Cronaca

Priorità a sicurezza del territorio e ristori. Zattini: “Per l'alluvione dobbiamo fare squadra”

Nell'incontro a Borgo Sisa i sindaci di Forlì e Ravenna chiedono al Governo fondi per gli indennizzi, ma i cittadini puntano il dito contro le opere non fatte. Il responsabile romagnolo della protezione civile: "La manutenzione non è stata perfetta"

Dalle richieste rivolte al Governo per gli indennizzi alle azioni necessarie per la messa in sicurezza del territorio colpito dall'alluvione. Ma sul piatto ci sono anche le paure e la rabbia dei cittadini che chiedono conto alle istituzioni degli errori commessi e delle opere non compiute. E' stato un confronto serrato quello che si è svolto mercoledì sera al campo sportivo di Borgo Sisa, dove i sindaci di Ravenna e Forlì hanno cercato di fare il punto sulla situazione post alluvione con un approfondimento dedicato al fiume Ronco, che coinvolge entrambe le città. Nei difficili giorni di maggio, infatti, c'era stata forte apprensione per la situazione del fiume Ronco che aveva rotto gli argini a Forlì e poi aveva tracimato in varie zone delle Ville Unite, nel Ravennate. Per giorni interi si era tenuta monitorata la piena del Ronco, con i livelli idrometrici costantemente oltre le soglie d'allarme dalla montagna a valle, fino alla confluenza dei Fiumi Uniti, dove il Ronco si congiunge con il Montone, che a sua volta aveva causato gravi problemi.

All'incontro di Borgo Sisa, terra di confine fra le due province dove a maggio vi sono state importanti esondazioni, erano presenti il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, Piero Tabellini responsabile area Romagna del Settore sicurezza territoriale e protezione civile Regione Emilia-Romagna, Stefano Francia del Consorzio di bonifica della Romagna, Nicola Dalmonte presidente del consorzio del Canale emiliano romagnolo i rappresentanti dei Consigli territoriali di San Pietro in Vincoli e del Quartiere 5 di Forlì, e i tecnici del Comune di Ravenna.

I sindaci di Forlì e Ravenna fanno il punto sull'alluvione a Borgo Sisa

Il sindaco di Ravenna

Il sindaco De Pascale individua subito “i due temi centrali” del post alluvione: gli indennizzi, con “famiglie che hanno subito oltre 50mila euro di danni” e le azioni in campo per rendere più forte il territorio romagnolo. Sui ristori il primo cittadino ravennate ravvisa che “novità rilevanti non ci sono”. I due strumenti al momento a disposizione sono il Cis (che ha messo a disposizione 2mila + 3mila euro per le prime riparazioni), E il Cas che, tuttavia non è stato ancora  liquidato. Come evidenzia De Pascale, “il 30% di chi ha presentato la domanda per il Cas ha stimato danni sopra i 25mila euro”. Su tutto questo si somma l’attuale impossibilità di presentare perizie complete. “Il commissario Figliuolo ci ha detto che presto sarà possibile – ha detto De Pascale - E’ assolutamente prioritaria e sarà importante anche per stimare il danno complessivo del territorio”.

Dopo aver passato in rassegna le risorse messe a disposizione ad oggi dal Governo attraverso i vari decreti emanati, il sindaco ravennate ha ribadito come queste siano insufficienti a coprire i danni del territorio alluvionato e ha ribadito la proposta di spostare i fondi della cassa integrazione, solo in parte sfruttati: “Chiediamo che questo miliardo venga destinato ai cittadini – ha dichiarato De Pascale - Noi non smetteremo di fare assemblee sul territorio e di andare in tutte le sedi per chiedere ristori per cittadini e imprese”. E oltre i ristori si pensa anche ad “aumentare il livello di sicurezza idrogeologica. Il fatto di essete davanti a eventi climatici di questa portata non deve lasciarci inerti e dobbiamo tutti dire che c'è da fare di più – ha concluso De Pascale - Dobbiamo tornare molto più forti di come eravamo prima”.

Il sindaco di Forlì

Condivide le parole del sindaco ravennate anche il collega forlivese Gian Luca Zattini. “Prima di tutto si pensi alla sicurezza del territorio. Dobbiamo partire dall’idea che le piene centenarie non esistono più. Prima del ritorno della cattiva stagione, serve almeno il totale ripristino delle infrastrutture. Senza queste opere gli stessi indennizzi hanno un senso limitato”. Il primo cittadino di Forlì punta il dito anche contro le attività urbanistiche degli anni ‘60 e ‘70 con “costruzioni a totale rischio”, precisando che si tratta di “condizioni che non hanno colore politico”, ovvero che sono sbagli compiuti nel passato tanto dalla destra quanto dalla sinistra. Quella della recente alluvione è una “situazione che ci deve far ripensare l’intera programmazione urbanistica. Siamo ai piedi di colline devastate. Non c'è una strada che non abbia una frana e molte frane si vedranno solo con il tempo – ha sottolineato Zattini - La salute di Forlì, Ravenna e Cesena, dipende da quella delle colline”.

Sul fronte ristori “ci sono soldi stanziati che non sono stati spesi, potrebbero essere un tesoretto immediato – e sarebbero, per il sindaco forlivese, misure in grado di dare - ai cittadini la certezza di avere risposte”. Una cifra equa, per i danni del territorio alluvionato “secondo me potrebbe essere di 8 o 9 miliardi, una cifra non certo stanziabile in poche settimane, ma che deve essere un obiettivo”. E aggiunge: “Io non avrei dubbi a mettermi contro un governo, di qualsiasi colore, se questo dovesse bloccare la ricostruzione. Dobbiamo fare squadra, perché siamo tutti sulla stessa barca”.

