La "Forlì-exit" blocca l'Unione dei Comuni: fumata nera per la scelta del presidente

Fumata nera nella prima seduta del Consiglio dell'Unione dei Comuni, formato da una rappresentanza dei Consigli comunali dei 15 Comuni della Romagna forlivese

Fumata nera nella prima seduta del Consiglio dell'Unione dei Comuni, formato da una rappresentanza dei Consigli comunali dei 15 Comuni della Romagna forlivese, 11 dei quali hanno rinnovato sindaci e consigli comunali lo scorso 26 maggio. Lunedì sera, all'ordine  del giorno vi era la nomina del presidente del Consiglio dell'Unione, ma soprattutto la scelta del presidente dell'Unione, ruolo detenuto fino a prima delle elezioni dal sindaco di Predappio Giorgio Frassineti di centro-sinistra. Il presidente “provvisorio”, il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, ha proposto al centro-sinistra di rimandare in blocco la questione delle nomine dei due presidenti e vice-presidenti.

Lo conferma il diretto interessato, Zattini: “La discussione non c'è stata, è stato accettato di rinviare in attesa di una discussione in seno alla prima giunta dell'Unione dei Comuni, che si terrà giovedì”. La giunta è formata dai 15 sindaci dell'Unione dei Comuni, 6 sono di centro-destra, 6 di centro-sinistra e 3 sono civici o trasversali (Galeata e Civitella, a cui si è aggiunto il sindaco di Portico che in consiglio dell'Unione si è iscritto al gruppo misto). Uno dei 15 dovrà essere necessariamente il Presidente dell'Unione.

Molto equilibrio anche in seno al Consiglio, alcuni sindaci come quelli di Civitella e Modigliana hanno infatti disertato la prima seduta. Si sono formati due gruppi consigliari, entrambi con 14 membri, uno di centro-destra guidato da Andrea Costantini della Lega e un altro di centro-sinistra guidato da William Sanzani del Pd. I sindaci di Portico e Galeata hanno aderito al gruppo misto, mentre la consigliera Valentina Rossi ha costituito un proprio gruppo autonomo di Potere al Popolo, formazione politica della sinistra radicale. Il meccanismo dei voti ponderati (i consiglieri hanno infatti peso diverso a seconda che siano di maggioranza o di opposizione nei rispettivi consigli comunali) potrebbe far pendere la bilancia per una maggioranza di centro-destra, con un ruolo di ago della bilancia del gruppo misto.

Ma nell'Unione dei Comuni la politica conta abbastanza poco. Gestito come organo tecnico, al pari della Provincia diventato ente di secondo livello, in passato le decisioni sono quasi sempre state condivise e il Presidente dell'Unione è stata finora una figura più di sintesi che espressione di una maggioranza politica. “Non abbiamo alcun desiderio di occupazione di poltrone, è indispensabile invece avere obiettivi comuni per far funzionare l'Unione”, spiega Zattini. Il primo cittadino forlivese ha già annunciato la volontà di politica di una “Forlì-exit”, l'uscita del capoluogo dall'Unione, ma i tempi non saranno brevi e bisogna discuterne le modalità.

“Alla prima seduta del Consiglio siamo arrivati senza alcuna indicazione, disposti a discutere in quella sede i nomi che ci sarebbero stati proposti per la presidenze, ma ci hanno chiesto un rinvio che abbiamo accettato. Prima del Consiglio non abbiamo avuto alcun contatto col centro-destra per condividere dei possibili presidenti. Siamo disponibili ad una convergenza purchè si tenga conto di un equilibrio di rappresentanza tra grandi comuni e piccoli comuni e di rappresentanza politica”, spiega la segretaria di federazione del Pd Valentina Ancarani, che è anche consigliera dell'Unione. “Il sindaco di Dovadola, Tassinari, ha avanzato la proposta di Elisa Deo per la presidenza del Consiglio dell'Unione, in continuità dato che è presidente fin dall'epoca di Balzani, da parte nostra abbiamo dato disponibilità a votarla, ma in un quadro in cui si discutesse anche della vice-presidenza. A quel punto la discussione si è arenata e ci è stato chiesto il rinvio”, sempre Ancarani.

Il nodo vero è però la presidenza dell'Unione, che il centro-sinistra – che pure governa in molti Comuni dell'Unione pur avendo perso a Forlì – non reclama per sé. “Zattini ha annunciato l'uscita del Comune di Forlì dall'Unione, una scelta che non condividiamo dato che per noi Forlì dovrebbe rimanere nell'Unione con un dovere anche di solidarietà nei confronti dei comuni più piccoli. Nella nostra visione quindi il sindaco di Forlì dovrebbe essere il presidente naturale dell'Unione, tanto più che se ci deve essere l'uscita del capoluogo, questo deve essere un processo che va governato e non possiamo certo essere noi a farlo, considerato che non lo condividiamo”, sempre la segretaria dem. La rosa dei possibili presidenti si restringe quindi a pochi nomi, che possono essere o il sindaco di Forlì Zattini (almeno fino a quando Forlì sarà nell'Unione), oppure il sindaco di Predappio Roberto Canali, oppure ancora quello di Tredozio Simona Vietina. Tutti gli altri sindaci di centro-destra governano comuni molto piccoli oppure sono espressione di liste più civiche che di area politica. Un'altra opzione è di affidare la Presidenza ad un sindaco civico, ma in questo caso i nomi possibili sono solo Elisa Deo di Galeata o Claudio Milandri di Civitella.

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