Ex Eridania, una storia forlivese di 120 anni: ci lavoravano mille persone, poi l'inchiesta giudiziaria e il fallimento

L'ex Eridania, che da quasi 50 anni giace abbandonata a pochi passi da piazza Saffi, avrà una seconda vita come parco pubblico? Questa la sua storia.

L'ex Eridania, che da quasi 50 anni giace abbandonata a pochi passi da piazza Saffi, avrà una seconda vita come parco pubblico? Questa la sua storia. Come anche riportato nel blog a cura di Piero Ghetti "Forlì, ieri e oggi", nel 1900, il finanziere genovese Giovanni Battista Figari, per conto della Società Anonima Eridania Zuccherifici Nazionali di cui è presidente, costruisce con maestranze tedesche lo zuccherificio di Forlì. L’impianto, che occupava circa mille operai, era in grado di lavorare 15mila quintali di barbabietole al giorno, con una produzione annuale di circa 140mila quintali di zucchero. “Nel 1902 - si legge sul sito dell’Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna-IBC - la direzione dello stabilimento fu affidata a Romolo Rossini, che sostituì il personale tedesco con maestranze forlivesi e potenziò la capacità produttiva con nuove attrezzature. La fabbrica di sobborgo Mazzini fu anche la prima ad utilizzare la luce elettrica, in un periodo in cui le strade cittadine erano ancora illuminate con lampioni a gas”.

L'ultimo progetto: un grande parco pubblico

Il secondo conflitto mondiale provoca danni gravissimi all’impianto, che riusce comunque a riprendersi già a partire dal 1946 e a riattivare completamente la produzione. La costituzione del Mercato Comune dello Zucchero, alla fine degli anni Sessanta, mise la società genovese in una posizione di inferiorità rispetto agli altri produttori europei. Nel 1970 la società Eridania si vede costretta a cedere lo stabilimento forlivese alla “Sfir” del Gruppo Maraldi di Cesena, che lo utilizza senza investire nella modernizzazione degli impianti, fino alla chiusura definitiva, nel 1972. Inizia lo smantellamento della fabbrica, occupante un’area di ben 140.000 metri quadrati. Si smontano tutti i macchinari per trasferirli in Spagna e Jugoslavia. Rimangono attivi solo i depositi, utilizzati per stoccare il prodotto di altri siti del gruppo, a cominciare da quello di Forlimpopoli. Il rovinoso incendio del 1989, che distrugge tre dei capannoni adibiti a magazzino, comporta la dismissione definitiva dell’area. La demolizione, con l'esplosivo, di alcuni edifici accessori intorno a quello più antico, nell'agosto del 2002, sulla base di un'ordinanza comunale di messa in sicurezza (all'epoca l'area era ricovero di senza tetto e si erano verificati anche incendi e fatti di sangue), fece scattare un'inchiesta giudiziaria, che portò anche ad accuse nei confronti del sindaco di allora Franco Rusticali, tecnici del Comune e i proprietari dell'epoca. Nel gennaio del 2007 il processo di primo grado si concluse, però, con l'assoluzione di tutti gli imputati.

La Cooperativa Muratori di Verucchio è divenuta proprietaria nel 2006, aveva avanzato alcune ipotesi progettuali di massima, senza mai approdare alla formalizzazione di un piano urbanistico attuativo.  L’unico edificio del grande complesso sinora recuperato, è l’antica palazzina dei custodi di via Monte San Michele: stralciata catastalmente, è stata restaurata da un’immobiliare che vi ha realizzato appartamenti destinati a civile abitazione. Nel resto dell’immensa area regna sovrano il degrado. L'area abbandonata ha avuto una seconda vita solo a livello virtuale, essendo diventata su internet una delle aree industriali abbandonate più "frequentate" come mete dei cultori di questo genere, tra fotografi e studiosi di archeologia industriale. Non mancano servizi fotografici di matrimoni realizzati all'interno, sebbene formalmente l'accesso all'area sia vietato in quanto l'edificio è potenzialmente pericolante e l'immobile privato. La struttura è stata anche utilizzata per spericolate e pericolosissime esibizioni di parkour, con acrobati che si sono arrampicati fino in cima alla ciminiera.

Nel 2011 è decaduto il piano urbanistico presentato dieci anni prima e mai realizzato. A circa dieci anni fa risalgono stime di massima che indicano in circa 40 milioni di euro le risorse necessarie per rimettere in uso pubblico l'ex opificio dello zucchero e tutta l'area circostante. Del 2017 a gestire l'area ci sono i  curatori fallimentari Ettore Trippitelli e Fabrizio Tentoni hanno cominciato a lavorare con lo scopo di valorizzare l’immobile e venderlo. Ma per ora nessuno si è fatto avanti. Nell'ultimo decennio a tenere periodicamente vivo il tema del recupero dell'Ex Eridania è stata l'associazione per la tutela dei beni culturali "Italia Nostra". L'Ex Eridania è l'ultima di una serie di aree industriali dismesse che alla fine degli anni Novanta e nei primi anni Duemila circondavano la zona tra il centro cittadino e la ferrovia. L'ex Mangelli, l'ex Bartoletti, l'ex Forlanini hanno visto nei decenni un recupero, a volte fortunato a volte meno. Solo l'ex Eridania è rimasta ferma immobile a come era nel 1972, quando si chiusero definitivamente i cancelli dello zuccherificio.

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