E' paralizzato dal 1991, ma grida alla vita: la storia di Luciano Mazzini

La gioia di esistere di Luciano Mazzini ha dell'incredibile. L'ultimo libro su di lui, "Pensieri scritti con gli occhi del cuore", è stato presentato il 27 dicembre scorso

Luciano Mazzini nel 1987 al concerto degli U2

La gioia di esistere di Luciano Mazzini ha dell’incredibile. L’ultimo libro su di lui, “Pensieri scritti con gli occhi del cuore”, riflessioni di Luciano Mazzini assemblate e commentate da Paolo Ghetti, da un’idea di Antonio Iandolo, è stato presentato il 27 dicembre scorso alla Cena Francescana pro Clarisse di San Biagio. Dal 2 dicembre 1991 è un corpo inerte, dipendente al cento per cento dagli altri per tutte le funzioni vitali, dall’alimentazione all’idratazione, sino allo spostamento continuo nel letto per evitargli le piaghe da decubito. Eppure inneggia alla vita e ringrazia Dio del grande dono.

Quella mattina di 21 anni fa, un devastante incidente sul lavoro immobilizza completamente l’operaio castrocarese. Luciano cade per diversi metri da un’impalcatura del cantiere in cui sta operando. Sopravvive all’impatto ma si spezza la schiena. La lesione vertebrale subita è irreparabile: l’uomo, oggi 48enne, non muove un muscolo che è uno. Chi lo vede in quelle condizioni, accudito dai genitori e dalle sorelle, si chiede che razza di esistenza sia mai quella.

“No – ribatte lui stesso, usando l’unico strumento di comunicazione rimastogli, le pupille degli occhi – è proprio così che mi sembra più vera tutta la vita. Ho capito che potevo ancora essere felice, quindi ho seguito il Padre della felicità. Il mondo che conoscevo è cambiato e le cose che ieri mi sembravano importanti, oggi sono diverse”. L’accettazione di Luciano somiglia molto a quello della martire della sofferenza Benedetta Bianchi Porro, a pochi giorni dal 49° anniversario della salita al cielo della venerabile. L’ultimo libro sul castrocarese, “Pensieri scritti con gli occhi del cuore”, riflessioni di Luciano Mazzini assemblate e commentate da Paolo Ghetti da un’idea di Antonio Iandolo, è stato presentato il 27 dicembre scorso alla Cena Francescana con almeno 150 commensali, tenutasi nel teatro “Don Bosco” dell’Istituto Salesiano “Orselli”, in via Episcopio Vecchio.

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“Ho conosciuto Luciano nel 2004 – scrive l’autore – in una sera d’estate in cui ero stato invitato a casa sua per recitare il Rosario mariano. Non mi sarei mai aspettato di incontrare una persona davvero speciale. Quanti contenuti da quelle labbra apparentemente spente. Con lui ho condiviso la certezza che il destino di ogni credente è stare legato a Cristo sulla croce”. “Carissimo Luciano – scrive in appendice il vicario generale del papa per la Città del Vaticano, cardinale Angelo Comastri – apprendo che tutta la tua vita è improntata nell’amore di Dio e per gli altri. E’ l’unica cosa che porteremo in Paradiso e perciò sei nell’essenziale, anzi, hai già le radici in cielo”. Tutto il ricavato della diffusione del volume, in vendita presso le Clarisse di San Biagio, andrà proprio alle Sorelle Povere di Santa Chiara per il restauro del loro malandato monastero. L’autore non nasconde, però, un altro fine ben più importante: “Far riscoprire, attraverso le pagine del libro, Cristo vivo e presente nella quotidianità”. Solo la fede può giustificare l’entusiasmo incredibile di Luciano per la vita, in barba alla sua terribile condizione.

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