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Anche l'abbigliamento, tra mille difficoltà, ha provato il delivery: le esperienze dei negozianti forlivesi

Il settore abbigliamento ha sposato la consegna a domicilio, ma c'è tanta voglia di riaprire: "Mancano il rapporto con la clientela, le chiacchiere, le consulenze in negozio"

Fra le tante attività che si sono riconvertite alla consegna a domicilio non potevano mancare quelle del settore abbigliamento. Che si tratti di una maglietta, di un pigiama, di collant o calzettoni per i bimbi, i forlivesi hanno risposto positivamente alla disponibilità dei commercianti a consegnare a casa.

"Abbiamo messo subito a disposizione il servizio", racconta Serena Focaccia del negozio di intimo e abbigliamento Il Calzerotto. "Ne ha usufruito soprattutto la clientela più affezionata, quella che sa già cosa vuole e che taglia porta. Ma non solo loro. Certo, scegliere la biancheria attraverso una foto è complicato, ma c'è anche chi ha comprato pantaloni e, confrontandomi con la cliente, che conoscevo già, abbiamo trovato la taglia giusta." Ma Serena ha anche un coniglio nel cappello: l'e-commerce. "Lo abbiamo attivato due anni fa, e come è comprensibile, in questo periodo in cui tutti sono fermi, le spedizioni in tutta Italia sono aumentate."

"Da un mese circa offro consulenza via telefono, do informazioni su taglie, modelli e quant'altro." dice Mario Piolanti del Greenshop, che vende abbigliamento donna. "Abbiamo venduto soprattutto abbigliamento donna, articoli sportivi, casual... consegno personalmente a domicilio, con tutti i dispositivi di sicurezza, e offro anche la possibilità di cambiare i capi qualora la taglia non andasse bene."

Alessandra Brasini di Mon Reve, che vende abbigliamento da donna e da uomo, più una piccola porzione di intimo per tutte le età, ha voluto guardare al lato positivo: "Di sicuro non ho fatto fatturato, ma ho scoperto un modo nuovo di svolgere la mia professione. Sicuramente i social hanno aiutato, ma anche il passaparola. Ho venduto molta pigiameria, ma anche magliette, jeans... chi lavora in smartworking, magari, ha piacere di indossare qualcosa di carino! Vado di persona a consegnare tutto, e dispongo di metodi di pagamento sicuri, da Paypal a Satispay fino al bonifico. Se la cliente deve pagare in contanti, le chiedo di mettere i soldi in una busta."

Intanto il 18 maggio si avvicina e con esso il momento della tanto agognata riapertura.  "Mi sto attrezzando," spiega Mario Piolanti. "La voglia di riaprire c'è, assolutamente: il mio è un negozio a conduzione familiare, una storia lunga 45 anni, e non intendiamo fermarci ora. Ma devo ancora capire come rendere sicuro tutto quanto, soprattutto per quanto riguarda la sanificazione dei capi." "Apriremo senza dubbio!" dice Serena Focaccia. "Il negozio è piccolo e consente l'ingresso a una o due persone al massimo, e ci atterremo alle regole per la sicurezza, a partire da gel sanificante e guanti a disposizione all'ingresso, oltre alla mascherina che è già obbligatoria, ovviamente. Stiamo aspettando l'arrivo di un paio di macchinari all'ozono: uno per sanificare l'ambiente, un altro esclusivamente per i capi che i clienti hanno provato." 
"Penso che farò dei tentativi," dice Alessandra Brasini. "Sarebbe bello poter riaprire a pieno regime, ma se ciò non fosse possibile, se le persone si sentissero ancora poco sicure, mi organizzerò per aprire su appuntamento: ho la fortuna di abitare molto vicino al mio negozio, quindi non sarebbe un problema, e avevo già iniziato a farlo prima che ci fosse il lockdown."

E la consegna a domicilio? Dal 18 maggio si potrà considerare un capitolo chiuso? La risposta è no: "Continueremo ancora", è l'idea di Piolanti. "Penso che le persone non si sentiranno subito pronte a uscire come prima, inoltre è stata una scoperta per me, intendo portare avanti questo modo diverso di vendere abbigliamento", è il commento di Alessandra Brasini. Anche dal "Calzerotto" sono dello stesso avviso: "Continueremo, soprattutto per aiutare i clienti affezionati e per quelli più anziani che magari hanno ancora paura a uscire."

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