Festa del Curato d’Ars, i sacerdoti celebrano il loro patrono: "Tutti siamo chiamati a rimetterci in cammino"

"Siamo messi alla prova - è uno dei passaggi dell'omelia di Corazza, con riferimento all'emergenza da covid-19 -, ma la prova non ci avvilisca o ci abbatta"

Cinquanta sacerdoti della diocesi si sono incontrati martedì nella chiesa di San Giuseppe Artigiano in occasione della festa del loro patrono, il Santo Curato d’Ars, per una giornata di fraternità. Dopo la visita agli affreschi della chiesa, guidata dal parroco, don Carlo Guardigli e dal pittore Franco Vignazia, il vescovo mons. Livio Corazza ha presieduto la concelebrazione eucaristica. "Siamo messi alla prova - è uno dei passaggi dell'omelia di Corazza, con riferimento all'emergenza da covid-19 -, ma la prova non ci avvilisca o ci abbatta; sull’esempio del Curato d’Ars, abbracciamo ancora di più il messaggio del vangelo". 

"Siamo richiesti di ripartire, anzi rinascere, da quello che veramente conta, dovremo lasciare tante strutture e sovrastrutture, ma ci resterà sempre il tesoro della nostra vita, per il quale abbiamo dato la vita: il nostro Signore Gesù e il suo vangelo - ha evidenziato Corazza -. È iniziato un viaggio, e nello zaino del pellegrino nel cambiamento, dobbiamo mettere solo l’indispensabile. E tre cose sono le cose indispensabili: il pane del cammino, l’eucaristia; la parola di Dio, da meditare quotidianamente da soli e insieme; e la catechesi degli adulti con il testo fondamentale che è il vangelo, che ci riscalda e ci guida. E, infine, la compagnia dei fratelli e delle sorelle che camminano con noi. Non siamo soli". E infine, "tutti siamo chiamati a rimetterci in cammino, a lasciare le antiche sicurezze - se ci sono ancora -,e ripartire dallo spirito che ha animato Don Giovanni Maria Vianney". Dopo la messa i sacerdoti hanno continuato la festa con un momento conviviale.

Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, nacque l’8 maggio 1786 a Dardilly, Lione, in Francia. Di umili origini, privo della prima formazione, nel clima anticristiano della Rivoluzione francese riuscì ad essere ordinato sacerdote nell’agosto 1815, a 29 anni, con molte difficoltà. Inviato come parroco ad Ars en Dombes, un piccolo borgo con meno di 300 abitanti, dove si dedicò, fino a 18 ore al giorno, al sacramento della confessione. Il piccolo villaggio di campagna diventò così il centro della Francia e anche i nobili si misero in fila tra i penitenti per essere confessati da lui. Morì nel 1859, nel 1925 Pio XI lo proclamò Santo indicandolo come patrono dei parroci. Nel 2009 Benedetto XVI lo proclamò patrono di tutti i sacerdoti.

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