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Muore un senza tetto. Il Comune: "Ha rifiutato gli aiuti"

Il caso di Franco Lotti, 67 anni, senza tetto morto presso una struttura sanitaria, dopo essere stato accompagnato al pronto soccorso, si arricchisce di tante tragiche sfumature

“Non è morto per il freddo, anche perchè il decesso risale all'8 dicembre, quando le temperature non erano certo rigide come quelle di adesso”. Il caso di Franco Lotti, 67 anni, senza tetto morto presso una struttura sanitaria, dopo essere stato accompagnato al pronto soccorso, si arricchisce di tante tragiche sfumature. L'assessore al welfare del Comune, Davide Drei, racconta una storia di “proposte e soluzioni non accettate”. L'uomo ha continuato a vivere per strada con i due figli.

Sull'”evento che addolora l'intera comunità cittadina – si legge nella nota dell'assessorato - si sottolinea che le motivazioni del decesso non possono essere attribuite al freddo, ma sono da ricercarsi, come riferiscono le autorità sanitarie locali, in un quadro clinico complessivamente precario, caratterizzato dalla presenza pregressa di una pluralità di patologie”.  La notizia, riportata martedì dal Corriere Romagna parlava di condizioni aggravate dal freddo. “L'8 dicembre non c'erano temperature rigide”, ribadisce Drei, che sottolinea anche come l'iniziativa della raccolta fondi per la tensostruttura, atta ad ospitare i senza dimora, non sia in alcun modo legata a questa vicenda, ma serva proprio ad evitare che i senza tetto dormano al freddo.

Tornando a Lotti, viveva per strada con i due figli. “Alla persona in questione, senza dimora, era stata prospettata, purtroppo non accettata, una soluzione abitativa temporanea e l'accesso a un servizio diurno, che consentisse anche il necessario approfondimento e la presa in carico appropriata da parte dei servizi della rete sociale e sanitaria”, si legge nella nota del Comune. Spiega Drei che “la famiglia era seguita dai servizi sociali. I figli avevano la possibilità di un tetto temporaneo presso la Caritas. Ma all'offerta non c'è stata risposta”.


“Purtroppo – conclude Drei – l'anziano ha rifiutato anche la presa in carico sanitaria, che viste le sue condizioni di salute era fondamentale”.

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