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Quadro rimosso a San Martino, il parroco: "La chiesa non è una sala mostre"

Non si tratta di una rimozione di un’opera d’arte che non piace, ma di una vera e propria revisione delle opere che possono stare in chiesa E altri cambiamenti potrebbero arrivare nella chiesa nuova di San Martino in Strada

Non si tratta di una rimozione di un’opera d’arte che non piace, ma di una vera e propria revisione delle opere che possono stare in chiesa, affinché questa non si trasformi in un mero spazio di esposizione di arte contemporanea. E altri cambiamenti potrebbero arrivare. Tenere ben diviso il sacro e il profano: è  netto il giudizio di don Maurizio Monti che replica nella “polemica ferragostana”  alle accuse mosse dall’artista Mauro Maltoni.

A fine luglio Maltoni si è visto sparire dalla vecchia chiesa di San Martino in Strada un’opera donata nel 2006. Ne è nata una vivace protesta, con la richiesta di resituzione dell'opera. Col cambio di parroco, infatti, è cambiata la sensibilità nei confronti di quell’Apparizione, dove in un angolo una bambina guarda l’evento sacro con paura. Spiega don Maurizio Monti: “Ho ritenuto opportuno rimuovere il quadro donato nel 2006 alla parrocchia. Tale operazione è stata effettuata il 24 giugno 2011. I diretti collaboratori ne erano da tempo informati.  Al Vescovo è stato data verbale comunicazione”.

Per quali motivi? Don Monti lo spiega in un volantino distribuito ai parrocchiani: “Il quadro descrive l’apparizione del Crocifisso ad una bambina che esprime di fronte ad esso, paura. Il quadro interpreta in maniera inconsueta il tema esposto. Le apparizioni nella tradizione biblica hanno una dimensione di luce e gloria. Chi ne è destinatario esprime assieme all’inevitabile sconcerto, meraviglia e gioia. Una farfalla in materiale plastico appesa al muro fuori dal quadro potrebbe significare speranza.  Ma questa, nell’annuncio cristiano, è già dentro al mistero della croce. Inoltre il quadro non ha finalità pastorali. Non è orientato alla devozione, alla preghiera e alla contemplazione.  E neppure ha valenza educativa. L’opera artistica in un contesto educativo come quello liturgico, ha ultimamente il compito di veicolare atteggiamenti di fiducia e di sicurezza, in particolare nei confronti dei fanciulli, soggetti in crescita”.

In più c’è l’aspetto “ufficiale”: “L’affissione del quadro non rientra in un programma iconografico, artistico, autorizzato dalla competente autorità ecclesiastica”. Inoltre, spiega il parroco “l’autore mi ha sollecitato a rimettere al suo posto il quadro,  adducendo come motivazione il fatto che esso è stato donato alla parrocchia e che la sua collocazione ha avuto  carattere ufficiale, con il coinvolgimento di autorità istituzionali e relazione di critico d’arte”. E qui la riflessione del parroco: la chiesa non è una sala mostre. “ Ringrazio l’autore per tale intervento. Esso mi incoraggia a denunciare la diffusa tendenza ad assecondare un criterio per il quale ogni opera regalata alla parrocchia ottiene ipso facto il diritto ad essere sistemata negli spazi liturgici e ad uso pastorale; e a rimanervi. Le nostre chiese in tal modo si orientano a trasformarsi in aule per mostre d’arte contemporanea”. In base a questo principio, continua don Monti, “Ritengo mio dovere  rivedere anche le iniziative già intraprese nella nuova Chiesa di S.Martino in Strada  sulla sistemazione di opere senza una dichiarata intenzionalità progettuale. Mi chiedo e chiedo se nel presbiterio è compatibile la presenza di due crocifissi. L’uno di Goffredo Gaeta, vetrata a mosaico inserita nel progetto della chiesa e una tela di Roberto Casadio di successiva inserzione. La Chiesa ha da sempre tenuto in particolare considerazione l’aspetto artistico. La dimensione della bellezza in funzione evangelizzante  le è sempre stata a cuore”.
 

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