Galeata festeggia il patrono sant'Ellero con messa (ancora) senza popolo

Secondo degli “Altri Passi sulla Via della Speranza”, la liturgia sarà trasmessa in diretta sul canale Youtube della Pastorale Giovanile diocesana

In attesa della riapertura ai fedeli prevista per lunedì, sarà ancora “senza popolo” la messa solenne in onore di Sant’Ellero, patrono di Gaelata, che mons. Livio Corazza presiederà venerdì, alle 11, dall’antico santuario affacciato sulla cittadina bidentina. Secondo degli “Altri Passi sulla Via della Speranza”, il percorso spirituale proposto dal vescovo di Forlì-Bertinoro in vista del ritorno a Messa al termine della pandemia, la liturgia eucaristica sarà trasmessa in diretta sul canale Youtube della Pastorale Giovanile diocesana.

Ellero nacque in Tuscia, l’odierna Toscana, nel 476, l’anno della caduta dell’Impero romano d’Occidente. Avvertì la vocazione alla vita eremitica sin da adolescente, tanto da lasciare la casa paterna appena dodicenne e fermarsi sul monte soprastante Galeata. “All’età di vent’anni – si legge nel libro di Ellero Leoncini dedicato all’abbazia – il monaco passò dalla vita eremitica a quella cenobitica, accogliendo il nobile ravennate Olibrio e i due figli come primi compagni”. Uomo inerme ma fortificato dalla preghiera, s’impose niente meno che su Teodorico: il sovrano Ostrogoto (ma anche re d’Italia) si vide costretto a salire sino all’eremo per contrastare Ellero, deciso a non mettergli a disposizione i monaci richiesti per la costruzione del nuovo palazzo di caccia. Da cosa nasce cosa: il re barbaro si convertì, divenendo grande sostenitore della causa del santo.

Come attesta la Vita Hilari, l'abbazia dedicata a Sant’Ellero fu fondata verso la fine del V secolo d. C. Oggi, del complesso originario rimane solo la chiesa romanica: il resto è andato distrutto per l'abbandono e per i terremoti che hanno colpito l'Alta Valle del Bidente nel corso dei secoli. La facciata in arenaria dell’abbazia esibisce un bel portale ornato da capitelli con sirene, simbolo del peccato e da monaci oranti. L'interno ha subito notevoli trasformazioni nel XVII - XVIII secolo, anche se conserva la tipica struttura medievale con il presbiterio soprelevato e la sottostante cripta con il sarcofago del santo, risalente all’ottavo secolo. Nelle cappelle laterali sono collocati alcuni elementi decorativi e scultorei dell'antica fabbrica, mentre i pezzi più significativi sono esposti nel museo civico “Mons. Domenico Mambrini”. Nel corso del tempo si sono succeduti vari restauri, l’ultimo dei quali eseguito di recente da maestranze locali. Per la cronaca, il monaco Ellero, morto in odor di santità il 15 maggio del 558 all’età di ottantadue anni, è venerato in particolare per la guarigione dal mal di testa.

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