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Forlì raccoglie il grido di papa Francesco: una veglia di preghiera per la pace in Siria

Anche la Diocesi di Forlì-Bertinoro raccoglie il grido di papa Francesco: "Mai più la guerra - violenza chiama violenza - guerra chiama guerra", indicendo una veglia per la pace per sabato 7 settembre 2013, dalle 21 alle 22, a Regina Pacis.

“Mai più la guerra - violenza chiama violenza - guerra chiama guerra”. La Diocesi di Forlì-Bertinoro raccoglie il grido di papa Francesco contro l'intervento militare nel Medio Oriente, e indice una veglia di preghiera per sabato, dalle 21 alle 22, nella chiesa di Regina Pacis, in piazzale Kennedy. Papa Bergoglio, nell'Angelus di domenica 1 settembre, ha dedicato tutto il tempo alla situazione di guerra e di violenza in Siria, invocando un'azione di pace per il Medio Oriente e per tutto il mondo.

La prima opzione del pontefice è evitare interventi bellici e trovare vie di trattativa per una pacificazione. Come già avvenuto il 2 giugno scorso per il Corpus Domini, in occasione della prima adorazione eucaristica in contemporanea mondiale coordinata da Roma, l'invito alla preghiera sarà raccolto da tutte le chiese particolari in comunione con lo stesso pontefice. L'appello lanciato domenica scorsa da piazza San Pietro, ripete quello accorato di altri papi nel corso del XX secolo. Giovanni XXIII, quando nel 1962 tuonò contro l'escalation militare innescato dalla crisi dei missili sovietici diretti a Cuba, ebbe successo. Assolutamente inascoltato fu, invece, Giovanni Paolo II, che nel 1991 chiese (e non ottenne) che gli angloamericani si astenessero militarmente contro l'Iraq.

Nessuna contestazione delle ragioni dell'intervento; semplicemente “violenza chiama violenza - guerra chiama guerra”. “I pontefici - dichiara il responsabile diocesano della pastorale sociale, formazione politica, custodia dell'ambiente, don Franco Appi - ci chiedono preghiera ma anche capacità di incidere sulla cultura per creare pensieri e consuetudini di pace, nella giustizia e nella promozione dei diritti e dei doveri di ogni uomo”. Tutto sta a credere nella forza della preghiera. “Noi - continua don Appi - possiamo fare molto più di quanto pensiamo, già rispettando i diritti di tutti coloro che vengono da noi, così da diffondere una cultura del diritto e della dignità da rispettare per ogni uomo”.

Il cristiano può veramente creare una cultura di pace contro ogni gesto di sopraffazione, delegittimare ogni azione violenta e ogni mancanza di rispetto del diritto. “Noi - conclude il responsabile diocesano della pastorale sociale - siamo chiamati ad essere operatori di pace e giustizia, sostenuti dalla preghiera e dall'ascolto della parola di Dio”.

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