Rispetto al tema delle donazioni, Zattini precisa che Forlì ha ricevuto oltre 1 milione di contribuzioni libere che si sommano ad altre contribuzione vincolate. E infine torna sulla polemica dei prestiti: “E’ un’opzione non più in agenda. Non era un regalo alle banche, si trattava di un accesso a credito senza interessi. Lo abbiamo abbandonato – ribadisce - Ma poteva avere un senso”.

Il punto sul Ronco

A fare un approfondimento specifico poi sulla situazione del fiume Ronco sono i tecnici. Piero Tabellini, responsabile del Settore sicurezza territoriale e protezione civile della Regione, rammenta gli elevati livelli di pioggia che si sono accumulati, soprattutto sui rilievi nei giorni di maggio, e ha presentato un quadro delle criticità del Ronco tra rotture ed esondazioni diffuse. “L’impatto è stato superiore a ogni pianificazione”, ha detto Tabellini. Al momento si sta procedendo con la ricostruzione dei corpi arginali rotti, e con la “rimozione di quantitativi di vegetazione enorme”. Ma si pensa anche al futuro e a opere in grado di contenere eventuali nuovi eventi estremi. Tra i progetti di maggior utilità potrebbe esserci la laminazione del fiume Ronco a monte della via Emilia, un'opera potenzialmente in grado di contenere 16 milioni di metri cubi d'acqua. Ci sarebbero poi lavori in somma urgenza pari a 3 milioni e 650mila euro che aspettano l’ok dal commissario alla Ricostruzione, ma “le imprese – conferma Tabellini – sono già al lavoro.

Il Consorzio di bonifica

“Stiamo ripristinando le opere di bonifica – ha affermato il presidente del Consorzio di bonifica della Romagna, Stefano Francia - Sono in corso l'espurgo dei canali, la ripresa delle frane che hanno colpito i canali e la sistemazione degli impianti idrovori che hanno sopportato in poche settimane il volume di acqua di tre anni e saranno da rendere pienamente operativi per l'autunno". La stima dei danni operata dal Consorzio sulle opere di propria competenza al momento è di 300 milioni di euro, 15 sono invece i milioni di euro di lavori già avviati. Francia ripercorre anche quanto avvenuto nei giorni della seconda alluvione: “Il 16 maggio la rete del Consorzio di bonifica era in allerta rossa. Ma la rete ha tenuto. Il problema serio c’è stato quando l’acqua dei fiumi si è riversata sulla rete bonifica. Rotture e sormonti hanno distribuito l’acqua nei territori di bonifica in modo disordinato” e con portate che hanno mandato in crisi un sistema non progettato per contenerle. Infine Francia lancia una critica: “Molte opere di potenziamento che abbiamo presentato a Figliuolo le candidiamo da anni”.

Il Consorzio del Cer

A chiudere gli interventi istituzionali c’era Nicola Dalmonte, presidente del consorzio del Canale emiliano romagnolo (Cer). Il canale, nato e concepito per la distribuzione irrigua del territorio compreso fra il Po e Rimini, è andato sotto pressione già nel corso della prima alluvione, quando il 3 maggio l’acqua fuoriuscita dalla rottura del Sillaro entrò nel Cer. “Il canale è concepito per distribuire acqua potabile - Spiega Dalmonte – perciò non poteva scaricare acqua sporca”. Poi è arrivata la seconda fase dell’alluvione con il Cer che continuava a incamerava acqua senza poterla scaricare. L’unico scarico a mare, infatti, sarebbe stato possibile attraverso il fiume Savio che, però, aveva già rotto gli argini. Il Cer è un canale “che contiene 10 milioni di metri cubi. Dai fiumi sono usciti centinaia di migliaia di metri cubi. Non è concepito come canale di scolo – chiarisce Dalmonte - Faremo dei ragionamenti di prospettiva, valutando modifiche rispetto al ruolo principale del Cer”, che è quello di fornire acqua per agricoltura e industrie.

La rabbia dei cittadini

Alla riunione sotto il tendone del campo sportivo di Borgo Sisa erano presenti centinaia di cittadini, provenienti da diversi territori, ma ugualmente preoccupati e indignati. Tante sono le critiche avanzate alle istituzioni: quella di un “territorio abbandonato”, di “fiumi e canali non manutenuti”. I cittadini chiedono risposte chiare anche sugli errori che sono stati compiuti rispetto alla sicurezza del territorio. “Manca persino l'ordinaria amministrazione, come la pulizia dei fiumi”. “Si è fatto tutto ciò che si poteva fare? Non sentite di avere fallito?”, si domandano in molti e c’è chi chiede le dimissioni dei responsabili. In molti si lamentano della “drastica diminuzione dei budget delle manutenzioni”. Infine si chiede un aggiornamento sugli interventi in corso: “Ottobre è dietro l'angolo e rischiamo una seconda grande catastrofe”.

A rispondere in parte alle domande c’è il responsabile della Regione, Tabellini che sottolinea come, anche con una vegetazione a zero sugli argini, lungo il corso dei fiumi “ci sarebbero comunque rami e vegetazione trasportati dalla piena”. D’altro canto, alberi e arbusti sugli argini “potrebbero anche contribuire a rallentare la velocità di scorrimento dell'acqua durante le piene – spiega - Si deve trovare un equilibrio nel lavoro delle imprese e le risorse a disposizione dovrebbero essere di più – e infine ammette – Una perfetta manutenzione non l'abbiamo fatta, ma negli ultimi anni è aumentata rispetto agli anni precedenti”. Entro l’inizio della stagione autunnale viene ribadito da tutti l’intenzione di portare a termine tutte le attività di pulizia e ripristino che possono essere fatte.

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