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Partite e canestri nel ricordo di Matteo: "L'intitolazione del campo è un attestato di stima"

"Sono questi i luoghi di chi, come Matteo, avrà voglia di sfidarsi e di confrontarsi per continuare a crescere o per non smettere mai di sentirsi bambino"

Il campetto di via Dragoni porterà il nome di Matteo Margheritini, il giovane cestista prematuramente scomparso nel 2009 a causa di una leucemia e il cui ricordo comtinua a vivere attraverso iniziative sportive e di beneficenza. L'ufficializzazione è arrivata giovedì, riempiendo di gioia i familiari e l'associazione Marghe All Star: "E' un riconoscimento importante, per la famiglia di Matteo, i suoi amici o per chiunque l’abbia conosciuto direttamente o indirettamente. E’ l’attestato di stima di una città che ha molteplici significati, da quello umano, a quello sportivo. La certificazione che chi non è più con noi può continuare a vivere nelle memorie e nel cuore delle persone che continuano a perorare una casa giusta. Persone che condividono gli stessi obiettivi, gli stessi  valori del sudore, della abnegazione per i compagni, del rispetto e soprattutto della condivisione delle emozioni più profonde e antiche che creano quei legami indissolubili nello spazio e nel tempo".

"Grazie all’intitolazione del campetto da pallacanestro dell’area verde di Via Dragoni sotto la dicitura “Campo Matteo Margheritini”, questa amministrazione ha dato prova di riconoscere prima di tutto l’importanza della capacità della memoria di generare un valore indiscutibilmente profondo e imprescindibile per il territorio e la gente che lo abita e a questa vanno tutti i più sinceri ringraziamenti
della Asd Marghe All Star e della famiglia di Matteo - aggiungono -. Quella memoria fatta di ricordi capace di generare nelle persone quel moto continuo in grado di costruirne dei nuovi fatti di nuove esperienze, amicizie e passioni comuni maturate su quel terreno rosso, sudato di amore per uno sport capace di raccogliere a sè i più o meno giovani ipnotizzati dai rmbalzi di quella palla a spicchi. Questo è il canestro di tutti coloro hanno creduto fin da subito nella forza della iniziativa nata quasi per gioco ma che sin dai primi “rimbalzi” ha fatto intravederne le potenzialità, ovvero il torneo Marghe All Star che nel 2020 avrebbe compiuto 10 anni, ma che ahimè, come tante altre situazioni causa pandemia, ha dovuto rimandare il proprio appuntamento di inizio estate".

"Un grazie speciale va a tutti i ragazzi, gli amici, o semplicemente i sostenitori che negli anni hanno permesso a centinaia di ragazzi di giocare fianco a fianco con le stelle della pallacanestro cittadina, in una cornice di pubblico di grande entusiasmo e passione - proseguono -. Autti gli organizzatori, principalmente amici di Matteo, sempre in prima linea già da parecchi mesi prima dell’evento, va la menzione speciale per aver sempre pensato e creduto che luoghi come il campo intitolato a Matteo, fosse il posto ideale dove far fiorire e sopravvivere quei sentimenti più veri che trovano concretezza nello stare insieme con rispetto di chi ti sta ci sta a fianco e di chi in quel momento ci sta sfidando, nella socialità e nella competizione sportiva.  In aggiunta a quanto detto, va anche dato merito a tutti coloro che hanno e che contribuiranno all’evento, di aver trovato la chiave giusta per abbinare tanta passione per la palla a spicchi al concretoimpegno per il sostegno di chi, come Matteo, sta o dovrà attraversare le difficoltà e le sfide che la malattia metterà davanti grazie al contributo che il torneo, tutti gli anni e in modo integrale, versa a favore di Admo".

"L'intitolazione del campo a Matteo Margheritini non è affatto il punto di arrivo ma è una tappa fondamentale del percorso, iniziato più di 10 anni fa, capace di riaccendere la voglia di fare ancora meglio, di più, per la città, per lo sport e per chi ha bisogno di fiducia e vicinanza nella sfida alle malattie - viene rimarcato -. Ancora di più, in questo momento di difficoltà globale, questi luoghi vicini, familiari come il campetto, rappresenteranno la ripartenza di una nuova umana consapevolezza che sempre di più dovrà tornare a privilegiare la persona mettendola al centro di un processo evolutivo positivo, che contempli il rispetto del prossimo, la vita sana e lo stare insieme in modo reale, con i suoi profumi e le emozioni vere. Sono questi i luoghi in cui quando vedremo tornare i ragazzi giocare e tirare a canestro potremo dire che la vita sarà veramente ripartita. Sono questi i luoghi di chi, come Matteo, avrà voglia di sfidarsi e di confrontarsi per continuare a crescere o per non smettere mai di sentirsi bambino. Sono questi i luoghi che appartengono e apparterranno a tutti noi".

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