La tragedia di Alina, "L'alcol uccide anche gli innocenti. Situazione assurda per carenza di controlli"

"L’ombra lunga dell’alcol si estende anche alle ore diurne e non è prerogativa delle sole notti del fine settimana, anche le donne purtroppo stanno cadendo sempre più spesso nell’abuso di alcolici", afferma Biserni

Il gravissimo incidente di domenica mattina a Forlì, costato la vita alla 26enne Alina Marchetta, "realizza il paradigma dei rischi spesso sottolineati dall’Asaps. L’ombra lunga dell’alcol si estende anche alle ore diurne e non è prerogativa delle sole notti del fine settimana, anche le donne purtroppo stanno cadendo sempre più spesso nell’abuso di alcolici". E' quanto afferma il presidente dell'Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale Giordano Biserni, che già attraverso un post pubblicato su Facebook era intervenuto sul dramma di viale Salinatore evidenziando come "gli etilometri spesso mancano, i ricorsi vedono vincenti gli ebbri, il reato se non ammazzi, sempre più di frequente viene archiviato perché considerato di lieve entità".

Argomenta Biserni: "La carenza di etilometri a disposizione delle pattuglie, con circa la metà dei misuratori di alcol delle Polizia Locali e della Stradale, fermi per diversi mesi in occasione delle revisioni annuali come denuncia l’Asaps da oltre due anni. La scarsità di pattuglie sul territorio che chiedano patente, libretto e soffio. Ma ne vediamo tante però intorno agli stadi e palazzetti dello sport. La messa sotto accusa della funzionalità degli etilometri stessi con ricorsi seriali alla magistratura al fine di vanificarne l’utilizzo pratico. Propria a Forlì abbiamo visto mesi fa la denuncia (poi archiviata) a carico di agenti della Polizia Stradale per aver utilizzato a loro insaputa un etilometro non revisionato".

LA NOTIZIA - Dramma in viale Salinatore, muore travolta da un'auto - FOTO

L'AGGIORNAMENTO - Arrestata la 26enne alla guida: era ubriaca

"Le sempre più frequenti archiviazioni sul territorio nazionale del reato di cui all’articolo 186 del codice della strada ai sensi dell’articolo 131 bis del codice penale perché l’ebbrezza, anche con valori elevati di  1,2 o 1,3 g/l, viene ritenuto reato di lieve entità solo per fatto che il conducente non è incorso in un incidente stradale e magari è collaborativo con le forze di polizia - prosegue Biserni -. Questo quadro complessivo delinea uno sfaldamento del fronte antialcol".

"Dove sono finite le campagne contro le guida in stato di ebbrezza come "Brindo con prudenza" o "Fai un pit stop"? - si interroga Biserni -. L'Asaps lo denuncia da tempo  con chiarezza, siamo di fronte a un evidente regresso nell’impegno antialcol e le conseguenze non possono essere che queste. La strada diventa una tombola nella quale un ubriaco estrae un numero ed oggi è toccato ad una povera e incolpevole ragazza di 26 anni strappata alla vita dall’incoscienza di una conducente che ora però – grazie alla legge sull’Omicidio stradale – rischia una pena da 8 a 12 anni e una revoca della patente per 15 anni. Tanto per ricordarlo a quanti pensano di rimanere sempre impunti".

IL DOLORE - "Siamo lacerati nell'animo"

L'Asaps, conclude Biserni, "si stringe nel dolore della famiglia della giovane donna e chiede un ulteriore salto di qualità nel contrasto all’alcol sulla strada. Non si può morire così".

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