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Martedì, 16 Agosto 2022
Cronaca

Contratti di lavoro finti per ottenere disoccupazione e sanità: 11 rumeni denunciati

Una falsa azienda che attraverso falsi contratti di lavoro ha permesso a diversi immigrati rumeni di rimanere sul territorio italiano e di godere così di una serie di previdenze sanitarie e assistenziali: è il quadro che sono riusciti a ricostruire i carabinieri

Una falsa azienda che attraverso falsi contratti di lavoro ha permesso a diversi immigrati rumeni di rimanere sul territorio italiano e di godere così di una serie di previdenze sanitarie e assistenziali: è il quadro che sono riusciti a ricostruire i carabinieri del nucleo presso l'Ispettorato del Lavoro di Forlì, assistiti nell'indagine dal militari del Nucleo operativo radiomobile. Si è trattato di un'indagine fatta sui documenti ma anche con ispezioni presso la sede della presunta ditta che, sulla carta, operava nel settore edile.

Al controllo finale dei carabinieri, infatti, la ditta individuale che si trova nella zona di via Cervese e che ha comunicato al Centro per l'Impiego 10 assunzioni a tempo indeterminato nel periodo 2012-2013, in verità non aveva strumenti di lavoro, non aveva mai effettuato alcun tipo di opera reale, non aveva contabilità e listino prezzi. Insomma, a detta degli inquirenti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Forlì, solo un'azienda, operativa sulla carta dal 2007, per effettuare queste assunzioni di favore, gestita da un 58enne rumeno che sfruttava in questo modo la sua residenza a Forlì.

Nel gruppo dei 10 beneficiari, tutti rumeni, ci sono ben 6 donne (un numero insolito tenuto conto dell'attività edile della ditta). Si va da una 18enne assunta formalmente come imbianchina a un 70enne chiamato come manovale. In realtà, dietro al contratto non ci sarebbe stato niente niente: né una prestazione, né una retribuzione, neanche una formale busta paga. La legge italiana prevede che anche i cittadini comunitari, in assenza di un impiego, dopo tre mesi di permanenza sul territorio italiano debbano tornare al loro paese. Con questi contratti di lavoro si poteva così eludere la legge.

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I carabinieri, tuttavia, hanno scoperto di più: grazie al contratto e quindi alla regolare presenza in Italia, diversi “beneficiari” della presunta truffa ordita ai danni di diversi enti pubblici avevano accesso alle cure del servizio sanitario nazionale, tra l'altro nel regime più agevolato essendo nullatenenti. In un caso l'Inps ha erogato un sussidio di disoccupazione ad una donna e, quando i carabinieri sono intervenuti a fermare il “giro” era in corso una pratica addirittura per l'ottenimento di una pensione di invalidità.

I dieci che hanno “sfruttato” il contratto della ditta falsa sono 5 rumeni residenti a Forlì, uno a Castrocaro e altri 4 distribuiti nelle province di Pavia e Cremona. Per tutti la denuncia è per truffa aggravata finalizzata alle erogazioni pubbliche e falso in atto pubblico. Sono in corso accertamenti per verificare se dietro il 58enne, formale legale rappresentante della ditta fasulla, vi siano altre persone e quale fosse il probabile corrispettivo per elargire questi finti contratti di lavoro. Il danno alle casse pubbliche ad ora accertato ammonta a 10.000 euro, ma sono in corso ulteriori accertamenti.

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