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"Io apro", i sostenitori del sì: "Una difesa del diritto a lavorare". Il fronte del no: "Non è la giusta protesta"

"Io apro", la mobilitazione nata sul web e che porterà diverse attività a non rispettare i decreti anti-covid del governo, divide gli operatori del settore

Il fronte del si e quello del no. "Io apro", la mobilitazione nata sul web e che porterà diverse attività a non rispettare i decreti anti-covid del governo, divide gli operatori del settore. La data, quella del 15 gennaio, non è stata scelta a caso: rappresenta infatti l'ultimo giorno in cui sarà in vigore il dpcm firmato ad inizio dicembre. "Aprite anche voi?" sono le domande ricorrenti postate dai clienti affezionati sulle pagine Facebook di bar e ristoranti. Qcorner, ad esempio, ha annunciato l'adesione all'iniziativa "per dare un sincero segnale a chi ci governa. Aprire in sicurezza, rispettando le norme e quei problemi che siamo consapevoli dureranno nel tempo. Non accettiamo la chiusura, ma accettiamo regole e clienti consapevoli e responsabili. Questa per noi è civiltà, non è fallimento economico e morale. Noi non andiamo in piazza, noi apriamo".

"La nostra azione vuole essere una difesa del nostro diritto a lavorare, non siamo insurrezionisti, non ci ribelliamo ai Dpcm - viene precisato -. Vogliamo essere liberi di manifestare con i nostri mezzi. Faremo vedere che si può  lavorare in sicurezza e che possiamo gestire clienti responsabili e consapevoli. Noi crediamo nel valore del produrre già dai nostri campi, noi nasciamo da qui, e quindi proprio per questo non riusciamo a non dimostrare che appoggiamo i ristoratori e altre categorie in difficoltà".

I contrari

Paolo e Sofia di "Ferri&Menta", bistrò di via Giorgio Regnoli, hanno annunciato invece che proseguiranno la loro attività secondo le norme in vigore nella "zona arancione", con asporto e consegne a domicilio. E motivano la loro decisione: "Innanzitutto, non ci sentiamo assolutamente di giudicare chi lo farà, perché la situazione è veramente desolante ed esasperata. Chiediamo a tutti di mettersi un secondo nei panni di chi non lavora, ma sostiene spese e attende aiuti (irrisori e non adeguati al mancato incasso) che non arrivano. La sensazione è che ti manca l’aria. Non siamo macchine da riprogrammare per cui ti inventi il delivery, ma avendo comunque costi fissi da ristorante con 60 coperti".

"I colleghi che aderiscono lo fanno per milioni di motivi - proseguono - Personalmente crediamo nel rispettare le regole, anche quando non sembrano giuste, perché se anche una sola persona si ammalasse da noi non ci dormiremmo la notte, per cui non vogliamo contribuire ad assembramenti. La nostra categoria e soprattutto tutta la nostra filiera è stata massacrata e anche se siamo chiusi da praticamente ottobre non abbiamo certo contribuito alla famosa curva dei contagi, quindi forse i problemi cruciali crediamo non siano solo i locali. Per qualcuno che non ha rispettato le regole (e questo succederà sempre in ogni settore) ce ne sono milioni che invece son stati rigidissimi con i protocolli". I ristoratori puntano il dito contro le tempestiche delle norme: "E' inumano pensare a misure da una settimana alla volta. Per chiudere o aprire con un minimo di criterio ci vuole programmazione, azioni concrete e piani di lavoro veri e i ristoratori disposti a contribuire sono milioni, noi compreso".

Non aderisce alla campagna "Io apro" anche la pasticceria "La Nuova Rocca": "Non crediamo sia questo il modo di farci sentire. Non rispettare il dpcm metterebbe a rischio sanzione sia noi che la nostra clientela. In questo momento credo ci siano altri modi per far sentire tutto il nostro disappunto per come la categoria bar-ristorante venga tartassata. Noi saremo aperti solo con asporto fino a nuova ordinanza, sperando in un futuro migliore per tutti". Stessa decisione ad esempio anche per il "Bar Stefano" di viale Bolognesi: Non riteniamo giusto mettere a rischio la salute nostra e della clientela, oltre che vanificare gli sforzi fatti finora per lavorare rispettando le regole. Saremo aperti in modalità asporto dalle 5 alle 18".

La Regione

Nel frattempo la Regione si prepara a prevedere ristori economici anche per le attività artigianali di lavorazione e vendita alimenti alle prese con le conseguenze delle restrizioni previste dalle misure anti-Covid: gelaterie, pasticcerie, rosticcerie, gastronomie, piadinerie ed esercizi analoghi. Un ampliamento dell’azione regionale che già prevede il sostegno a ristoranti e bar, per i quali dal 20 gennaio apriranno i bandi fatti dalle Camere di Commercio in ogni provincia, per complessivi 21 milioni di euro stanziati dalla Regione.

“Nell’ambito del confronto aperto con le categorie economiche - affermano gli assessori regionali Vincenzo Colla (Attività produttive) e Andrea Corsini (Commercio) - abbiamo deciso di raccogliere la sollecitazione a prevedere ristori economici anche per tali attività artigianali, così importanti per la nostra economia, che al pari di ristoranti e bar hanno dovuto rispettare le medesime limitazioni d’orario previste nelle norme nazionali e nelle ordinanze regionali”.

“Siamo già al lavoro con l’assessore al bilancio per stanziare le risorse necessarie e - proseguono- e con le associazioni degli artigiani per definire platee e criteri di accesso. Ci sarà una chiamata dedicata a questa tipologia di esercizi, ricorrendo sempre a bandi nei territori gestiti dalle Camere di Commercio. Anche su questo, infatti, abbiamo già acquisito la disponibilità di Unioncamere regionale ad agire in tal senso”.

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