’edificio e alla realizzazione del progetto, in accordo con la Sovrintendenza”, spiega l'architetto Cesare Valle. “L'iter sarà portato avanti con il coinvolgimento dello stesso ente man mano che si procederà”. Il progetto di recupero prevede in generale l'utilizzo dell'ala verso Forlì per il centro ricerche, mentre l'ala verso Predappio Alta sarà adibita a biblioteca e attività collaterali, come un bar e un punto ristoro. Visto che i fondi per il momento sono insufficienti per tutta la struttura, saranno indirizzati principalmente sull'ala destra, quella verso Forlì, col suo salone semi-circolare. I tempi dell'intervento: nel 2020 si conta di completare i sondaggi, elaborare il progetto definitivo e organizzare le procedure per l'appalto dei lavori, nel 2021 si vedrà – si spera – il cantiere vero e proprio . 

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