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Il "Nudino" di Ercole Drei da Palazzo Romagnoli a Rovereto per la mostra dedicata a Isadora Duncan

Il prestito rientra tra le azioni di valorizzazione e di diffusione della conoscenza del patrimonio culturale e museale della città mercuriale

Un'opera delle Collezioni del Novecento di Palazzo Romagnoli in partenza da Forlì. Si tratta del "Nudino" in bronzo di Ercole Drei, che andrà ad arricchire la mostra "A passi di danza. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia", curata da Maria Flora Giubilei, Carlo Sisi, Rossella Campana, Eleonora Barbara Nomellini, Patrizia Veroli, che si terrà al "Mart Museo di arte moderna e contemporanea" di Rovereto dal 18 ottobre al primo marzo. Il prestito rientra tra le azioni di valorizzazione e di diffusione della conoscenza del patrimonio culturale e museale della città mercuriale, in un'ottica di collaborazione tra istituzioni culturali presenti in area romagnola e nazionale.

Palazzo Romagnoli ospita una ricca selezione di opere scultoree che rimandano alla prima fase costitutiva della "sezione moderna" della civica Pinacoteca. Nello stesso tempo, si evidenzia la marcata propensione espressa dalla Forlì di primo Novecento nei confronti dell’arte plastica anche come componente essenziale dell’arredo urbano. Non mancano sculture di grande interesse in un arco cronologico che va dagli ultimissimi anni dell’ 800 all’età fascista, con le varianti di gusto e mode che vanno dal verismo al simbolismo, al dèco, al liberty, al floreale fino ai valori plastici. Il "Nudino" è un'opera in bronzo su base in legno realizzata nel 1919 dall'artista faentino Ercole Drei, scomparso il primo ottobre del 1973. 

L'esposizione è dedicata alla danzatrice americana Isadora Duncan e al suo rapporto con le arti figurative italiane. Dipinti, sculture e documenti, fra i quali fotografie inedite, ripercorreranno il legame con l’Italia di colei che rivoluzionò le teorie accademiche della danza, per avviare una moderna e innovativa visione del corpo femminile, e del suo movimento, nello spazio, prendendo le mosse dall’influenza che ebbe nel contesto internazionale. Ribelle ad ogni convenzione e di forte carisma, Isadora si distinse per il suo danzare svincolata da condizionamenti sociali. Centrale è il tema della liberazione del corpo femminile che si coniuga con l’esaltazione di modelli tratti dal mondo archeologico e classico. Niente più corsetti stretti e punte di gesso per la danza ma abiti leggeri e piedi nudi per ritrovare il contatto energetico con la terra. La danzatrice ebbe una significativa influenza sul mondo culturale dei primi del Novecento, quel ‘gusto Duncan’ che connotò molte scelte culturali e stilistiche del suo tempo. Si esibì non solo sui palcoscenici di Parigi, Berlino e Monaco, ma anche nei teatri Armonia di Trieste (1902) e Costanzi di Roma (1912), e mantenne uno speciale legame con Firenze, sin dal 1902, grazie all’amicizia con Eleonora Duse e, successivamente, alla lunga permanenza di uno dei suoi compagni, lo scenografo inglese Edward Gordon Craig, nel capoluogo toscano dal 1906.

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