Martedì, 15 Giugno 2021
Politica

"Islam da bonificare", il vice-presidente della Commissione Pari Opportunità si dimette in polemica

Portolani ha usato le stesse parole del Popolo della famiglia, parlando della necessità di un "processo di bonifica della religione islamica"

Il vice-presidente della commissione Pari Opportunità del Comune di Forlì Massimo Marchi lascia l'incarico in polemica con le parole di Marinella Portolani sul caso di Saman, la giovane su cui si indaga col sospetto che sia stata uccisa dalla famiglia per aver rifiutato un matrimonio combinato. Portolani ha usato le stesse parole del Popolo della famiglia, parlando della necessità di un "processo di bonifica della religione islamica", sollevando le reazioni del Pd e di Articolo Uno che ne hanno chiesto le sue dimissioni e successivamente numerose altre posizioni politiche.

Questa la rotesta infine Massimo Marchi, Consigliere Comunale Italia Viva Forlì: "Ho sempre pensato che le parole hanno un significato ed un valore molto importante. A maggior ragione quelle parole hanno molto più peso se a pronunciarle è un rappresentante delle Istituzioni come la Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Forlì Marinella Portolani. Dire che è necessario un “processo di bonifica della religione islamica da certe forme di violenza” sarebbe già grave da parte di un comune cittadino. Diventa però inaccettabile se detto da chi dovrebbe occuparsi di pari opportunità. Non ero purtroppo presente ai lavori della commissione  per motivi di lavoro, ma mi sono riascoltato in serata le registrazioni. La Commissione Pari Opportunità, in un Comune come Forlì più che altrove, dovrebbe essere luogo di confronto, di approfondimento, di dialogo. Già dall’inizio quando su richiesta della Presidente e come espressione delle forze di minoranza ero stato investito del ruolo di Vicario di tale Commissione avevo chiesto il coinvolgimento di tutti i membri nelle scelte e nella calendarizzazione dei lavori. Invece purtroppo a causa di una gestione inadeguata, la Commissione si sta trasformando in un ring dove vanno in scena scontri ideologici che non fanno onore all’Istituzione e che personalmente non mi appartengono. Per questo, stante l’impossibilità di incidere sulle decisioni della Presidente, ho deciso di lasciare il mio ruolo di Vice-Presidente anche alla luce delle sue gravissime affermazioni, da cui, pur essendo cristiano cattolico credente e praticante mi dissocio totalmente perché non è questo a mio parere il modo di intendere il confronto tra religioni diverse.”
 
Sempre Marchi: “In questi mesi la Presidente non ha fatto altro che chiedere il contributo di tutti, cosa giusta e sacrosanta, ma osannando sempre ciò che le arrivava dai colleghi di maggioranza e accusando sempre di “strumentalizzazioni” i suggerimenti o gli inviti alla condivisione nelle scelte della minoranza. Tutto ciò sempre con l’accusa che fino ad ora la Commissione non aveva mai lavorato riconoscendo però che Forlì è un luogo ricco di servizi e di eccellenze a proposito di pari-opportunità, una contraddizione nei fatti. In realtà se strumentalizzazione c’è stata è proprio quella della Presidente Portolani che ha scambiato una istituzione come la Commissione Pari Opportunità per il suo piccolo gioco personale e non una Istituzione il cui compito va oltre le ideologie di qualsiasi parte. Se si parla di dialogo e confronto interreligioso vorrei che la Commissione e la Presidente stessa (che forse dovrebbe riflettere sull’opportunità di ricoprire ancora quel ruolo) cogliessero ad esempio l’opportunità unica di avere sul nostro territorio, a Bertinoro, una perla rara nel mondo: un museo dedicato al dialogo tra le religioni, uno dei pochissimi che racchiudono oggetti, simboli e cimeli delle tre religioni monoteiste: Cristianesimo, Ebraismo ed Islam. Lo si è fatto per volontà di una grande figura del passato, Leonardo Melandri, proprio per combattere gli estremismi e l’ignoranza. Forse la Commissione tutta ma in particolare la Presidente Portolani, farebbe bene a recarvisi per capire la gravità di ciò che sostiene”.

