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Trova un amico a 4 zampe e diventa tartufaio: "2017 disastroso per colpa della siccità"

"Quella in corso può essere ricordata tra le annate peggiori", conferma Daniele Cipriani, cacciatore di tartufi

C'è poco tartufo, ma quello che offre la stagione 2017 è buono e profumato. Gli effetti dell'estate calda e siccitosa si ripercuotono anche sullo sviluppo del pregiato fungo ipogeo, che vive sotto terra. Ed è possibile che il momento più interessante possa essere da metà novembre a dicembre inoltrato. In fondo anche il tartufo si sta adeguando ai cambiamenti climatici. "Quella in corso può essere ricordata tra le annate peggiori", conferma Daniele Cipriani, cacciatore di tartufi.

Trentatré anni, di Portico, Cipriani ha coltivato la sua passione per il tartufo attraverso un'amicizia del tutto particolare. Quella con un lagotto romagnolo. "Era il 1997 - ricorda - quando lo trovai per strada lungo la Tosco-Romagnola". Tra Daniele e Full, questo il nome dell'amico a quattro zampe, è stato amore a prima vista. Ma non sapeva che proprio il lagotto l'avrebbe indirizzato verso quella che da lì in avanti sarebbe diventata prima una passione e quindi lavoro.

"Portandolo in giro per il bosco cominciava a scavare, trovando tartufi - racconta -. Mi ha insegnato tanti posti, che sono quelli che attualmente frequento”. Ma dove nasce questo fungo pregiato? “Ha bisogno di un terreno morbido e si sviluppa in particolar modo in quelli più sabbiosi. Quelli più grandi arrivano negli anni più secchi. Nel 2012, con la quantità che scarseggiava, alla sagra di Dovadola vinse un pezzo da 7 etti e mezzo".

Cipriani entra nel dettaglio. "Ci sono tartufi che maturano tra il 15 novembre e il periodo natalizio. In Romagna si sviluppano lungo una linea trasversale alla stessa altitudine. Bisogna pensare ad una linea immaginaria che collega Brisighella con Modigliana, Cusercoli e San'Agata Feltria. Salendo oltre questa, anche di 10-15 chilometri, non si trova. Inoltre esistono piante micorizzate le quali radici sono intaccate da una spora, la micorizza, che crea il tartufo".

Il fungo si sviluppa vicino a pioppi, salici, carpino bianco e ginestra. "Ma - chiarisce Daniele - dipende anche dalla simbiosi delle piante vicine". Nonostante la giovane età, è un veterano del settore: "Fino al 2007 andavo a tartufi quasi per professione e li vendevo da solo. Poi ho aperto un'azienda nel 2009, commercializzandoli per ristoranti e all'estero”. Full è stato il suo compagno d'avventura fino al 2011: "Con lui - svela - ho trovato quello che al momento è il mio tartufo più grande, da circa 400 grammi".

L'amore per il lagotto romagnolo lo ha portato a diventare anche un allevatore di cani: “Con me ho la figlia di Full e anche alcuni nipoti. In totale ne ho otto e quando vado a tartufi ne porto due. Questa razza è l'unica che nasce con l’istinto della cerca del tartufo”. Il 2017 non sta riservando particolari soddisfazioni. Le richieste sono tante, ma i prezzi hanno subìto una decisa impennata, arrivando fino a 5mila euro al chilo secondo alcune stime.

"Parlando con altri colleghi quella in atto può esser ricordata tra le annate peggiori - conferma Cipriani -. Quest'anno quello più grande che ho trovato ha un peso di 180 grammi”. Il fattore climatico incide anche sul sapore. “Le condizioni di siccità diminuiscono la quantità, ma aumentano la qualità - spiega -. Quello di quest'anno è ottimo, perché particolarmente asciutto". 

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