Ritorna la festa di San Mercuriale, compatrono della città

“Celebrare la memoria del nostro proto-vescovo in un momento così difficile – dichiara il parroco don Enrico Casadio - ci aiuta ad essere comunità”

Ritorna la festa di San Mercuriale, compatrono di Forlì. “Celebrare la memoria del nostro proto-vescovo in un momento così difficile – dichiara il parroco don Enrico Casadio - ci aiuta ad essere comunità”. Avviata giovedì scorso con la recita del Rosario per tutti gli ammalati di Covid e gli operatori sanitari, la solennità vivrà l’apice domenica, alle 18.45, con l’accoglienza della reliquia del cranio, proveniente dalla chiesa della SS. Trinità. Seguirà la concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza, che rivolgerà il tradizionale Discorso alla città alla presenza delle autorità.

Lunedì, alle 8.30 santa messa presieduta da mons. Giampietro Fabbri, vicario generale della Diocesi, seguita alle 10 da quella officiata dal vice parroco don Guy Kone, con liturgia conclusiva alle 18 affidata al parroco don Enrico Casadio. La centralissima basilica di piazza Saffi, fino al 1798 officiata dai monaci benedettini vallombrosiani, è sempre più avviata a recuperare il ruolo di fulcro della cristianità forlivese, tipica dei tempi in cui il cuore pulsante dell’urbe era più propriamente chiamato il “Campo dell’abate”. La festa di San Mercuriale si celebrava inizialmente il 30 aprile, giorno in cui le autorità civili promuovevano persino un palio di cavalli dal Ronco fino alla Piazza Grande, l’attuale Piazza Saffi. Per non sovrapporla a quella di San Pellegrino, che ricorre il primo maggio, la ricorrenza fu spostata al 26 ottobre, giorno in cui, nel 1601, le reliquie del proto vescovo, eccetto il cranio e la mano sinistra custoditi rispettivamente alla SS.Trinità e in Duomo, furono traslate nella cappella Mercuriali, in fondo alla navata destra della basilica.

“Celebrare San Mercuriale – riprende don Casadio, parroco di San Mercuriale e Santa Lucia, ma anche rettore del Carmine e amministratore parrocchiale di San Biagio – ci consente di restare in un orizzonte mondiale, visto che i risultati delle analisi delle ossa confermano la tradizione circa l’origine armena. Per questo stavamo preparando la visita dell’ambasciatore di quel paese presso la Santa Sede, poi rimandata a causa degli scontri militari in corso nel Nagorno Karabakh”.

La provenienza asiatica del patrono è stata attestata di recente dallo studio delle reliquie realizzato grazie alla collaborazione tra ricercatori ed istituzioni. Protagonisti dell’iniziativa sono Mirko Traversari, antropologo responsabile del progetto, il gruppo Ausl Romagna Cultura, e la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna. “L’origine armena – conclude il sacerdote - è un modo concreto per rivolgere l’attenzione ai troppi conflitti in atto nel mondo. Alla pandemia da Coronavirus si aggiungono anche i virus della violenza e delle troppe guerre dimenticate”.

Da ormai nove secoli, la splendida chiesa romanica di piazza Saffi è legata a doppio filo al vescovo che, su mandato del papa, guidò la prima comunità cristiana forlivese. Avendo guarito da una grave malattia Alarico, re dei Goti, Mercuriale ottenne la liberazione di duemila e più forlivesi, che erano tenuti prigionieri dal re “barbaro”. Da qui l’origine del toponimo del quartiere Schiavonia. Morto nel 449, il primo vescovo di Forlì fu sepolto nella chiesa della SS. Trinità.

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