Piove sempre meno, focus sulla diga di Ridracoli: "Situazione sotto controllo. Ma serve potenziare il sistema idrico"

Guardando ai prossimi mesi, "sarà importante monitorare la situazione da ottobre in poi, considerando che nel recente passato abbiamo avuto autunni ed inverni siccitosi"

E meno male che Giove Pluvio è stato generoso nel mese di marzo. Perchè da lì in poi ha mostrato il suo lato più avaro. E i vari temporali che hanno attraversato l'Appennino nel corso dell'estate non sono serviti a caricare di oro blu la diga di Ridracoli. Ciò malgrado, assicura il presidente di Romagna Acque, Tonino Bernabè, "la situazione è sotto controllo e non abbiamo dati allarmanti. L'invaso si è riempito ad inizio marzo, quando ci fu anche una tracimazione, ed ancora beneficiamo al massimo delle capacità produttive della principale fonte d'approvvigionamento della Romagna. Contemporeamente si lavora anche su altre fonti, che abbiamo a disposizione sul resto del territorio, in una logica di integrazione".

Poche piogge

Con l'estate e il conseguente aumento dei turisti in Riviera, sono cresciuti i consumi di acqua e il peso delle scarse precipitazioni si comincia a far sentire. "L'unico mese piovoso, che ha superato la media storica di 129,3 millimetri, è stato marzo con 194,6 millimetri di pioggia. Tutti gli altri hanno visto piogge inferiori alla media - fotografa Bernabè -. A luglio sono caduti solo 41,2 millimetri di pioggia a fronte di una media di 68, mentre ad agosto 58,4 millimetri, mentre la media è di 71,3 millimetri". E settembre non è partito nel migliore dei modi: in tredici giorni sono caduti appena 3 millimetri (la media storica è di 105 millimetri). Al momento all'orizzonte non si intravedono piogge. Ma anche eventuali precipitazioni temporalesche, a carattere di nubifragio, non sono utili alla causa, perchè, come spiega Bernabè, "il terreno dal punto di vista dell'assorbimento e del riempimento delle falde non trae benefici e per il fenomeno del dilavamento si vengono a creare dei dissesti".

La situazione della diga

Domenica mattina la diga era a quota 536 metri sul livello del mare, con un volume pari a 15,95 milioni di metri cubi su un massimo di 33 milioni di metri cubi, circa il 48% sul totale. Da quando è stato costruito l'invaso la media storica per il periodo è di 14,5 milioni di metri cubi. L'andamento è grosso modo simile a quello del 2019. "Una perdita di un metro corrisponde a questa quota a circa 630mila metri cubi in meno, mentre più in alto i quantitativi sono maggiori - spiega Bernabè -. In una situazione come questa l'obiettivo è preservare l'invaso quando maggiore sono i consumi".

Guardando ai prossimi mesi, "sarà importante monitorare la situazione da ottobre in poi, considerando che nel recente passato abbiamo avuto autunni ed inverni siccitosi". Oltre alla diga di Ridracoli, si può contare sul potabilizzatore della Standiana, fra Fosso Ghiaia e Mirabilandia, che potabilizza le acque del Canale Emiliano Romagnolo con cui viene servita anche la provincia riminese: "Se verranno a mancare le precipitazioni, dovremmo verificare lo stato di tutto il sistema delle fonti e prendere di conseguenza delle decisioni in modo da assicurare la continuità del servizio e allo stesso tempo ridurre il livello di abbassamento dell'invaso".

Cambiamenti climatici e programmazione

L'approvvigionamento è strettamente collegato ai cambiamenti climatici. "In passato avevamo autunni ed inverni meno siccitosi e più freddi, mentre negli ultimi anni, ad esempio il 2017, abbiamo riscontrato apporti meno significativi. Il tempo di riempimento dell'invaso si sta spostando verso il periodo primaverile". Oltre al potabilizzatore della Standiana, il sistema Ridracoli è integrato con le fonti locali del Rabbi, del Montone, del Tramazzo, del Marzeno, dal Savio e con l’acqua dei pozzi: "A seconda delle condizioni in cui ci troviamo vengono svolti dei tavoli con le Prefetture, la Protezione Civile, Arpae e l'Autorità di Bacino del Po per individuare delle misure di compensazione o d'emergenza per quanto concerne la capacità di approvvigionamento. Il cambiamento climatico condiziona anche il modo di rapportarsi alla gestione del territorio e della programmazione in funzione dei rischi che potrebbero insorgere".

Sul futuro: "Stiamo individuando alcune proposte sul quale ragionare e che dovranno essere condivise con i sindaci e la Regione, che dovrà lavorare su un nuovo piano di tutela delle acque che servirà per pianificare i fabbisogni futuri che riguarda l'uso civile, il settore industriale ed irriguo. Servono infrastrutture che possano garantire la sicurezza del territorio e bisogna inserire investimenti nella pianificazione per non dover correre ai ripari quando la situazione d'emergenza diventa concreta. L'attuale continuità del servizio idrico è frutto di una politica di pianificazione".

Ragiona il presidente di Romagna Acque: Se ad esempio non avessimo realizzato nel 2015 il potabilizzatore della Standiana, non avremmo avuto una fonte importante che avrebbe integrato la diga di Ridracoli, e che allo stesso tempo ha compensato anche i limiti delle falde e contenendo allo stesso tempo il rischio della subsidenza. Attualmente ci sono aree che non sono servite dalle acque della diga, le cui fonti perenniche sono andate in crisi come accaduto nel 2017. Senza una capacità di stoccaggio maggiore tra una ventina d'anni ci potremmo trovare in una condizione di stress idrico che non si è in grado di compensare. Bisognerà quindi lavorare con le amministrazioni comunali per potenziare un sistema che già forte, anche perchè la domanda di acqua è in continuo aumento. Inoltre servono convenzioni tra regioni per sviluppare un'integrazione tra territori che al momento non c'è".

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