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Coronavirus e assistenza domiciliare ai malati, l'appello di Europa Verde: "Potenziare le Usca"

Nella scorsa primavera, durante la prima ondata pandemica, le Usca operanti in Regione erano 81

Alessandro Ronchi, portavoce di Europa Verde Forlì-Cesena, chiede il potenziamento delle Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale che assistono a domicilio i malati di covid-19. "Questa pandemia ci ha certamente mostrato i danni che la regionalizzazione della sanità pubblica ha creato - esordisce -. Viviamo in una regione più fortunata delle altre, ma questo non può chiuderci gli occhi di fronte al caos che sta dividendo il servizio offerto ai cittadini del nostro Paese. A crisi superata di questo si dovrà certamente discutere e ripensare, ma ora tutti devono dare il proprio contributo affinché se ne esca nella maniera migliore possibile".

"E’ con questo spirito che Europa Verde di Forlì-Cesena, di fronte all’incremento del contagio, chiede con forza che si potenzino le Usca in modo da salvaguardare la piena operatività dei Pronto Soccorso e dei Reparti di terapia ospedalieri - prosegue Ronchi -. Questo in un’ottica di rafforzamento della medicina del territorio, che ha dimostrato di essere un baluardo strategico per contrastare l’epidemia". Nella scorsa primavera, durante la prima ondata pandemica, le Usca operanti in Regione erano 81, poi durante l’estate, sulla base dell’evolversi della situazione sanitaria che ha visto l’affievolirsi e un ridursi dei casi di Covid 19, si sono ridotte a circa 60 unità. "Ricordiamo che la Regione deve garantire una unità ogni 50.000 abitanti, che significa un numero minimo di 89", prosegue Ronchi.

"Europa Verde di Forlì-Cesena, nel pieno della recrudescenza del contagio, chiede che le Usca siano costituite ed operanti anche nella nostra Provincia nel numero massimo consentito, in una logica di rafforzamento della rete di assistenza domiciliare - prosegue l'esponente verde -.Infatti riteniamo che questo presidio, unitamente alla istituzione dei Covid Hotel, possa rappresentare un prezioso strumento di cura del Covid, senza gravare sulle risorse ospedaliere, salvaguardando, allo stesso tempo, nei nostri nosocomi le normali funzioni di diagnosi e cura non legate al Covid 19. Altrettanto importante in questa fase è la nostra capacità di individuazione dei contagiati asintomatici, grazie ad un aumento imponente degli strumenti di screening e test rapido: un recente studio americano sembra attribuire a questi soggetti più della metà delle trasmissioni del virus. Rivendichiamo un ruolo maggiormente incisivo della medicina territoriale anche per il post pandemia, ed auspichiamo la costituzione di nuclei decentrati di diagnosi e prima cura, quali strumenti essenziali per la tutela della salute pubblica, necessari alla gestione di base delle patologie ed alla selezione dell’accesso alle strutture ospedaliere".
 

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