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Domenica, 14 Agosto 2022
Cronaca Santa Sofia

Il daino "Chicco" di S.Sofia soffre al centro recupero: denuncia dell'Enpa

La vicenda del daino Chicco di Calci di Camposonaldo non è chiusa. A prendere carta e penna è l'Enpa regionale, con il presidente Carlo Locatelli, che segnala la sofferenza del daino portato nel centro di recupero di Ravenna

La vicenda del daino Chicco di Calci di Camposonaldo non è chiusa. A prendere carta e penna è l'Enpa regionale, con il presidente Carlo Locatelli, che segnala la sofferenza del daino portato nel centro di recupero di Ravenna, strappato dalle montagne di Calci di Camposonaldo.

La vicenda è nota: il giovane daino, che viveva in una situazione di libertà, ma di fatto addomesticato dagli abitanti della piccola frazione di Santa Sofia, un giorno segue gli “amichetti del cuore” nel loro tragitto sullo scuolabus e si ritrova nella piazza centrale di Santa Sofia, entrando e uscendo da bar e negozi. La sua “passeggiata” è stata anche immortalata su un video su Youtube. Poi è arrivata la mano della legge, che dice con chiarezza che gli animali selvatici, essendo patrimonio indisponibile della collettività, non possono essere “adottati”. Una legge dei codici che va contro la legge del cuore.

Il daino non più avvezzo alla vita selvatica, su denuncia dei Verdi di Forlì-Cesena, è stato portato quindi in un centro di recupero della fauna. Ma qui spiega Locatelli, si trova in una situazione di degrado: “In giovane daino, con abitudini domestiche, è stato condotto, nei giorni scorsi, dal territorio del Comune di Santa Sofia al Centro Recupero Avifauna Selvatica di Ravenna (presso il complesso “Cà Rossa” in via Destra Canale Molinetto n. 319 a Ravenna). L’ambiente in cui è rinchiuso il giovane daino è angusto e lo spazio deve essere diviso con una capretta”.

Ed ancora: “A nostro parere, il sito è assolutamente inadeguato alle necessità fisico – etologiche dell’ungulato. Riteniamo opportuno che il C.F.S. ed il servizio Veterinario dell’A.U.S.L. accertino la situazione ed eventualmente impartiscano le disposizioni atte a garantire il benessere del daino. Ci preme, in particolare, avere le garanzie che le condizioni di salute dell’animale siano buone. In considerazione delle abitudini acquisite dall’animale, si può ben comprendere che lo stesso non possa essere posto in libertà e che, pertanto, s’imponga l’obbligo etico e morale di individuare uno spazio recintato, sufficientemente ampio, da soddisfare le esigenze psicofisiche del giovane daino. Un gruppo di abitanti di Santa Sofia ci dice che sarebbe stata individuata un’ampia area recintata in località Calci di Camposonaldo”.

Tuttavia la richiesta avviene sommessamente: “Ben sapendo quanto prevede in materia la Legge n. 157/1992, siamo dell’avviso che non si possa detenere un animale selvatico in condizioni inadeguate, allorquando ci sia la possibilità di migliorarle. Ad ogni buon conto, ci risulta che, presso il complesso “Cà Rossa “ sopra citato, vi sia la possibilità di custodire il daino in un’area attigua molto più ampia di quella attuale, ove la bestiola è, giova ripeterlo, segregata in condizioni tali che, a nostro parere, si potrebbe persino ipotizzare il reato di maltrattamento”.

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