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La lotta alle malattie polmonari viaggia sull’asse Forlì-Portogallo

Lunedì mattina, il prof. Antonio Morais, dell'Hospital São João di Oporto (Portogallo), si è recato in visita all'U.O. di Pneumologia dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni"

La lotta alle malattie polmonari viaggia sull’asse Forlì-Portogallo. Lunedì mattina, il prof. Antonio Morais, dell’Hospital São João di Oporto (Portogallo), si è recato in visita all’U.O. di Pneumologia dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì, diretta dal prof. Venerino Poletti, per studiare alcune tecniche e tecnologie ideate dall’équipe pneumologica forlivese e uniche in Italia.

In particolare, il prof. Morais ha approfondito il funzionamento della nuova “criopinza”, sonda che attraverso il freddo consente prelievi di maggiori dimensioni, garantendo diagnosi più accurate e diminuendo così, a tutto beneficio dei pazienti, il ricorso alla chirurgia.

Per la prima volta in Italia, infatti, l’unità del prof. Poletti, prossimo segretario della European Respiratory Society nonché presidente del Gruppo di studio sulle “Malattie polmonari diffuse” della medesima società, ha utilizzato una sonda che, introdotta attraverso un fibrobroncoscopio, viene portata nel tessuto polmonare e poi raffreddata a -89 gradi celsius, per tre-quattro secondi. Quindi, si asporta il tessuto, in porzioni assai superiori rispetto alle pinze utilizzate fino ad oggi. La metodica, diffusa in pochissimi centri pneumologici al mondo, ha il vantaggio di fornire frammenti di tessuto circa tre volte più grandi rispetto a quelli ottenibili con pinze normali.

La biopsia transbronchiale, cioè la tradizionale tecnica che permette il prelievo di tessuto polmonare passando “dall’interno”, dalla trachea e dai bronchi, presentava un “problema”: i prelievi ottenuti erano di piccole dimensioni. Nel 2008, proprio il gruppo di Pneumologi di Forlì ha pubblicato una ricerca in cui si dimostra che l’utilizzo di pinze di maggiori dimensioni (pinze “jumbo”) aumenta il rendimento diagnostico senza accrescere le complicanze. Ora, ai medici forlivesi, che vantano centinaia di pubblicazioni scientifiche su Pubmed, è venuta un’altra idea: ricorrere, primi in Italia, alla sonda che utilizza il freddo, la “crioprobe”. «Sono molto affezionato alla biopsia transbronchiale - spiega il prof. Poletti - perchè le mie prime pubblicazioni, di circa vent’anni fa, su riviste prestigiose, avevano come oggetto di indagine proprio questa metodica. Questa innovazione, però, promette grandi risultati. Il rendimento diagnostico appare alto anche in patologie complesse come la Fibrosi polmonare idiopatica, qualora si presenti con quadri radiologici atipici. Inoltre, le complicanze sono nettamente inferiori a quelle osservabili dopo biopsia chirurgica. Tutto ciò conferma ancora una volta come l’innovazione tecnologica proceda di pari passo con la ricerca scientifica e le relative pubblicazioni». I primi risultati ottenuti “con il grande freddo” stanno per apparire, in un confronto con l’esperienza del Bromptom Hospital di Londra, sulla rivista portoghese di Pneumologia.

L’U.O. di Pneumologia forlivese vanta infatti rapporti di vecchia data con professionisti e strutture sanitarie del Portogallo per attività di ricerca e di studio delle malattie polmonari. La visita del prof. Morais s’inserisce in questo quadro. Da sottolineare, inoltre, che, a dicembre 2010, il gruppo di pneumologi forlivesi ha persino vinto, in virtù delle “ricerche condotte sulla fibrosi polmonare idiopatica”, un ambito premio internazionale di 25mila euro, in memoria ed onore del prof. Robalo Cordeiro, fondatore della moderna Pneumologia in Portogallo.
 

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