A lanciare strali contro Portolani è infine la Consulta Laica e le associazioni forlivesi unite nel "Coordinamento parità di genere". Queste ultime scrivono: "Già da mesi osserviamo l'andamento della Commissione e la sua gestione da parte della Presidente eletta Marinella Portolani con crescenti perplessità in merito al suo funzionamento. Troppo spesso abbiamo constatato come i soliti personalismi e protagonismi partitici abbiano ostacolato i lavori della commissione saturando i tempi del dibattito a favore di un calendario di audizioni in molti casi fuori contesto, arbitrarie e unilaterali. Al contempo, in tutti questi mesi possiamo notare come la commissione non abbia ancora creato le circostanze per un confronto con le associazioni da sempre attive sui temi della parità di genere a partire dal Tavolo contro la Violenza sulle donne nel nostro territorio. Nei fatti si continua a sottrarre alla città la possibilità di un lavoro collettivo finalizzato a promuovere fattivamente politiche antidiscriminatorie e di pari opportunità in un territorio dove le disuguaglianze di genere e le discriminazioni sono ancora presenti e radicate sia nella sfera privata che in quella pubblica della vita delle donne a partire dal mondo del lavoro. Ma ciò che è accaduto nella seduta del 10 giugno non può essere taciuto. La strumentalizzazione della drammatica vicenda di Saman Abbas da parte della Presidente della Commissione ha dimostrato la sua inadeguatezza a ricoprire questo incarico". 

"Ascoltare la presidente della commissione che dovrebbe lavorare per parificare le opportunità tra i sessi e nel tessuto sociale, istigare a discriminazioni religiose e culturali a sostegno di un movimento oscurantista e patriarcale come il Popolo della famiglia, è a dir poco vergognoso e offensivo nei confronti della vittima. D’altronde, un partito che si nasconde dietro al baluardo della cosiddetta famiglia tradizionale per giustificare le sue politiche volte a oggettificare il corpo femminile come mera macchina riproduttiva, un movimento che ancora oggi confina la realizzazione delle donne all'interno del focolare domestico, non è altro che l’ennesimo  dito puntato pronto a sindacare sui corpi, sulle ambizioni, sulle vite pubbliche e private delle donne in funzione di un ruolo sociale stereotipico e riduttivo.
Queste sono le stesse basi di quel sistema patriarcale che ha tolto la vita a Saman, per impedirle di scegliere come viverla, possono dunque essere pubblicamente sostenute le parole di chi le pone? Avremmo voluto sentire dalla Presidente della Commissione Pari opportunità una presa di posizione forte a contrasto della violenza di genere e a condanna di quel sistema patriarcale che usa il privilegio maschile per imporre il suo controllo sulla vita delle donne e di tutte le minoranze". Firmano la protesta Anpi Forlì, 
ANPI Forlì Cesena, Arci, Ass. Barcobaleno Forlimpopoli, Associazione il progresso delle idee , Associazione Life Onlus , Associazione Luciano Lama, Associazione Tamkin per donne marocchine, Associazione Tutta a sinistra , la sottile linea rossa, Associazione Voce donna, Cgil Forlì, Federconsumatori Forli - Cesena , Forlì Città Aperta, Forum delle donne Forlì, Libera FC, Parità di genere, Presidio Libera Giuseppe Letizia di Forlimpopoli, Presidio Libera Placido Rizzotto di Forlì, Rea Collettivo di Genere, Rete Studenti Medi Forlì, 
Tavolo permanente delle Associazioni contro la violenza sulle donne, Udi Forli , Udu Forli, Un secco no.
 

Infine anche l'ex vicesindaco Giancarlo Biserna: "Se si vuole uscire dall'ambiguità ideologica, bisogna fare quello che finalmente sta facendo Macron in Francia e che tra i tanti, anche io nel mio piccolissimo, proposi in varie sedi dove venni guardato per razzista - continua Biserna - Lo Stato o il singolo Comune per far risiedere e lavorare uno straniero e la sua famiglia in Italia gli devono fare firmare la Carta di Integrazione che lo impegna a rispettare le nostre leggi e i nostri valori. Una firma "sostanziale" e non formale, e quindi accompagnata da una provata assimilazione della nostra cultura a cui lui con la firma aderisce. Se non la firma non avrà nessun lavoro, nessuna agevolazione, nessun percorso. Deve andare a casa obbligatoriamente. Si può fare con accordi con le aziende e nei limiti delle potestà normative degli Enti Pubblici a partire dallo Stato. Vi sta bene che nella vostra azienda lavori un immigrato che in casa sua tra le mura domestiche fa il padre padrone e tiene moglie e figlie sottomesse? Vi sta bene che il sindaco dia la abitazione agevolata a chi è a favore della pena di morte? Vi sta bene che si dia accoglienza a chi considera la sua religione superiore alla nostra? Vi sta bene che a scuola vadano figli di immigrati che non riconoscono formalmente la nostra Costituzione? E' utopia farlo? No, significa non abdicare al valore della nostra cultura che si identifica nella Costituzione. Questa è libertà vera e non ideologia politicamente corretta come fanno a sinistra, e integralista, come gridano a destra".

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